Il Catecumenato porta oltre la “tristezza” quaresimale

L’orazione della Prima Domenica di Quaresima dichiara: «O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero pasquale di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita». Per coloro che sono già stati battezzati, questo tempo liturgico porta a rinnovare l’atteggiamento di conversione a Gesù Cristo per aderire al suo Mistero Pasquale. In essa, i catecumeni, insieme ad ogni battezzato, incontrano il Signore scoprendolo nella Sacra Scrittura e nei riti che si celebrano.

Se in quella Domenica si celebra il Rito della Elezione dei catecumeni che riceveranno i sacramenti nella Veglia Pasquale, l’orazione di colletta è diversa: «O Dio, che operi sempre per la salvezza degli uomini e ora allieti il tuo popolo con una più larga effusione di grazia, guarda con bontà e accompagna con la tua protezione questi tuoi eletti nel loro cammino verso la rigenerazione e quando saranno rinati nel Battesimo». Prima ancora della richiesta di sostegno per gli eletti, l’accento è posto sulla letizia della Chiesa, quasi a dirci che l’itinerario di conversione che il catecumenato ci rivela è quello verso una gioia possibile e reale in Gesù Cristo.

È proprio il catecumenato a sgomberare il campo dalla tristezza “quaresimale”, per manifestarci che, come gli eletti daranno un nome ai loro peccati durante gli Scrutini, per ricevere sostegno nella lotta contro il male, così ciascuno di noi, che conosce da tempo la propria fragilità, potrà gustare la salvezza promessa: bere l’acqua viva con la Samaritana, scoprire la luce con il cieco nato, ritrovare la vita con Lazzaro.

Le parole della colletta del Secondo Scrutinio (IV Domenica di Quaresima) ci conducono con gli eletti alla gioia promessa: «Dio onnipotente ed eterno, colma di spirituale letizia la tua Chiesa: coloro che per nascita appartengono alla terra, con la rigenerazione battesimale rinascano alla vita del cielo».

Elide Siviero

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