Archivio Tag: Ministeri

«Siate umili» per la Chiesa: il sottosegretario del Dicastero per il Culto Divino ai ministri straordinari della comunione

È come la catechista della sua infanzia, che pur analfabeta contagiava l’amore per il Signore con ogni gesto, atteggiamento, sguardo. Solo che lui non è analfabeta. È piaciuta a tutti, giovani e meno giovani, intellettuali e non, membri del clero e laici, la presenza del Vescovo Aurelio García Macías, Sottosegretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ospite dell’Assemblea diocesana annuale dei Ministri Straordinari della Comunione, organizzata all’OPSA dall’Ufficio per la Liturgia.

Seduto a un tavolo con il Vescovo Claudio e Don Gianandrea Di Donna, Monsignor Macías ha trattato un tema per noi attualissimo: la ministerialità nella Chiesa. Documenti del Magistero alla mano, ha mostrato come la forma di Chiesa che ci consegna il Concilio Vaticano II sia un comporsi armonioso di diverse modalità di servizio. Ha spiegato poi qual è la differenza tra il clero e i laici, sottolineando, da studioso del sacramento dell’Ordine, come l’epiclesi dello Spirito Santo sugli ordinandi li abiliti a compiere il ministero più alto: presiedere le celebrazioni liturgiche facendosi mediatori della grazia divina. Si è concentrato infine sul ruolo e la vocazione dei laici, fondamentali tanto nella vita delle parrocchie quanto nella Liturgia.

Si sentiva che parlava in lui, più che la scienza del docente, l’esperienza del Pastore, che per il ruolo che svolge in Dicastero è continuamente a contatto con le comunità cristiane di tutto il mondo (poco tempo fa era in Amazzonia). E niente avrebbe avuto un’eloquenza più grande del suo sguardo che con forza si è fermato sulla numerosa platea di Ministri della Comunione e di semplici credenti, prima delle raccomandazioni finali. Era il modo per mostrare che non gli interessavano i discorsi ma la nostra salvezza, ognuno di noi, tutti i membri di questo corpo che lo Spirito Santo rende vivo. A ognuno di noi ha chiesto, con il volto deciso e insieme accorato: “Siate umili”. Perché servire la Chiesa non deve diventare mai un’occasione per cedere alla vanità, spadroneggiare sugli altri e cercare il successo. La logica non dev’essere quella conflittuale “o io o tu”, che porta solo all’autodistruzione, ma “io e tu: il noi”. Cioè la comunione, fatta di disponibilità all’incontro, di apertura, di carità vera perché disinteressata. Monsignor Macías ha ricordato l’esemplarità di quel cantore colpito al collo e ucciso da una freccia dei Vandali mentre era all’ambone a intonare l’alleluja; pura, anonima “voce”.

E poi ha chiesto ancora: “Diventate competenti: studiate i libri liturgici”. Che si sia ministri ordinati o laici, occorre familiarizzare con questi strumenti che la Chiesa mette nelle nostre mani, in modo da capire quanto ogni segno nelle celebrazioni rinvii alla presenza del Signore e per questo vada considerato con la massima cura.

Infine un compito per casa: “Rileggete la Desiderio desideravi”, la lettera apostolica di Papa Francesco pubblicata nel 2022 per ribadire l’importanza della formazione alla Liturgia. Senza una sufficiente conoscenza della teologia e del linguaggio del rito cristiano, si può cadere in pericolose ingenuità, apportando deformazioni e innovazioni che aprono la strada a estremismi di segno opposto e rischiano di compromettere l’armonia della Chiesa. È per la non divisione, infatti, che si deve lavorare instancabilmente. Anche dentro di noi: pregando, convertendoci, facendo la carità, nella consapevolezza che l’equilibrio di queste tre dimensioni è il capolavoro della vita cristiana.

Il Vescovo Claudio ha fatto un’importante precisazione sul carattere dei ministeri ecclesiali: non vanno confusi con il volontariato, cioè una disponibilità data arbitrariamente e a tempo perso. L’amore del Signore fa sì che si risponda con prontezza alle esigenze della propria comunità.

Don Gianandrea Di Donna ha insistito su quanto la presenza tra noi del Vescovo Aurelio andasse intesa quale segno della “sollecitudine del Papa di Roma per tutte le Chiese”. Ma l’incontro con lui è stato anche un fiorire di dialoghi, strette di mano, sorrisi. Tanto affetto semplice e limpido per un Pastore che sa essere semplice e limpido (cioè vero e giusto) proprio perché è pieno di forza e di fede. Come quell’umile catechista di un minuscolo paese vicino a Valladolid, che gli ha insegnato ad amare Dio.

Anna Valerio

condividi su

Al via un corso per i nuovi candidati ministri straordinari della comunione

(1561)

Ricomincerà sabato 10 gennaio, a Casa Madre Teresa di Calcutta (via Mazzini 93, Sarmeola di Rubano), il corso per i nuovi candidati al Ministero straordinario della Comunione. Quattro pomeriggi, dalle ore 15 alle 17, a cura di Don Gianandrea Di Donna, Elide Siviero e del camilliano Padre Adriano Moro, dedicati ad approfondire le caratteristiche di questo ruolo prezioso che la Chiesa mette nelle mani dei cristiani di buona volontà. Il primo appuntamento avrà per tema “I ministeri nella Chiesa”, argomento molto attuale anche nell’ottica della “sensibilizzazione” ai ministeri battesimali. Il secondo sarà dedicato al centro della vita cristiana: il sacramento dell’Eucaristia, contemplato in tutte le sue implicazioni teologiche ed etiche. Il terzo sabato si immergerà in un altro mistero: quello del dolore, della carne degli uomini provata dalle malattie. Elide Siviero e Padre Adriano Moro sottolineeranno la particolare attenzione che si deve avere nell’accostarsi a persone che sono nella prova. Gli infermi necessitano infatti di una “cura pastorale” adeguata alla complessa ed estrema sensibilità che li abita.

Infine, il ciclo di appuntamenti si concluderà con una lezione sui riti propri del ministero straordinario della Comunione. L’azione di portare ai fratelli e alle sorelle più fragili il conforto del Pane celeste dev’essere svolta nel rispetto del linguaggio della Liturgia, caratterizzato da un alfabeto simbolico che va compreso e interpretato in modo maturo.

Per iscrizioni e informazioni, scrivere a iscrizioniliturgia@diocesipadova.it.

Suor Maria Ferro

condividi su

Il ministero di lettore

Nella celebrazione della Parola di Dio ogni gesto, suono, movimento si fa segno vivo di Gesù Cristo che, attraverso la voce umana, continua a parlare al suo popolo. Il lettore è il Signore risorto, che trasfigura i più disparati brani tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento e li rende pagine di risurrezione. Certo, è faticoso crederlo, vederlo, capirlo, eppure la più grande norma rituale è proprio la consapevolezza che Mario, Eleonora, Francesco che svolgono il proprio servizio all’ambone sono Cristo stesso che parla alla sua Chiesa. Da ciò dipendono tutte le rigorose prescrizioni liturgiche, ed è a partire dall’immensità di un simile mistero che dovremmo sentirci chiamati a rispettarle con arte, impegno ed entusiasmo. Risulta molto meno fruttuoso, nella preparazione remota dei lettori, sbilanciarsi sulla semplice erudizione, permettendo che si dimentichi la folgorante realtà teologica e spirituale che sta alla base del loro “ufficio”.

In chi svolge nella Liturgia il ministero di lettore è in opera una dinamica divina e proprio per questo è bene che il suo stile sia composto, impersonale, privo di vanità, dignitoso; non impettito o rigido, ma con movenze sobrie, calme, pacate. Bisogna prendere possesso dell’ambone con eleganza, senza gesti nervosi o teatrali, ed evitare al contempo di cercare di passare inosservati aggirando forzosamente la struttura di lato per mostrare una sorta di atteggiamento umile. Salire a leggere la Parola di Dio è un’azione che necessita di visibilità.

In alcune parrocchie, i lettori della prima e seconda lettura e del salmo sono abituati a salire sul presbiterio e a ritornare al posto tutti e tre insieme. Non c’è una regola precisa, tuttavia, dal punto di vista rituale, risultano più eleganti le alternanze. Molte chiese, in base alla disposizione degli spazi, impongono che per raggiungere l’ambone si salga dal centro; in questo caso, il banco va lasciato solo dopo l’“Amen” che chiude l’orazione colletta. Nel momento in cui si giunge in corrispondenza dell’altare – che nella celebrazione è Cristo –, è bene rivolgersi a esso e piegare leggermente il capo (non la schiena) sia all’andata che al ritorno. Lo schema è dunque: centro, salita, inchino di fronte all’altare, ambone, ritorno al centro, ancora inchino per venerare l’altare, discesa. Chi sale lateralmente può invece muoversi già prima che sia conclusa la Colletta e non occorre che faccia inchini rivolti all’altare o alla croce.

I moderni microfoni non richiedono grandi manovre. Se serve regolarli, ci si limiti a un movimento morbido e contenuto, non secco e scattoso. Le mani non vanno tenute giunte, come nel caso dei ministri ordinati, ma posate con naturalezza sull’ambone o sul libro, mai con rigidità o una presa da “Formula 1”. Non si creano pseudorituali personali, non si indugia a sbirciare la pagina prima o quella dopo, non si segue il testo con il dito. Occorre ascoltare il ritorno di ciò che si legge, in modo da calibrare il tono: la Cattedrale è un ambiente ben diverso dalla cappellina delle suore o da una chiesa parrocchiale. Avere l’elasticità di adattare la lettura al contesto è una dote enorme che il lettore dovrebbe maturare.

Rispetto ai foglietti, ai messalini e alle app, si scelga di usare sempre il Lezionario, che offre alcuni aiuti preziosi: sono segnati gli accenti dei termini difficili, ampi spazi bianchi indicano le pause, i capoversi suggeriscono il respiro da dare al brano. Prima di iniziare, è opportuno fare una breve pausa dopo l’annuncio (“Dal libro del profeta Isaia…”), che renda percepibile il passaggio alla proclamazione della Scrittura. Le premesse del Lezionario precisano che la relazione del lettore con l’assemblea avviene attraverso la sua voce e non lo sguardo. Gli occhi si alzano solo per proclamare “Parola di Dio”, e qui si deve avere cura di non allontanarsi subito: il lettore attenderà la risposta dell’assemblea, ascolterà il suo “Rendiamo grazie a Dio”.

L’ambone, elemento eminente nel celebrare, merita un particolare rispetto. Non è un porta-lezionario o un comodo mobiletto, ma il sepolcro spalancato da cui esce l’annuncio della risurrezione. Evitiamo di decorarlo con “presepi pasquali”, allegorie del deserto (con tanto di sabbia e sassi), drappi colorati, immagini della “Madonna di Medjugorie”. Meglio un segno sobrio che ricordi il giardino pasquale, come un piccolo vaso di fiori freschi, con la sua bellezza discreta.

Gianandrea Di Donna

condividi su

Incontri per i lettori parrocchiali

Comincerà sabato 29 novembre, presso la chiesa parrocchiale di Prozzolo, il ciclo di incontri di preghiera per i lettori parrocchiali proposto dalla Casa di spiritualità “La Madonnina” di Fiesso d’Artico (in collaborazione con l’Ufficio per la Liturgia). Le altre due date saranno il 14 febbraio e il 18 aprile 2026, rispettivamente a Cazzago e a Vigonovo. Gli incontri dureranno dalle 14.45 alle 17 e vorrebbero essere un’occasione per imparare a celebrare… celebrando. Si tratta di quella “formazione dalla Liturgia” tanto raccomandata come strumento di crescita nella vita di fede e supporto per irrobustire la vocazione ministeriale di chi si pone a servizio della Chiesa.

La Casa di spiritualità animata da Marzia Filippetto ospiterà anche tre giornate in cui i lettori saranno chiamati a compiere un percorso spirituale che partirà dalla riscoperta del proprio Battesimo e approderà a un laboratorio pratico in cui verranno dati suggerimenti, indicazioni, risposte a eventuali dubbi, e ci sarà spazio per provare insieme a migliorarsi. In ognuna di queste giornate intensive verrà invitato un biblista a illustrare il senso e il contesto delle letture del tempo liturgico cui ci si dovrà preparare. Nel primo sabato, il 13 dicembre, Don Marcello Milani si soffermerà sul clima dell’Avvento e del Natale. Il 28 febbraio, la professoressa Roberta Ronchiato prenderà in considerazione la Quaresima e il Tempo di Pasqua. Il 23 maggio, infine, Don Carlo Broccardo aiuterà a entrare nel mistero della Pentecoste e sintetizzerà le caratteristiche dei tre Vangeli sinottici nel Lezionario delle Domeniche del Tempo ordinario.

Per informazioni e iscrizioni, scrivere a casamadonninapd@gmail.com.

condividi su

L’instancabile suo Amore

 

«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). In queste parole, pronunciate da Gesù alla vigilia della sua morte, riecheggia la grande promessa custodita dalla compagnia umana e sacramentale della Chiesa: l’amicizia di Cristo, il legame eterno che Cristo stesso desidera stabilire con noi.

Il cammino che accompagna a vivere il compito del ministero straordinario della Comunione prende, nel nome e nel metodo, la forma del servizio, per essere occasione per contemplare la presenza vivente di Gesù, il suo amore instancabile che non teme di farsi piccolo in una particola e di affidarsi alle nostre misere mani per raggiungere i fratelli infermi e tutti coloro che, fragili nel corpo, attendono quel bacio eterno che trascende e nel contempo abbraccia la nostra natura umana.

Da pochi mesi ho potuto muovere i primi passi nella via di questo ministero e, con stupore e gratitudine, riconosco come tale servizio stia divenendo opportunità privilegiata non solo per donare la propria persona a Cristo (affinché tutto di noi possa essere conformato alla sua presenza vivente), ma per stare con lui ammirando il suo dono gratuito al mondo, l’amore con cui lui desidera raggiungere ogni creatura. Si può comprendere allora come la vera gioia e l’autentica pace risiedano in questa esperienza: nell’essere resi parte dell’amore con cui Gesù ama il mondo.

La prima domenica in cui ho portato la Comunione a una sorella inferma, compivo a piedi il breve tragitto dalla Chiesa alla sua abitazione pensando al dono ineffabile della Comunione stessa: a come, attraverso la Particola, il cuore di Gesù si offre per compenetrare il nostro stesso cuore; in fondo è questo l’unico Amore che ci salva, rendendo possibile il nostro cammino attraverso le vie, alle volte impervie e dolorose, della nostra esistenza. Poi, quando ho incontrato la sorella a me donata, e ho sollevato per la prima volta la Particola, lei ha sussultato e i suoi occhi sono diventati lucidi, commossi: lei era cosciente del dono di Cristo e attendeva tutto da questo. A quel punto, ho avuto io stessa un sobbalzo e mi sono chiesta: io, oggi, per cosa mi commuovo? Mi rendo conto che Cristo si fa carne per entrare nella mia carne, per essere un tutt’uno con me oltre ogni possibilità umana? Mi rendo conto che mi viene dato tutto perché lui stesso si dona al mio cuore, alla mia persona, perché io possa essere salvata dalla sua presenza in me? In quel momento ho intuito questo: non portiamo la Comunione per fare qualcosa per Gesù (certo, per gratitudine cerchiamo di dare gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto); portiamo la Comunione per contemplare il mistero di Cristo che incontra gli uomini, per contemplarlo nel suo essere per noi, per stare ai piedi della sua croce, il vertice del suo dono d’amore, con lui. Si potrebbe forse affermare che servire non è fare, ma lasciare a Dio la possibilità di rendersi più familiare a noi nell’amicizia, e incontrare gli altri uomini riconoscendoli come oggetto di questo stesso Amore.

Si può riconoscere, poi, che questo rapporto privilegiato con la Comunione può aiutare il nostro sguardo a farsi più vero anche nelle minute pieghe delle nostre giornate. Più precisamente, può aiutare la preghiera e il lavoro a cambiare, a crescere, a farsi più essenziale. Alle volte, infatti, mentre lavoro, mi viene in mente questo ministero: il privilegio di essere parte dell’amore con cui Gesù si dona a ogni uomo, uno per uno, così come siamo, senza pretendere nulla in cambio, se non di essere accolto in noi. E così, nei nostri incontri quotidiani – in ogni ambito, anche lavorativo –, possiamo chiedere che la nostra vita, i nostri occhi e il nostro cuore, possano amare Cristo nell’altro, pur nell’inevitabile fragilità della nostra condizione umana, riconoscendo in ogni persona la voce di Cristo che ci chiede di amarlo e di farci servi inutili ma chiamati a donare l’amore immeritatamente ricevuto.

Ecco quindi che questo ministero, immenso e ancora tutto da scoprire, si configura anche come possibilità di una grande educazione a vivere solo contemplando e mendicando la presenza di Gesù dentro tutte le creature. È forse questa, dunque, la grande promessa: sperimentare come Cristo desidera tenerci sempre più vicini alla sua stessa vita, lasciando che sia lui e renderci familiari a sé, suoi amici, ora e per sempre.

Maria Segato – Parrocchia di Altichiero

condividi su

Giubileo dei ministri straordinari della comunione

« Dall’unico altare alle molte case »

GIUBILEO
DEI MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE
IV ASSEMBLEA DIOCESANA
SABATO 3 MAGGIO 2025
ORE 9:30 – 16:00
OPERA DELLA PROVVIDENZA SANT’ANTONIO
SARMEOLA DI RUBANO

 

Sabato 3 maggio 2025, si celebrerà il GIUBILEO DEI MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE, che quest’anno coinciderà con la consueta assemblea diocesana. Sarà presente il VESCOVO CLAUDIO e continuerà ad accompagnare la sua Chiesa verso una consapevolezza sempre più matura delle novità proposte dal Sinodo diocesano.

Questo incontro permetterà di ottenere l’indulgenza plenaria, che il Santo Padre concede, per l’Anno santo 2025, a coloro che partecipano a riunioni di tipo spirituale. Le condizioni per ricevere la grazia dell’indulgenza saranno:
– l’ascolto devoto delle meditazioni;
– la celebrazione del sacramento della Penitenza nei giorni immediatamente precedenti o successivi al 3 maggio;
– la celebrazione dell’Eucaristia, ricevendo la Comunione;
– la preghiera per le intenzioni del Santo Padre (ad esempio Pater, Ave e Gloria o qualunque altra preghiera per il Papa approvata dalla Chiesa);
– la recita del Credo.

Il cuore del Giubileo dei Ministri straordinari della Comunione sarà la contemplazione di un segno tanto raccomandato dal Vescovo Claudio: la Comunione portata nelle case a partire dall’Eucaristia domenicale. Esso è stato affidato a Suor Elena Massimi F.M.A., presidente dell’Associazione Professori di Liturgia, come tema della riflessione che vorrà offrire.
Per riporre l’Ostia santa mentre realizzano questo atto di carità verso gli infermi, i Ministri straordinari della Comunione sono soliti servirsi di una piccola teca. Nel corso della Messa pomeridiana, essa verrà benedetta, quasi a voler chiedere al Signore la grazia di favorire con il suo sostegno sempre più la pratica della Comunione domenicale nelle case degli infermi.

 

PROGRAMMA

ore 09:00 Arrivi e accoglienza

ore 09:30 Rev. Monsignor ROBERTO RAVAZZOLO
Direttore dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio
Celebrazione dell’ORA TERZA

ore 10:00 Rev. GIANANDREA DI DONNA
Docente di Liturgia e Responsabile dell’Ufficio diocesano per la Liturgia
« La Comunione nelle case degli infermi. Una storia antica. »

ore 10:30 Rev. ELENA MASSIMI, F.M.A.
Presidente dell’Associazione Professori di Liturgia
« Dall’unico altare alle molte case. Considerazioni liturgico-pastorali. »

ore 11:45 S.E.R. Monsignor CLAUDIO CIPOLLA
Vescovo di Padova
« Il Ministero straordinario della Comunione: un modello per i ministeri battesimali? »

ore 12:15 Tempo per interventi e richieste

ore 12:45 PRANZO AL SACCO secondo le indicazioni che verranno date il giorno stesso
(ognuno procuri per sé cibo e bevanda)

ore 14:30 Rev. GIANANDREA DI DONNA
Responsabile dell’Ufficio per la Liturgia
CELEBRAZIONE EUCARISTICA

ore 16:00 Conclusione

condividi su

“Abbiate coraggio”

Il mese intensivo che l’Ufficio per la Liturgia ha dedicato alla formazione, in questo inizio del 2025, aveva al centro la sfida, impegnativa perché molto concreta, di esplorare per la prima volta la questione dei ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista. Il Papa Francesco, in linea con gli spunti dati già da san Paolo VI nel 1974, l’ha affidata alle Chiese locali, chiedendo che vengano individuate tra i laici persone che, dopo aver acquisito le competenze necessarie, accettino di porsi in modo stabile a servizio delle Diocesi. I ministri ordinati – vescovo, presbiteri e diaconi – potranno richiedere il loro aiuto in vari ambiti, non ultimo quello della promozione e cura dei ministeri battesimali su cui faranno affidamento le parrocchie del futuro prossimo. È una novità e quindi va presentata, interrogata, capita, soppesata, gestita con delicatezza, ma anche amata, trattata con un sì nel cuore, di obbedienza e di speranza.

Abbiamo ascoltato questo sì dalle labbra dell’Arcivescovo di Torino, il Cardinal Roberto Repole, che ha portato la sua esperienza di pastore e teologo attento e generoso, della professoressa Emanuela Buccioni, che lo ha individuato tra le righe della Sacra Scrittura, del Reverendo Giuseppe Como, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Milano, che ha spiegato come la sua Chiesa si sia mossa prontamente, in obbedienza al Papa, per formare i primi candidati ai ministeri istituiti. E a questo sì siamo stati invitati con magnifica autorevolezza dal Prefetto del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Cardinal Arthur Roche. Nel contesto familiare di Casa Madonnina, dove è stato ospitato come un pellegrino del Vangelo, ci ha rivolto parole che non possono non commuoverci e riempirci di forza: “Vi esorto ad avere coraggio, proprio voi che – figli di questa Chiesa di Dio che è in Padova – siete gli eredi di una tradizione cristiana lunga, forte e illuminata: siete gli eredi di San Prosdocimo e della martire Giustina; avete conosciuto l’ardimento del Doctor evangelicus Sant’Antonio di Padova, la genialità pastorale di San Gregorio Barbarigo; voi custodite le spoglie mortali dell’Evangelista della misericordia San Luca. I vostri Vescovi hanno inviato, tra i primi nel mondo, i missionari fidei donum; avete la grazia delle opere della Carità, quali l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la Casa Madre Teresa di Calcutta, le Cucine economiche popolari per i più poveri; custodite preziosi tesori d’arte come il Battistero della Cattedrale e luoghi straordinari dove si sono celebrati e si celebrano i divini misteri; la vostra Biblioteca Capitolare conserva il Sacramentario Paduense, testimone della ricchezza straordinaria dell’epoca d’oro della Liturgia romana di Papa Gregorio Magno. Vi esorto, unitamente alle Diocesi che hanno avviato il processo di discernimento, formazione e istituzione di lettori, accolti e catechisti, a iniziare. La Chiesa ne ha bisogno!”

La storia mostra quanto sia stato importante, all’epoca della prima evangelizzazione, l’apporto di coloro che nelle comunità cristiane svolgevano il ministero di “maestri”, “lettori”, “accoliti”. I laici accoglievano il giogo soave e liberante del servizio in mezzo alle difficoltà più drammatiche, e così la fede nel Signore conquistava i popoli. Oggi le fatiche sono di segno opposto – l’indifferenza e l’aridità critica –, ma la risposta non può che essere chinarsi con slancio a lavare i piedi dei fratelli, correre con slancio a dare aiuto ai bisognosi, annunciare con slancio la vittoria della Croce sul male e sulla morte, accostarsi con slancio all’altare. Mostrare come questa sia l’unica scelta di vita ‘logica’, per un giovane in cerca di orientamento e per un vecchio in cerca di un orizzonte, per gli sposi e i genitori, i sani e i malati, i poveri e i ricchi, i reietti e i potenti, perché in un istante la nostra sicurezza materiale può venire meno, mentre tutto ciò che si fa per amore di Cristo e della sua Chiesa è speranza vera, abbondanza di vita, salvezza. Tutto: anche i nostri umani fallimenti.

Percorrere nei vari incontri l’ampio territorio diocesano, da Quero a Solesino, da Asiago a Strà, ha dato modo di riconoscere segni incoraggianti e problemi da affrontare. Uno tra tutti: la crisi del sacramento del Matrimonio, che rischia di essere accolta con rassegnazione. La sfida invece resta aperta, con la proposta, in marzo, di un breve corso in due date (in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale della Famiglia) sulla celebrazione delle Nozze cristiane.

Anna Valerio

condividi su

Chiesa, amore dato e ricevuto

La rassegna di formazione “Gennaio alla Liturgia 2025” parte con una presenza importante: il Cardinal Roberto Repole, Arcivescovo di Torino, cui è stata chiesta un’introduzione sul ruolo dei ministeri istituiti nella vita della Chiesa, la sera di venerdì 10 gennaio, a Casa Madonnina, e la mattina di sabato 11, al centro “Ave” di Casalserugo. Il secondo appuntamento, venerdì 17 gennaio, sempre alle ore 21 a Casa Madonnina, sarà con la teologa Emanuela Buccioni, docente di Nuovo Testamento presso l’ISSR della Toscana “Santa Caterina”. La sua conferenza avrà come titolo: “«Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto» (Es 24,7). La Parola di Dio ispira ogni ministero nella Chiesa”.

È un’ispirazione impegnativa; ce lo mostra la stessa citazione biblica: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». La traduzione italiana fa percepire la forzatura anche a livello grammaticale. L’ispirazione della Parola di Dio è impossibile da sintetizzare in modo piano. Prende la nostra logica e la rovescia, al punto che sembra venire prima l’operare dell’obbedire, il servire del capire. Così i ministeri nascono da un amore dirompente, che solo in un secondo momento si placa tanto da poter essere razionalizzato. Il fare precede l’essere: addirittura lo produce. E chi sia un po’ in confidenza con l’esperienza umana dell’amore sa che è così. Non si fa in tempo a riconoscere i (buoni) motivi per amare che già si ama e già l’amare è un fare, un dare, un trasformarsi, un vivere. La questione più grande che il ‘tema’ della ministerialità nella Chiesa propone è forse proprio questa: l’amore della Chiesa. L’amore che si dà alla Chiesa e l’amore che da essa si riceve.

Come possiamo amare la Chiesa? Ecco la risposta dei Vescovi nel documento finale del recente Sinodo sulla Sinodalità: “Ogni Battezzato risponde alle esigenze della missione nei contesti in cui vive e opera a partire dalle proprie inclinazioni e capacità, manifestando così la libertà dello Spirito nell’elargire i propri doni. È grazie a questo dinamismo nello Spirito che il Popolo di Dio, mettendosi in ascolto della realtà in cui vive, può scoprire nuovi ambiti di impegno e nuove forme per adempiere la propria missione.” (n. 58) Amare la Chiesa è cogliere ogni occasione, a partire dalle più vicine, per lasciar agire in noi l’amore di Dio, che la danza incontenibile dello Spirito porta nel mondo. È essere addirittura impazienti di curare il prossimo, incontrare chi è angosciato, accogliere chi è solo, soccorrere e consolare chi è povero, chi è malato, perdonare le offese. Quasi smaniosi di destinare il nostro tempo all’annuncio del Vangelo in tutte le sue forme: non tanto, e non solo, con le parole, ma con le opere, aiutando a costruire una Chiesa bella e buona, raggiungendo i fratelli che si sono persi sulle strade del mondo perché vi rientrino.

E come possiamo invece ricevere l’amore della Chiesa? Sempre i Vescovi, nello stesso documento, scrivono con paterna sapienza, a proposito della sensibilità dei laici che si mettono a disposizione con il loro servizio: “Alla Chiesa essi chiedono di non essere lasciati soli, ma di sentirsi inviati e sostenuti. […] Chiedono che il loro impegno sia riconosciuto per quello che è: azione di Chiesa in forza del Vangelo, non opzione privata. […] In una Chiesa sinodale missionaria, sotto la guida dei loro Pastori, le comunità saranno capaci di sostenere coloro che hanno inviato” (n. 59). L’amore che è stato dato deve ritornare: non per una forma estemporanea di gratitudine, ma quasi per necessità divina, di quel Dio che è Trinità: dove il Padre eternamente dona il proprio Amore (lo Spirito) al Figlio e il Figlio eternamente lo restituisce al Padre. Come Agostino intuisce nell’abisso luminosissimo del capitolo VIII del De Trinitate, l’unica vera necessità dell’universo è il libero dono del Padre e del Figlio, e l’unico modo che noi creature abbiamo per porci davanti al mistero della santissima Trinità è vivere con radicalità l’amore. Un amore pieno di fuoco e delicatezza, che “non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità” (1Cor 13,4b-6). Un amore generoso, operoso, che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (13,7).

Anna Valerio

condividi su

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti

Nelle serate di mercoledì, sono state proposte quattro lezioni online, disponibili in gratuitamente in podcast, per far maturare nel Popolo di Dio la visione ecclesiologica e liturgica presente nei testi del Magistero della Chiesa. A cura di Gianandrea Di Donna, Responsabile Ufficio Diocesano per la Liturgia.

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Ministeria Quædam
del Sommo Pontefice San Paolo VI (1 gennaio 1973)
Mercoledì 15 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Spiritus Domini
del Sommo Pontefice Francesco (10 gennaio 2021)
Mercoledì 22 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Antiquum ministerium
del Sommo Pontefice Francesco (10 maggio 2021)
Mercoledì 29 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
la Nota ad experimentum per il triennio 2022-2025
“I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia”
della Conferenza Episcopale Italiana (5 giugno 2022)
Mercoledì 5 febbraio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

condividi su