Discernimento e formazione per i Ministeri istituiti.
L’esperienza della Chiesa di Milano
“Gennaio alla liturgia” – Diocesi di Padova – Casa diocesana di spiritualità “La Madonnina”, Fiesso d’Artico (VE), 24 gennaio 2025
Il percorso diocesano per l’istituzione dei ministeri laicali
L’avvio del percorso di formazione dei candidati ai ministeri del lettorato, dell’accolitato e del catechista è anzitutto un gesto di obbedienza alle indicazioni provenienti da papa Francesco, che con due Motu proprio del gennaio e del maggio 2021 ha istituito il ministero del catechista e ha aperto i ministeri già esistenti nel cammino di formazione agli ordini sacri anche alle donne, realizzando così una proposta più generale a livello ecclesiale di istituzione di laici e laiche in ministeri stabili di servizio alla Chiesa, indipendentemente e accanto, anzi in comunione con i ministeri ordinati.
Un po’ di storia
Il processo è partito nel 2022 con la creazione di una Commissione sui Ministeri istituiti nell’ambito del Vicariato per l’Educazione e la Celebrazione della fede, la quale ha prodotto un documento intitolato I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista. Primi orientamenti (28 maggio 2023), che è stato inserito in una pubblicazione[1] che comprende anche i Motu proprio di papa Francesco istitutivi dei nuovi ministeri e i documenti della CEI[2] e della CEL[3] relativi ai ministeri istituiti.
Il 21 dicembre 2023 è stata costituita l’Equipe diocesana per la formazione e il discernimento dei candidati ai ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista, composta da otto membri, il Vicario di settore che ne è il presidente, il responsabile del Servizio per la Catechesi che ne è il segretario operativo, il responsabile del Servizio per la Liturgia, un diacono permanente e un’Ausiliaria diocesana, incaricati del discernimento, un prete docente del Seminario e una docente dell’ISSR, incaricati per la formazione scolastica, e un laico di Azione Cattolica come consulente. Successivamente, sono stati aggiunti un altro presbitero, responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico in diocesi, e un altro diacono permanente con la moglie.
Intanto, nei mesi di ottobre e novembre 2023, sono stati realizzati, in presenza e con possibilità di partecipazione online, tre incontri in luoghi diversi della diocesi, nei quali sono stati presentati i ministeri nella Chiesa e i ministeri istituiti del lettore, accolito e catechista. I video di questi incontri sono disponibili nella pagina del sito della Diocesi che abbiamo approntato per contenere appunto tutto il materiale relativo alla formazione ai ministeri istituiti:
https://www.chiesadimilano.it/percorsiecclesiali/i-ministeri-istituiti.
Nel frattempo, abbiamo cercato di coinvolgere la diocesi, in particolare il clero, inviando in particolare ai decani alcuni materiali essenziali, da diffondere tra le Fraternità del clero nei decanati. Qualche proposta è stata fatta anche direttamente a parroci o comunità che i membri dell’Equipe conoscono e che potrebbero prendere in considerazione questa possibilità di istituire ministri. Ci sono state alcune parrocchie che hanno proposto per la formazione tre persone, una per ogni ministero. Abbiamo predisposto una scansione di momenti per chiarire il percorso che una comunità cristiana o un responsabile di essa potrebbero compiere per fare la proposta a un battezzato: riconoscere, informarsi, proporre, segnalare la disponibilità, dialogare con l’Equipe, formarsi.
Il 25 febbraio 2024, si sono incontrati per la prima volta a Seveso i primi 14 candidati, 7 uomini e 7 donne (nati dal 1957 al 1983: età media 56), di cui 8 in vista del ministero del catechista, compresa una coppia, 5 per l’accolitato e una sola candidata al ministero del lettorato. Nei mesi di marzo, aprile e maggio, queste persone hanno partecipato ai primi tre incontri di formazione online. Nel mese di giugno 2024, si è realizzato il secondo incontro plenario in presenza, dove si è trattata in particolare la spiritualità del ministro istituito e dove sono state date indicazioni per il tempo estivo. Nel mese di settembre scorso, è partito il secondo gruppo dei candidati, composto da 17 persone (7 donne e 10 uomini; età dal 1954 al 1985: età media 57; di cui 6 candidati per il ministero del catechista – tra cui una coppia – , 8 per l’accolitato e 3 per il lettorato). L’incontro è stato plenario, ma i due gruppi hanno seguito due percorsi diversi: a quelli del primo anno è stato proposto lo stesso esercizio di immaginazione ecclesiale con cui era partito il primo gruppo nel febbraio 2024 (“come immagini il volto della Chiesa?”, “come immagini il tuo servizio dentro questa Chiesa?”), mentre al secondo anno è stato proposto un esercizio per allenare la capacità di lavorare insieme, di collaborare, con l’aiuto di uno psicologo. Infine, domenica scorsa si è svolto un altro incontro in presenza con i due gruppi: a tema era la lettura del tempo presente nella prospettiva della fede, guidati da un giornalista che è anche presidente dell’AC ambrosiana.
Intanto, è stata fissata per domenica 19 ottobre 2025, in Duomo, la data dell’istituzione dei primi ministri da parte dell’Arcivescovo, nella ricorrenza della festa della Dedicazione della Cattedrale, al fine di sottolineare il valore ecclesiale dell’evento.
Processo del discernimento
- Primo colloquio. Quando viene presentata la candidatura di un soggetto (normalmente scrivendo a ministeri@diocesi.milano.it), l’Equipe prende contatto con il parroco o il responsabile di Comunità Pastorale e si fissa un primo colloquio con il candidato (finora da parte di un solo membro dell’Equipe, stiamo pensando che forse è meglio se sono in due, per avere una valutazione più precisa, visto che ci sono state delle situazioni di difficile discernimento), nel quale si cerca di valutare il suo inserimento nell’ambito ecclesiale e la coscienza ecclesiale che esprime, il reale desiderio di servire (e non di emergere o di ottenere semplicemente un riconoscimento), la disponibilità ad entrare in un tempo di formazione.
- Lettera del candidato. Dopo il colloquio, al candidato è chiesto di stendere una lettera che abbia i seguenti contenuti:
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- descrivere il percorso condotto fino a questo momento: raccontare la propria storia di fede che ha condotto a questa decisione, descrivere il proprio cammino spirituale (esiste una guida spirituale?), l’attuale servizio nella comunità cristiana, la professione e la famiglia; una descrizione anche della comunità cristiana stessa: quali bisogni e quali risorse?
- raccontare le motivazioni: da dove nasce la decisione di candidarsi per un ministero istituito (intuizione personale, proposta da parte di altri); cosa ne pensano le persone più vicine (coniuge, figli, “colleghi” nel servizio ecclesiale)
- quali sogni, quale immaginazione: come si immagina che l’istituzione possa cambiare il proprio servizio ecclesiale; come si immagina che una ministerialità diffusa possa cambiare la (propria) comunità cristiana;
- Visita alla comunità: entro i primi mesi (Natale) del secondo anno di formazione, i candidati sono invitati a organizzare con le loro parrocchie di appartenenza un momento di coinvolgimento della comunità cristiana (Consiglio Pastorale, catechisti, diaconia, ecc.), cui partecipano anche uno o due membri dell’Equipe dei ministeri istituiti. Vengono presentati alla comunità il senso dei ministeri istituiti e l’itinerario di formazione cui il candidato sta partecipando; a sua volta, il candidato espone l’intenzione che lo guida e insieme si cerca di immaginare il futuro servizio cui sarà chiamato nella comunità.
- Secondo colloquio: avviene durante il secondo anno, più o meno da febbraio a maggio; i contenuti riguardano una valutazione del cammino di formazione, un giudizio sul proprio impegno ecclesiale e il rapporto con la comunità cristiana, una valutazione del training pastorale e una riflessione sulla dimensione vocazionale del ministero, infine un parere sul prossimo incarico da assumere dopo l’istituzione.
- Training pastorale: nel corso del secondo anno di formazione, si chiede ai candidati di svolgere un “esercizio” pastorale che aiuti ad “allenarsi” allo svolgimento del futuro ministero. Il documento diocesano sui ministero istituiti parla di una formazione strutturata come «un apprendistato, cioè un’iniziazione pratica a un servizio ecclesiale nella forma dell’accompagnamento: quindi nel percorso formativo va incluso un tempo di tirocinio pratico che permetta di sperimentare “sul campo” con il sostegno di un accompagnatore»[4]. Il training si sceglie concretamente in dialogo con il candidato e deve consistere in un esercizio puntuale che aiuti a sperimentare il respiro diocesano. Per es., la coppia in cammino per il ministero di catechista ha partecipato (anzi, ne erano praticamente i coordinatori) con decine di altre coppie delle diverse zone pastorali alla stesura del documento diocesano per il catecumenato al matrimonio; altri due candidati al ministero del catechista hanno collaborato alla preparazione del Convegno regionale di catechesi.
- Criteri specifici per il discernimento: l’età non dovrebbe superare i 65 anni, anche se ci sono già stati degli “sforamenti”; abbiamo escluso, almeno in questa prima fase, di ammettere alla formazione persone consacrate (Ordo virginum, istituti secolari, religiose/i); incoraggiamo la candidatura di coppie di coniugi, in particolare in vista degli ambiti della pastorale della famiglia (l’istituzione, evidentemente, resta individuale, ma l’incarico è conferito alla coppia).
Altre idee, altre ipotesi sono state elaborate nei primi tempi, ma sono per il momento rimaste sulla carta, cito per es. l’idea di chiedere una lettera anche alla comunità cristiana su come immagina la presenza di un ministro istituito nel proprio futuro, o l’ipotesi di affiancare ad ogni candidato un tutor, una persona esperta della comunità o di comunità vicine che sostenga e supervisioni il suo cammino.
L’itinerario di formazione
L’itinerario è pensato su due anni, al termine dei quali avviene l’istituzione.
- Le dimensioni della formazione: l’idea è quella di evitare una riduzione della formazione alla dimensione intellettuale-nozionistica (formazione come semplice “informazione”), realizzando invece un approccio ampio che integri il sapere (dimensione intellettivo razionale) con l’essere (dimensione spirituale, estetico-affettiva) e il saper fare (dimensione pragmatica) e l’essere con (dimensione comunitaria).
- Essere: desideriamo che i futuri ministri siano aiutati a vivere della parola di Dio e sviluppino un’autentica spiritualità eucaristica. Incoraggiamo la lettura spirituale del testo sacro, per giungere all’incontro con il “libro vivente” che la persona stessa di Cristo. Cerchiamo di aver cura che la vita spirituale del candidato sia radicata nella vita della Chiesa locale, nella sua tradizione e in comunione reale con le proposte diocesane;
- Sapere: lo scopo dei corsi, in particolare, è quello di far acquisire ai candidati gli elementi necessari per la comprensione teologica del ministero nel quadro dell’ecclesiologia conciliare, insieme alle fondamentali conoscenze di carattere biblico e liturgico e agli approfondimenti di scienze umane, in particolare di pedagogia. Dal momento che la ministerialità istituita si sporge anche oltre l’ambito celebrativo, cerchiamo di dare alcune coordinate di base attorno ai temi dell’annuncio e della catechesi da una parte e ai temi della pastorale dei malati e del ministero della consolazione dall’altra.
- Saper fare ed essere con: ai candidati si vuole offrire un percorso di carattere pragmatico, che li aiuti a immergersi concretamente nelle prassi che competeranno loro, nelle quali le conoscenze e le sensibilità maturate possano trovare corpo e divenire un habitus. Si vorrebbe realizzare un progetto di apprendimento globale, un’esperienza formativa in cui il soggetto mette in gioco se stesso mentre contribuisce alla trasformazione della propria comunità.
- Il percorso accademico biennale a moduli, concretamente prevede due anni (anno A e anno B), ciascuno dei quali propone un modulo comune (A1 e B1) e dei moduli specifici per i diversi ministeri (A2 e B2). In totale sono 8 incontri online di 90 minuti circa (2 ore scolastiche):
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- Il primo anno, nel modulo comune, contempla un’Introduzione alla Scrittura (AT e NT), una lezione di carattere ecclesiologico sulla missione dei laici nella Chiesa, una lezione sulla spiritualità e la vocazione del ministro istituito e un incontro sul tema della formazione e prevenzione, in vista della tutela dei minori.
- Il secondo anno comune prevede un’Introduzione alla liturgia, una lezione di teologia dei sacramenti dell’iniziazione cristiana e tre lezioni di questioni di etica teologica: grazia e libertà, questioni scelte di bioetica ed etica sessuale, temi di dottrina sociale della Chiesa (in particolare la fraternità, l’economia e l’ecologia integrale)
- Per quanto riguarda i moduli specifici: nel primo anno per i catechisti si affrontano le linee di catechetica fondamentale, la catechesi per l’iniziazione cristiana, per il catecumenato e per il battesimo e la lettura della parola di Dio nella catechesi; per i lettori: la Bibbia nella liturgia, guidare un gruppo di ascolto della Parola, leggere la parola di Dio nella catechesi; per gli accoliti: liturgia e carità, pastorale della salute, accompagnamento della malattia e del morire cristiano.
- Nel secondo anno, i moduli specifici riguardano: per i catechisti alcuni elementi di pedagogia, l’introduzione alla pratica liturgica e una ripresa degli ambiti dell’IC, del catecumenato e della preparazione al battesimo; per i lettori, la commissione liturgica, la liturgia della Parola nella celebrazione e tecniche di proclamazione; per gli accoliti, la commissione liturgica, lo studio dei rituali e le celebrazioni senza presbitero o diacono.
- Gli incontri comuni in presenza: ne sono previsti tre durante l’anno, presso il Centro Pastorale di Seveso. Oltre alle tematiche già citate nel racconto storico del primo anno della formazione ai ministeri, abbiamo ipotizzato di trattare i temi dell’annuncio del Vangelo nelle periferie esistenziali, la pastorale famigliare e i percorsi verso il matrimonio e altri; l’idea è anche quella di utilizzare questi momenti per introdurre e praticare alcuni “esercizi spirituali”, come la “conversazione nello Spirito” e la lectio divina, l’esame di coscienza e la revisione di vita e la celebrazione liturgica comunitaria e forme diverse di liturgie per assemblee particolari.
- La restituzione finale. Preferiamo non parlare di “esame” in senso scolastico. La proposta è quella di chiedere al candidato di scegliere un “caso pastorale” tra quelli proposti dai formatori (o di costruirne uno da sé) e di svilupparlo, mostrando le scelte, i percorsi, le azioni che essi farebbero se si trovassero in quella situazione, presentando il caso in una apposita riunione (potrebbe aver luogo agli inizi di settembre), davanti agli altri candidati e all’équipe dei formatori. In questo modo, i candidati potranno avere la possibilità di esibire in relazione ad una situazione concreta le conoscenze e competenze acquisite durante le lezioni e il percorso formativo in generale. Il giudizio positivo di idoneità permette al candidato di stendere la lettera all’Arcivescovo per chiedere l’ammissione all’istituzione (da conservare in Cancelleria arcivescovile).
L’incarico ministeriale: che cosa faranno i nuovi ministri istituiti?
L’Arcivescovo ha già posto un paletto chiaro: dopo l’istituzione, i ministri non andranno avanti a fare esattamente quello che facevano prima. Abbiamo chiarito questa indicazione in due direzioni. Anzitutto, si ribadisce lo slancio missionario, per cui si tratta di immaginare qualcosa di nuovo, di attivare qualcosa che non c’è ancora in chiave missionaria e di rinnovamento della comunità cristiana. L’Arcivescovo Delpini afferma che nei documenti recenti relativi ai ministeri istituiti, dai Motu proprio del Papa al nostro documento diocesano passando per quello della CEI e quello regionale lombardo, emerge l’intenzione di individuare e formare del personale per necessità inedite o anche a volte inavvertite dalla Chiesa stessa, quindi il Papa e i Vescovi ritengono che ci siano dei bisogni che non sono percepiti e la nuova ministerialità istituita è una proposta per scuotere e per muovere qualcosa. L’Arcivescovo ci ha comunicato con forza questa idea: persone formate e istituite possono aiutare la Chiesa a immaginare come rispondere quando constatiamo che quello che facciamo non incide e a quelli che non vengono non abbiamo una proposta da fare, un modo per poterli raggiungere, un linguaggio per parlare a loro. In secondo luogo, ci deve essere un passo ulteriore di responsabilità da parte del ministro, dal momento che la formazione e l’istituzione rendono i ministri uomini e donne corresponsabili della comunità, e magari anche responsabili oltre la singola parrocchia, cioè dedicandosi alla pastorale d’insieme, nella Comunità pastorale, nel decanato, in gruppi di parrocchie. L’istituzione potrebbe essere l’occasione per un ministero sovraparrocchiale: per es. chi organizza il corso per i lettori del decanato? Lo stesso vale naturalmente per la formazione dei catechisti o dei ministri straordinari dell’eucaristia. Si va quindi nella direzione di compiti di formazione, di coordinamento, di animazione.
L’Arcivescovo Delpini cita come esempio la celebrazione dell’eucaristia: il nostro modo di celebrare l’eucaristia non riesce a formare la Chiesa, le nostre comunità non prendono forma dall’eucaristia: perché le comunità non cambiano a partire dalla Messa che celebriamo? Ecco che c’è bisogno che la celebrazione eucaristica sia accompagnata in modo tale che la gente che vi partecipa ne ricavi frutto, come esperienza desiderata di incontro con il Signore, non solo la domenica ma anche durante la settimana. I ministri istituiti perciò possono collaborare con la comunità, col gruppo liturgico, per rendere significativa in questo senso la Messa che si celebra. Non basta chiedersi se la Messa è ben organizzata, se tutti i ruoli sono coperti, se c’è chi legge, chi canta ecc.; bisognerà anche chiedersi come si fa a far sì che l’eucaristia diventi veramente ciò che dà forma alla Chiesa. Allo stesso modo, bisognerà domandarsi come mai la lettura della parola di Dio non è sempre quella spada tagliente che segna la vita di chi ascolta; in questo senso, il lettore istituito non sarà solo uno che legge in chiesa, quanto piuttosto uno che cerca di rispondere a questa inadeguatezza di una Parola che viene proclamata, ma è come se fosse un piccolo soffio di vento che passa senza lasciare traccia. Così anche per la catechesi, in particolare per la catechesi degli adulti: c’è una insoddisfazione, c’è una inadeguatezza generalizzate che invocano una risposta. Per questo motivo, può essere che un ministro istituito non solo non continui a fare quello che faceva prima, ma faccia anche di meno, perché farà quello per cui è stato specificamente incaricato e mandato.
Abbiamo affrontato questo tema in un incontro con i parroci e le diaconie dei candidati ai ministeri; quello che è emerso nel breve dialogo è anzitutto la proposta che questi ministri istituiti abbiano un riconoscimento autentico da parte dei presbiteri, in particolare con l’inserimento nelle diaconie, perché la corresponsabilità di questi laici formati non sia saltuaria o non venga in luce solo quando il parroco ne ha bisogno; al tempo stesso però c’è stato un richiamo alla prudenza, per non enfatizzare queste figure e rischiare di accumulare in capo a loro un cumulo di attenzioni non evangeliche, così come si è messo in guardia dal pericolo del clericalismo anche per queste figure.
Noi crediamo che anche attraverso la riflessione attorno a queste nuove figure ministeriali noi abbiamo l’occasione di immaginare la Chiesa che verrà, di comprendere come la Chiesa possa cambiare. Queste figure sono un fattore di cambiamento della nostra Chiesa nella direzione che stiamo auspicando di una maggiore missionarietà e di una maggiore comunione, una comunione per la missione.
La configurazione teologica e pastorale dei ministeri istituiti
Se prima ho detto che la diocesi si è mossa in obbedienza alle indicazioni del Papa, è anche vero che esistono, e abbiamo cercato di approfondire, motivazioni teologiche ed ecclesiali per l’istituzione di nuovi ministeri “laicali” (in quanto conferiti al di fuori del sacramento dell’ordine) o “battesimali” (in quanto il loro fondamento non è appunto il sacramento dell’ordine, ma il battesimo e la confermazione).
Una Chiesa “sinodale” e “strutturalmente ministeriale”
Nella Nota sui nuovi ministeri istituiti, la CEI afferma che questo tema va inserito all’interno del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, «in modo che possa diventare anche un’opportunità per rinnovare la forma Ecclesiae in chiave più comunionale»[5]. Sulla sinodalità come caratteristica della Chiesa del XXI secolo, si potrebbero dire molte cose, mi limito a riprendere un bel passaggio di un discorso di papa Francesco, citato dal nostro Arcivescovo nel corso dell’omelia della Messa Crismale del 2023[6]; così dice il Papa:
Vorrei che tutti noi avessimo nel cuore e nella mente questa bella visione della Chiesa: una Chiesa protesa alla missione e dove si unificano le forze e si cammina insieme per evangelizzare; una Chiesa in cui ciò che ci lega è il nostro essere cristiani battezzati, il nostro appartenere a Gesù; una Chiesa dove fra laici e pastori si vive una vera fratellanza, lavorando fianco a fianco ogni giorno, in ogni ambito della pastorale, perché tutti sono battezzati[7].
Mi pare un passaggio molto significativo, che pur non citando il termine “sinodalità” ne individua lo spirito autentico: anzitutto una visione di Chiesa condivisa e amata, desiderata (“nel cuore e nella mente”); una Chiesa missionaria nella quale – come abbiamo già detto – “si cammina insieme per evangelizzare”, mettendo insieme le forze e non disperdendole in atteggiamenti competitivi, rivalità e campanilismi, rivendicazioni di spazi propri, ricerca di potere per sé e per il proprio clan…; una Chiesa i cui membri si riconoscono anzitutto segnati dal medesimo sigillo del battesimo, che ci fa membra del corpo di Cristo che si distende nella storia; una Chiesa, quindi, dove prima delle differenze di ruolo e di responsabilità, prima, anzi alla radice della multiforme diversità creata dai carismi ci si identifica tutti nella medesima vocazione, quella battesimale, e quindi si attesta una fraternità fondamentale in Cristo.
Il documento prodotto dalla diocesi di Milano sempre relativamente ai nuovi ministeri istituiti, aggiunge che la riflessione su questo tema si colloca «nell’orizzonte di una Chiesa che si configura come strutturalmente ministeriale, perché ogni battezzato, ciascuno nel suo ordine e grado, partecipa e collabora alla sua azione, nei suoi diversi aspetti (cfr. 1Cor 12,4-7)»[8]. Che cosa significa una “Chiesa strutturalmente ministeriale”? possiamo individuare tre elementi:
- una Chiesa nella quale i presbiteri non si presentano più come coloro che assommano in sé tutta la ministerialità, ma nella quale lo Spirito continua a suscitare carismi destinati al servizio dell’edificazione del corpo di Cristo, che chiedono di essere riconosciuti e attuati;
- una Chiesa del presente e del futuro, che nella riduzione del clero, ma prima ancora nella riduzione dei battesimi e della frequenza all’eucaristia e ai sacramenti vede non semplicemente una disgrazia e un motivo di lamento e di rassegnazione, ma un’occasione, anzi una chiamata per ripensare il volto della Chiesa, non più ripiegata su se stessa ma al contrario più vivace nello slancio missionario. I ministeri (che siano ordinati, istituiti o di fatto) non sono funzioni puramente “intraecclesiali”, con lo scopo di strutturare l’organigramma dell’istituzione (o dell’azienda) ecclesiale, ma servizi “missionari”, che sbilanciano la Chiesa verso il mondo;
- una Chiesa in cui i laici sono visti, secondo l’espressione di papa Francesco, come uomini e donne «di Chiesa nel cuore del mondo» e uomini e donne «del mondo nel cuore della Chiesa»; per una Chiesa più ministeriale non si cercano sostituti dei preti, ma uomini e donne che hanno passione per la Chiesa e insieme vivono profondamente radicati nelle realtà secolari.
Perché l’istituzione?
- L’istituzione è il riconoscimento “ufficiale” di un ministero, attraverso un rito e un mandato, che pongono la persona in forma stabile dentro quel ministero: l’atto liturgico rende evidente agli occhi di tutti che «è la grazia di Dio a sorreggere e ad alimentare l’esercizio ministeriale»[9];
- All’istituzione è legata una formazione specifica, che serve a qualificare persone che possano farsi carico di coordinare alcuni servizi che sono irrinunciabili per la comunità, come l’annuncio della Parola, il servizio all’altare per le celebrazioni liturgiche, la catechesi, o di svolgere, dentro questi ambiti, compiti nuovi, rispondenti alle esigenze attuali dell’annuncio del Vangelo in un determinato territorio;
- L’istituzione comporta stabilità nel servizio: non ogni servizio nella comunità cristiana richiede una istituzione, ma l’istituzione è utile ad assicurare la continuità nel servizio e per promuovere la collaborazione di altri fedeli laici; l’istituzione non viene ripetuta, è una volta per sempre, anche se l’esercizio concreto del ministero è realizzato su mandato del vescovo per cinque anni;
- C’è una “ministerialità di fatto”, molto variegata, che continua ad esistere: tra tutti quelli che la esercitano, in particolare nell’ambito della catechesi, alcuni sono chiamati a compiere un passo ulteriore, assumendo una responsabilità stabile e formata per la missione della Chiesa; si può dire che «il rito dell’istituzione evidenzia in alcuni ciò che è proprio di tutti (la ministerialità) e colloca questi “alcuni” a servizio delle ministerialità “di fatto”, favorendo un respiro diocesano del servizio di tutti»[10]. Il ministero dato ad alcuni è fondamento per incoraggiare tutti i ministeri: non tutti, ovviamente, devono essere istituiti, ma l’istituzione di alcuni richiama e risveglia la ministerialità di tutti. Questo non toglie che si possano individuare in futuro altri ministeri istituiti, per esempio nell’ambito della carità e della consolazione e cura della persona;
- L’istituzione è un’occasione per creare qualcosa di nuovo, per accompagnare il cambiamento di una comunità, non semplicemente continuando a fare quello che si è sempre fatto, ma per contribuire ad un cambiamento in senso missionario, di apertura, di cambio di marcia;
- Si parla di ministerialità laicale: si deve capire che la laicità non è una frustrazione, ma una ricchezza che si apporta alla Chiesa, non si è ministri nonostante il proprio essere laici, ma esattamente restando lontani da ogni clericalismo, che è logica di potere e di privilegio e, in positivo, mettendo a frutto le abilità e le competenze che si acquisiscono attraverso il proprio inserimento nelle dinamiche secolari: capacità di lavorare in squadra, capacità di problem solving, creatività, gestione del tempo ecc.; si pone sicuramente la questione del tempo da dedicare al servizio e della vivibilità complessiva della proposta (un candidato deve anche sapere a che cosa deve rinunciare: allo stadio, allo ski-pass…) e di come il modo di vivere il lavoro e la famiglia vengano condizionati (anche positivamente); in ogni caso, l’incarico non viene dato semplicemente in aggiunta a tutto quello che si faceva prima, altrimenti il primo a rimanere schiacciato sotto il peso delle cose è il ministro stesso, che apparirà sempre stanco;
- uno spirito di servizio: servire come Gesù. «Senza un’adeguata vita interiore, una solida formazione e un’effettiva scelta di donarsi agli altri, il ministero diventa una subdola acquisizione di potere, con il rischio, tutt’altro che remoto, di dividere anziché edificare la comunità cristiana»[11];
- ecclesialità e responsabilità: l’esercizio del ministero è inclusivo e non accentratore (relazione con i ministri ordinati e con gli altri catechisti non istituiti e altre figure che collaborano): si cercano uomini e donne di comunione; anzi, possiamo dire che i ministeri nella Chiesa vanno sempre letti al plurale, cioè dentro una logica di équipe, di squadra: l’ideale sarebbe creare nella stessa comunità delle équipes di ministri diversi. I ministeri andrebbero pensati dentro un contesto armonico di pluralità di carismi. Responsabilità va intesa in un’accezione forte: si richiede la disponibilità alla verifica e a rendere conto del ministero svolto, che non è appunto un’impresa solitaria ma la partecipazione a una missione corale;
- I ministeri battesimali sono l’occasione per valorizzare la ministerialità della coppia cristiana: il ministero cioè viene riconosciuto a coppie di coniugi, non solo a singole persone. In questo modo il ministero degli sposi può mostrare la sua paradigmaticità anche per altri ministeri e contribuire a realizzare una conversione “domestica” della Chiesa.
La prospettiva vocazionale
La prospettiva vocazionale appare come il punto di vista più convincente per parlare dei ministeri nella Chiesa. Sicuramente, appare contraria alla logica cristiana una prospettiva meramente funzionale, secondo la quale alla Chiesa servono delle persone che svolgano determinati ruoli o compiti, c’è un organigramma da riempire, delle caselle da occupare, e quindi si “arruolano” soggetti adatti. Si tratta invece, in primo luogo, di riconoscere i carismi che ci sono, cioè i doni che lo Spirito santo continuamente suscita nella Chiesa: lo Spirito invia doni per l’edificazione della Chiesa e i doni dello Spirito non vanno sprecati. In questo senso, i ministeri nella Chiesa non sono da rivendicare, ma da riconoscere: non sono qualità di cui qualcuno si possa vantare, ma risorse che il corpo ecclesiale deve essere in grado di far emergere perché per mezzo loro esso possa crescere nella carità. Così leggiamo in Lumen gentium 30:
I sacri pastori […] sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio è di pascere i fedeli e di riconoscere i loro ministeri e carismi, in modo che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. Perciò bisogna che tutti “agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità (Ef 4, 15-16)”.
Tuttavia, la prospettiva funzionale non va abbandonata: anch’essa va salvaguardata se viene intesa come la constatazione che ci sono dei bisogni obiettivi, delle urgenze cui le comunità cristiane sentono di dover far fronte, per cui si cercano credenti che siano in grado di rispondervi e siano disponibili a farsene carico.
Le due prospettive, quella carismatica e quella funzionale, vanno perciò coltivate insieme e la prospettiva vocazionale sembra il punto di vista più sintetico: essa invita a riconoscere i doni che lo Spirito suscita nella Chiesa e insieme orienta a individuare a quali bisogni essi corrispondono, per quale utilità lo Spirito li ha plasmati. Il documento regionale lombardo sui ministeri istituiti afferma con chiarezza che i ministeri
si situano nel punto di incontro tra carisma personale ed esigenza ecclesiale. In altri termini, non è sufficiente riconoscere i carismi e formare i futuri ministri ma occorre tener sempre presenti le reali esigenze della comunità cristiana. I ministeri non sono pertanto dei “riconoscimenti” dati ai singoli, una sorta di onorificenza da esibire in determinate circostanze, quanto piuttosto l’esercizio effettivo di un servizio […][12].
Per rappresentare i due poli della questione, sono significative due pagine della Scrittura, che l’Arcivescovo Delpini commenta nell’Introduzione al volume I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Nella comunità di Gerusalemme, come si racconta in At 6, 1-7, si parte da un bisogno, c’è un malcontento che i Dodici devono affrontare perché c’è una carenza nell’assistenza alle vedove di lingua greca, allora essi si attivano e mettono in atto un processo per l’individuazione di persone che possano farsi carico di questo compito. Già qui si vede come la comunità cristiana non cerchi semplicemente dei “tecnici” o dei manovali, ma nemmeno semplicemente delle persone competenti, bensì “uomini pieni di Spirito santo”, sui quali vengono imposte le mani. Invece, la comunità di Corinto (cf la Prima lettera di Paolo) è caratterizzata da una “esuberanza carismatica”: in essa abbondano i doni dello Spirito e l’apostolo interviene per dare un ordine a questa effervescenza e orientarla verso uno spirito di servizio alla comunità; sembra infatti che nella comunità cristiana di Corinto ci sia una certa confusione e i diversi carismi sembrano in competizione tra loro, alimentano rivalità.
L’arcivescovo suggerisce che, qualunque sia l’origine dei ministeri (dal bisogno e dal malumore piuttosto che dalla vivacità dei carismi), essi siano concepiti come «vocazione personale [intesa] come responsabilità per l’edificazione dell’unico corpo di Cristo»[13], secondo la prospettiva della lettera agli Efesini: “a ciascuno di noi è data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti […] allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio”.
Laicità, secolarità e responsabilità ecclesiale
Non dobbiamo dimenticare che l’apostolato laicale possiede una caratteristica “valenza secolare”, cioè si realizza anzitutto nel mondo, nelle relazioni familiari, nei rapporti sociali; “oltre” a questo apostolato, i laici possono essere chiamati a «collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia»[14]. Paolo VI, in Evangelii nuntiandiribadiva che “compito primario e immediato” dei laici cristiani
non è l’istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei Pastori – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza[15].
Per questo motivo, la valorizzazione della ministerialità laicale nella Chiesa, attraverso l’istituzione di laiche e laici cristiani nei ministeri del lettorato, dell’accolitato e del catechista, dovrebbe non affermarsi a discapito dell’assunzione della ministerialità dei battezzati verso il mondo. Ai laici va riconosciuto il loro ruolo primario nell’edificazione di una Chiesa che non sia intesa come equivalente al “reticolo parrocchiale” e ritrovi in pienezza la propria spinta missionaria. Questo non significa affatto investire retoricamente i battezzati di responsabilità indebite e che pesino sulle loro spalle come un fardello insopportabile di “testimonianza” da offrire al mondo. Semplicemente, ai laici cristiani è chiesto di essere quello che sono, vivendo da cristiani nelle comuni condizioni di vita, in mezzo a una moltitudine di fratelli e sorelle che ogni giorno condividono con loro la stessa ricerca di ciò che è vero e autenticamente umano.
Non dimentichiamo che i coniugi cristiani stessi sono “ministri” del vincolo nuziale che assumono, esercitando quindi il sacerdozio battesimale nell’ambito specifico della loro vita coniugale e famigliare. Il Catechismo della Chiesa Cattolicaconsidera il sacramento del matrimonio insieme a quello dell’ordine e li chiama “sacramenti al servizio della comunione”: il n. 1623 del CCC dice che «Secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso». Da questa ministerialità, che all’origine della vita coniugale si esprime nel reciproco conferimento del sacramento stesso, nasce un servizio ministeriale nella vita di tutti i giorni.
D’altra parte, è anche vero che, se occorre investire seriamente in una ministerialità laicale negli ambiti di vita come il lavoro, le scuole, gli ospedali, le carceri…evitando così il rischio di limitare l’ambito dei ministeri al solo recinto intraecclesiale, creando una struttura meramente interna e burocratizzata, dall’altra parte occorre evitare una specie di spartizione: al clero le “cose ecclesiali”, ai laici il mondo. In questo senso, gli attuali ministeri istituiti costituiscono un antidoto a questa semplificazione.
Tipologie di ministeri istituiti
- In generale, il ministro istituito, che sia lettore, accolito o catechista, assumerà compiti di coordinamento, di sintesi e di formazione, non semplicemente in senso organizzativo, ma «in termini di corresponsabilità, immaginazione, guida e testimonianza» nei confronti di altri che collaborano per l’annuncio del Vangelo;
- l’ambito del servizio potrà essere la Comunità pastorale o il decanato o anche la zona pastorale; si possono immaginare figure come
- il coordinamento dei catechisti dell’iniziazione cristiana;
- la responsabilità del servizio del catecumenato degli adulti;
- il servizio di referente di piccole comunità senza la presenza stabile di un presbitero, con la possibilità di guidare, in mancanza di ministri ordinati, le celebrazioni anche festive;
- il coordinamento della pastorale battesimale, della catechesi degli adulti e in particolare di coloro che ricominciano un cammino di fede, della pastorale famigliare, della pastorale giovanile ecc.
- I ministeri istituiti di norma si esercitano nella comunità di appartenenza, ma non si deve escludere una loro configurazione più missionaria, in altre comunità più povere di figure di responsabilità.
Alcune questioni aperte
- La prima riguarda il rapporto tra i ministeri istituiti e il ministero ordinato: andranno evitate la competizione e la “spartizione di poteri”, ma anche la tentazione, da parte dei presbiteri soprattutto, di delegare ai laici quello che essi non vogliono o non riescono più a fare. Intendo dire che i ministeri laicali non possono essere letti come supplenza del ministero ordinato: non avrebbe senso nominare qualcuno per tenere in vita strutture che i preti non sono più in grado di gestire e che hanno perso ogni forma di vitalità evangelica. Al tempo stesso, però, non va dimenticato che i ministeri battesimali sono anche l’occasione storica di riconoscere la pertinenza ai fedeli laici (qualche volta anche ai diaconi) di compiti che storicamente i presbiteri hanno assunto ma che non sono loro propri.
- La seconda questione riguarda la formazione e il discernimento dei candidati ai ministeri istituiti: il modello dominante di formazione è quello in uso nei seminari, forse i nuovi ministeri possono contribuire a ripensarlo. Se già qualcuno si chiede se sia necessario e opportuno che i futuri presbiteri debbano prima ricevere l’ordinazione diaconale, allo stesso modo ci si potrebbe chiedere se sia obbligatorio che i candidati al presbiterato debbano essere prima istituiti lettori e accoliti (e perché non catechisti…?). Abbiamo davvero l’occasione di superare l’idea che lettorato e accolitato siano semplicemente dei “gradini” verso il ministero ordinato, così come stiamo imparando che il diaconato non è per forza un “gradino” verso il presbiterato.
[1] I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale, Centro Ambrosiano, Milano 2023.
[2] Conferenza Episcopale Italiana, I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, 5 giugno 2022.
[3] Conferenza Episcopale Lombarda – Consulta regionale per la Catechesi – Consulta regionale per la Liturgia, Lettori, accoliti e catechisti. Orientamenti per le diocesi lombarde, 9 aprile 2023.
[4] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 103-104.
[5] Conferenza Episcopale Italiana, I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, Nota ad experimentum per il prossimo triennio, 5 giugno 2022, Presentazione.
[6] Cf M. Delpini, Ti ho consacrato con l’unzione, Omelia della Messa Crismale, Milano, Duomo – 6 aprile 2023.
[7] Francesco, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, 18 febbraio 2023.
[8] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista. Primi orientamenti, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, Centro Ambrosiano, Milano 2023, 84.
[9] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 86.
[10] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 87.
[11] Conferenza Episcopale Lombarda – Consulta regionale per la Catechesi – Consulta regionale per la Liturgia, Lettori, accoliti e catechisti, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, 46.
[12] Ivi.
[13] M. Delpini, «Introduzione» in I ministeri istituiti per la Chiesa missionaria e sinodale, 5-8: 8.
[14] Francesco, Lettera apostolica in forma di Motu proprio Antiquum ministerium, 10 maggio 2021, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, 13-23.
[15] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 70.