Cresima

La Cresima

Il dono dello Spirito Santo alla Chiesa Gesù lo esprime nella promessa del Paraclito che invierà dopo la Risurrezione (cfr. Gv 16,7). Come una colomba esso era già disceso sul suo capo al battesimo al Giordano (cfr. Mc 1,10-11), indicando in lui il Cristo di Dio, il Consacrato (“Unto” o “Messia”), colui che riceve l’effusione pneumatica. Il Signore mostra nel tempo questa dinamica, che in Dio è tale in modo eterno: nella storia ci è semplicemente manifestato e fatto vedere ciò che Dio è in sé stesso.

Ora, dire che il Figlio da sempre riceve lo Spirito dal Padre è un modo per descrivere la relazione tra le Persone divine, che sono l’Amore. Dio ha voluto che anche noi creature fossimo graziate da un simile dono: che diventassimo figli adottivi (cfr. Rm 8,16), e per questo – nonostante il peccato degli uomini – ci ha chiamati a essere figli adottivi nell’amore (cfr. Ef 1,5). Ecco perché dalla manifestazione della Vita divina con la Pasqua del Signore sgorga l’effusione dello Spirito Santo in molteplici modi: alla morte di Gesù (“consegnò lo Spirito”, Gv 19,30), nel soffio sugli apostoli alla sera di Pasqua, massimamente con le lingue di fuoco a Pentecoste.

La Cresima, secondo sacramento dell’Iniziazione Cristiana, è la grazia del dono ai battezzati dello Spirito Santo Paraclito, proprio come esso si è manifestato al Giordano nel momento in cui Gesù usciva dall’acqua del proprio Battesimo. Questo è esplicito per gli adulti, che vengono battezzati e subito dopo cresimati. È invece un po’ implicito nel caso del Battesimo dei bambini, che, subito dopo l’immersione nell’acqua (o l’infusione) e l’emersione, sono unti sul capo con il Crisma, evocando (anticipando) in ciò la vera Unzione sacramentale che avverrà dopo alcuni anni (intorno ai sette – dicono i libri liturgici scritti in seguito al Concilio Vaticano II) con il sacramento della Confermazione (Cresima).

La storia della Chiesa occidentale (a differenza della Chiesa orientale, cattolica o ortodossa, che cresima i bambini appena battezzati) ha portato a separare i due sacramenti, Battesimo e Cresima. Il differimento ha lo scopo di attendere che se il Parroco (quel presbitero che ha la cura pastorale di una parte del territorio che compone la Diocesi, suddiviso tra molti presbiteri) conferisce il Battesimo alla nascita, sia poi il passaggio del Vescovo a conferire l’Unzione crismale (la Cresima) ai battezzati. L’Oriente vede l’esercizio apostolico del Vescovo, che dà la grazia dell’incorporazione alla Chiesa, nel segno del Crisma da lui consacrato, per cui i presbiteri in un unico momento battezzano e cresimano. L’Occidente affida solo il Battesimo al presbitero e attende invece il Vescovo per completare l’Iniziazione cristiana.

La storia complessa e le dimensioni delle Diocesi hanno portato a modificare il numero di anni che passano tra il Battesimo e la Cresima e ancora oggi si oscilla tra visioni pastorali diverse, che tendono ad abbreviare o ad allungare tale spazio.

La Cresima resta, nella sua logica divina, il sacramento della figliolanza adottiva, e dona in modo unico, definitivo e irripetibile il sigillo, il carattere della grazia. I cresimati diventano dei “cristi”, dei consacrati, unti, appunto dei “cristiani”, perché Dio li guarda nel modo in cui guarda il proprio Figlio unigenito.

Donando il fuoco dell’amore di Dio (come sugli apostoli a Pentecoste), la Cresima accende i cuori dei fedeli, li riempie dei sette santi doni dello Spirito e spinge i battezzati a vivere amando e testimoniando tale amore.

Questo sacramento non dà mandati, ma effonde dolcezza e grazia, suggerisce la bellezza del Vangelo, riempie, come avviene con il profumo del Crisma, dell’amore di Dio coloro che lo ricevono. La testimonianza cristiana non sorge allora da un impegno preso, ma dalla sovrabbondanza di quanto si è avuto in dono da Dio.

A livello rituale, la Cresima (ricevuta nella Veglia Pasquale o nel Tempo di Pasqua) si struttura come un sacramento celebrato dal Vescovo, o da un presbitero da lui delegato, normalmente durante la Santa Messa domenicale, e presenta solo pochi elementi da curare con attenzione.

 

– Ai Riti di introduzione, per sottolineare il legame stretto con il Battesimo, di cui la Cresima e la Prima Communio sono compimento di Iniziazione, sarà molto opportuno sostituire l’atto penitenziale con il rito di aspersione domenicale con l’acqua lustrale.

 

– La Liturgia della Parola può essere quella della Domenica del Tempo ordinario, con la possibilità di cambiare la seconda lettura (o tutte quante) con un testo tratto dal Lezionario per le Messe rituali (pp. 171-221). È permesso usare anche l’eucologia (orazioni e prefazio) della Messa rituale della Confermazione (MR pp. 773-777) e le vesti liturgiche vanno scelte tra il colore rosso e il bianco. Durante i Tempi di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua, i brani biblici devono essere quelli propri delle Domeniche di questi Tempi liturgici, e così i testi eucologici sono quelli propri del Tempo. La Liturgia della Parola prevede, dopo il Vangelo, una chiamata – facoltativa – dei singoli cresimandi per nome, accompagnati da padrino o madrina. Segue l’omelia.

 

– La Liturgia del sacramento inizia con una rinuncia a Satana e quattro domande di professione di fede (una è specifica sullo Spirito Santo): questi venerandi formulari devono essere rispettati come previsto dal libro liturgico, senza peregrini adattamenti “esistenziali”. Il dialogo è tra il celebrante e i soli cresimandi. L’assemblea interviene con l’Amen della nota dossologia: “Questa è la nostra fede…”. Per evidenziare maggiormente la partecipazione di tutti, quell’Amen potrebbe essere cantato.

Dopo una breve introduzione, i cresimandi si inginocchiano e si compie una prima imposizione delle mani collettiva su tutti quanti (con orazione di epiclesi dello Spirito Santo): questa preghiera viene fatta dal Vescovo (o dal presbitero) celebrante (mentre gli altri presbiteri concelebranti stendono le mani in silenzio), che impone le mani, secondo l’uso degli apostoli, in modo collettivo su tutti i cresimandi posti in ginocchio. Questa preghiera epicletica esprime l’effusione dei sette doni dello Spirito Santo. Il sacramento si realizza in seguito attraverso l’Unzione individuale sulla fronte con il santo Crisma, che si compie imponendo contemporaneamente la mano destra sul capo del cresimando (seconda imposizione). Nel concreto, quattro dita del celebrante sono poggiate sul capo del cresimando (epiclesi sacramentale dello Spirito Santo) mentre con il pollice unge la sua fronte con il santo Crisma dicendo: “N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. Il cresimato risponde: “Amen”. Qui il Vescovo (o il presbitero) dà il segno di pace del Risorto, come fece Gesù nella sera di Pasqua prima di soffiare sugli apostoli lo Spirito Santo.

La preghiera dei fedeli, appositamente preparata nel Rito della Confermazione, può essere anche modificata in altre forme più brevi e litaniche, costituite da un numero contenuto di intenzioni, sintetiche e dirette nella formulazione, che invochino cura divina per la Chiesa universale, la comunità diocesana e parrocchiale, la società civile, i cresimati. Il rispetto dell’ordine indicato nella proclamazione delle intenzioni aiuta a maturare la coscienza di una vera appartenenza ecclesiale.

 

– Liturgia eucaristica. È bene che i cresimati compiano la loro ammissione per la prima volta alla Comunione eucaristica in questa celebrazione (la cosiddetta “prima Comunione”) secondo le indicazioni diocesane previste dall’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi. Recentemente è stata data anche la possibilità che la prima Communio sia differita ad altra celebrazione distinta; mai però la Cresima può essere celebrata per scelta dopo di essa.

In ogni caso, ma con grande accentuazione se si celebra anche la prima Comunione, la presentazione dei doni ha una valenza rilevante e non deve trasformarsi in una carrellata di allegorie che poco o nulla hanno a che fare con questa precisa azione della Liturgia. Doni essenziali da presentare sono il pane e il vino, che diventano il Corpo ed il Sangue del Signore. Altri doni hanno senso se sono realmente tali, ovvero destinati al presidente dell’assemblea, ai cresimati o a situazioni precise di necessità per i poveri. Non è il caso invece di portare all’altare oggetti che risultano dei semplici richiami a impegni di vita o sono in uso nella Liturgia, come i libri della Scrittura etc…. Gli altri doni presentati è bene vengano posti in un luogo dignitoso ma non sull’altare, dove trovano collocazione solo il pane ed il vino per la celebrazione eucaristica. L’uso di accompagnare questa azione con delle didascalie è da scoraggiare, poiché i segni sono tali quando esprimono di per se stessi quanto viene enunciato dalle spiegazioni.

Bisogna ribadire che non è corretto far intervenire tutta l’assemblea quando le formule previste dalla Liturgia sono tipicamente presidenziali, come è evidente, ad esempio, nella dossologia che conclude la Preghiera Eucaristica e nella Preghiera per l’unità della Chiesa che introduce il Rito della pace (erroneamente presentata come “preghiera per la pace nel mondo”, senso piuttosto dell’embolismo al Padre nostro). Si chiede a tutte le comunità parrocchiali il gesto di buona volontà di rispettare le prescrizioni liturgiche anche in questi dettagli apparentemente minori.

I canti per la celebrazione siano scelti secondo la logica dei vari momenti del rito, con l’attenzione di coinvolgere l’assemblea e in particolare i ragazzi. È da tralasciare, poiché non prevista dalle norme liturgiche, l’esecuzione di un canto durante lo scambio del gesto di pace. Invece va incoraggiato il canto dell’Agnello di Dio come ulteriore preparazione all’incontro con il Signore nella Comunione.

Per la distribuzione della Comunione è possibile avvalersi dell’aiuto di ministri straordinari solo nel caso in cui il numero dei ministri ordinati (Vescovo, presbitero, diacono) non risulti sufficiente alle necessità dell’assemblea. È molto opportuno far fare la Comunione sotto le due Specie almeno ai neocresimati.

 

 

Bibliografia:

Rito della Confermazione, scarica PDF

Catechesi mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme

– Matias Augé, L’iniziazione cristiana. Battesimo e Confermazione (= Nuova Biblioteca di Scienze Religiose 25), Roma 2010.

– Pierpaolo Caspani, Rinascere dall’acqua e dallo Spirito. Battesimo e Cresima sacramenti dell’Iniziazione cristiana, Bologna 2015.

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