Il mese intensivo che l’Ufficio per la Liturgia ha dedicato alla formazione, in questo inizio del 2025, aveva al centro la sfida, impegnativa perché molto concreta, di esplorare per la prima volta la questione dei ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista. Il Papa Francesco, in linea con gli spunti dati già da san Paolo VI nel 1974, l’ha affidata alle Chiese locali, chiedendo che vengano individuate tra i laici persone che, dopo aver acquisito le competenze necessarie, accettino di porsi in modo stabile a servizio delle Diocesi. I ministri ordinati – vescovo, presbiteri e diaconi – potranno richiedere il loro aiuto in vari ambiti, non ultimo quello della promozione e cura dei ministeri battesimali su cui faranno affidamento le parrocchie del futuro prossimo. È una novità e quindi va presentata, interrogata, capita, soppesata, gestita con delicatezza, ma anche amata, trattata con un sì nel cuore, di obbedienza e di speranza.
Abbiamo ascoltato questo sì dalle labbra dell’Arcivescovo di Torino, il Cardinal Roberto Repole, che ha portato la sua esperienza di pastore e teologo attento e generoso, della professoressa Emanuela Buccioni, che lo ha individuato tra le righe della Sacra Scrittura, del Reverendo Giuseppe Como, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Milano, che ha spiegato come la sua Chiesa si sia mossa prontamente, in obbedienza al Papa, per formare i primi candidati ai ministeri istituiti. E a questo sì siamo stati invitati con magnifica autorevolezza dal Prefetto del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Cardinal Arthur Roche. Nel contesto familiare di Casa Madonnina, dove è stato ospitato come un pellegrino del Vangelo, ci ha rivolto parole che non possono non commuoverci e riempirci di forza: “Vi esorto ad avere coraggio, proprio voi che – figli di questa Chiesa di Dio che è in Padova – siete gli eredi di una tradizione cristiana lunga, forte e illuminata: siete gli eredi di San Prosdocimo e della martire Giustina; avete conosciuto l’ardimento del Doctor evangelicus Sant’Antonio di Padova, la genialità pastorale di San Gregorio Barbarigo; voi custodite le spoglie mortali dell’Evangelista della misericordia San Luca. I vostri Vescovi hanno inviato, tra i primi nel mondo, i missionari fidei donum; avete la grazia delle opere della Carità, quali l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la Casa Madre Teresa di Calcutta, le Cucine economiche popolari per i più poveri; custodite preziosi tesori d’arte come il Battistero della Cattedrale e luoghi straordinari dove si sono celebrati e si celebrano i divini misteri; la vostra Biblioteca Capitolare conserva il Sacramentario Paduense, testimone della ricchezza straordinaria dell’epoca d’oro della Liturgia romana di Papa Gregorio Magno. Vi esorto, unitamente alle Diocesi che hanno avviato il processo di discernimento, formazione e istituzione di lettori, accolti e catechisti, a iniziare. La Chiesa ne ha bisogno!”
La storia mostra quanto sia stato importante, all’epoca della prima evangelizzazione, l’apporto di coloro che nelle comunità cristiane svolgevano il ministero di “maestri”, “lettori”, “accoliti”. I laici accoglievano il giogo soave e liberante del servizio in mezzo alle difficoltà più drammatiche, e così la fede nel Signore conquistava i popoli. Oggi le fatiche sono di segno opposto – l’indifferenza e l’aridità critica –, ma la risposta non può che essere chinarsi con slancio a lavare i piedi dei fratelli, correre con slancio a dare aiuto ai bisognosi, annunciare con slancio la vittoria della Croce sul male e sulla morte, accostarsi con slancio all’altare. Mostrare come questa sia l’unica scelta di vita ‘logica’, per un giovane in cerca di orientamento e per un vecchio in cerca di un orizzonte, per gli sposi e i genitori, i sani e i malati, i poveri e i ricchi, i reietti e i potenti, perché in un istante la nostra sicurezza materiale può venire meno, mentre tutto ciò che si fa per amore di Cristo e della sua Chiesa è speranza vera, abbondanza di vita, salvezza. Tutto: anche i nostri umani fallimenti.
Percorrere nei vari incontri l’ampio territorio diocesano, da Quero a Solesino, da Asiago a Strà, ha dato modo di riconoscere segni incoraggianti e problemi da affrontare. Uno tra tutti: la crisi del sacramento del Matrimonio, che rischia di essere accolta con rassegnazione. La sfida invece resta aperta, con la proposta, in marzo, di un breve corso in due date (in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale della Famiglia) sulla celebrazione delle Nozze cristiane.
La rassegna di formazione “Gennaio alla Liturgia 2025” parte con una presenza importante: il Cardinal Roberto Repole, Arcivescovo di Torino, cui è stata chiesta un’introduzione sul ruolo dei ministeri istituiti nella vita della Chiesa, la sera di venerdì 10 gennaio, a Casa Madonnina, e la mattina di sabato 11, al centro “Ave” di Casalserugo. Il secondo appuntamento, venerdì 17 gennaio, sempre alle ore 21 a Casa Madonnina, sarà con la teologa Emanuela Buccioni, docente di Nuovo Testamento presso l’ISSR della Toscana “Santa Caterina”. La sua conferenza avrà come titolo: “«Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto» (Es 24,7). La Parola di Dio ispira ogni ministero nella Chiesa”.
È un’ispirazione impegnativa; ce lo mostra la stessa citazione biblica: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». La traduzione italiana fa percepire la forzatura anche a livello grammaticale. L’ispirazione della Parola di Dio è impossibile da sintetizzare in modo piano. Prende la nostra logica e la rovescia, al punto che sembra venire prima l’operare dell’obbedire, il servire del capire. Così i ministeri nascono da un amore dirompente, che solo in un secondo momento si placa tanto da poter essere razionalizzato. Il fare precede l’essere: addirittura lo produce. E chi sia un po’ in confidenza con l’esperienza umana dell’amore sa che è così. Non si fa in tempo a riconoscere i (buoni) motivi per amare che già si ama e già l’amare è un fare, un dare, un trasformarsi, un vivere. La questione più grande che il ‘tema’ della ministerialità nella Chiesa propone è forse proprio questa: l’amore della Chiesa. L’amore che si dà alla Chiesa e l’amore che da essa si riceve.
Come possiamo amare la Chiesa? Ecco la risposta dei Vescovi nel documento finale del recente Sinodo sulla Sinodalità: “Ogni Battezzato risponde alle esigenze della missione nei contesti in cui vive e opera a partire dalle proprie inclinazioni e capacità, manifestando così la libertà dello Spirito nell’elargire i propri doni. È grazie a questo dinamismo nello Spirito che il Popolo di Dio, mettendosi in ascolto della realtà in cui vive, può scoprire nuovi ambiti di impegno e nuove forme per adempiere la propria missione.” (n. 58) Amare la Chiesa è cogliere ogni occasione, a partire dalle più vicine, per lasciar agire in noi l’amore di Dio, che la danza incontenibile dello Spirito porta nel mondo. È essere addirittura impazienti di curare il prossimo, incontrare chi è angosciato, accogliere chi è solo, soccorrere e consolare chi è povero, chi è malato, perdonare le offese. Quasi smaniosi di destinare il nostro tempo all’annuncio del Vangelo in tutte le sue forme: non tanto, e non solo, con le parole, ma con le opere, aiutando a costruire una Chiesa bella e buona, raggiungendo i fratelli che si sono persi sulle strade del mondo perché vi rientrino.
E come possiamo invece ricevere l’amore della Chiesa? Sempre i Vescovi, nello stesso documento, scrivono con paterna sapienza, a proposito della sensibilità dei laici che si mettono a disposizione con il loro servizio: “Alla Chiesa essi chiedono di non essere lasciati soli, ma di sentirsi inviati e sostenuti. […] Chiedono che il loro impegno sia riconosciuto per quello che è: azione di Chiesa in forza del Vangelo, non opzione privata. […] In una Chiesa sinodale missionaria, sotto la guida dei loro Pastori, le comunità saranno capaci di sostenere coloro che hanno inviato” (n. 59). L’amore che è stato dato deve ritornare: non per una forma estemporanea di gratitudine, ma quasi per necessità divina, di quel Dio che è Trinità: dove il Padre eternamente dona il proprio Amore (lo Spirito) al Figlio e il Figlio eternamente lo restituisce al Padre. Come Agostino intuisce nell’abisso luminosissimo del capitolo VIII del De Trinitate, l’unica vera necessità dell’universo è il libero dono del Padre e del Figlio, e l’unico modo che noi creature abbiamo per porci davanti al mistero della santissima Trinità è vivere con radicalità l’amore. Un amore pieno di fuoco e delicatezza, che “non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità” (1Cor 13,4b-6). Un amore generoso, operoso, che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (13,7).
Nelle serate di mercoledì, sono state proposte quattro lezioni online, disponibili in gratuitamente in podcast, per far maturare nel Popolo di Dio la visione ecclesiologica e liturgica presente nei testi del Magistero della Chiesa. A cura di Gianandrea Di Donna, Responsabile Ufficio Diocesano per la Liturgia.
Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti: il motu proprio Ministeria Quædam del Sommo Pontefice San Paolo VI (1 gennaio 1973) Mercoledì 15 gennaio 2025 → video su YouTube→ Podcast su Spotify
Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti: il motu proprio Spiritus Domini del Sommo Pontefice Francesco (10 gennaio 2021) Mercoledì 22 gennaio 2025 → video su YouTube→ Podcast su Spotify
Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti: il motu proprio Antiquum ministerium del Sommo Pontefice Francesco (10 maggio 2021) Mercoledì 29 gennaio 2025 → video su YouTube→ Podcast su Spotify
Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti: la Nota ad experimentum per il triennio 2022-2025
“I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia”
della Conferenza Episcopale Italiana (5 giugno 2022) Mercoledì 5 febbraio 2025 → video su YouTube→ Podcast su Spotify
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Gennaio alla Liturgia – Fiesso d’Artico 31 gennaio 2025 – Casa diocesana di spiritualità «La Madonnina»
I ministeri istituiti. Come suscitarli e accompagnarli al tempo della Chiesa sinodale.
CARD. ARTHUR ROCHE
«Assunse la forma di servo» (cfr. Fil 2,7)
Il Santo Padre Francesco, nel rivolgersi ai Diaconi permanenti della Diocesi di Roma insieme alle loro famiglie, nel 2021, ebbe a dire: «I diaconi, proprio perché dediti al servizio di questo Popolo, ricordano che nel corpo ecclesiale nessuno può elevarsi al di sopra degli altri. […] Tutti siamo chiamati ad abbassarci, perché Gesù si è abbassato, si è fatto servo di tutti. Se c’è uno grande nella Chiesa è lui, che si è fatto il più piccolo e il servo di tutti. E tutto comincia da qui, come ci ricorda il fatto che il diaconato è la porta d’ingresso dell’Ordine. […] Ricordiamoci, per favore, che sempre per i discepoli di Gesù amare è servire e servire è regnare. Il potere sta nel servizio, non in altro. […] I diaconi sono i custodi del servizio nella Chiesa, per conseguenza si può dire che sono i custodi del vero “potere” nella Chiesa, perché nessuno vada oltre il potere del servizio. […] I diaconi non saranno “mezzi preti” o preti di seconda categoria, né “chierichetti di lusso”, no, su quella strada non si cammina; saranno servi premurosi che si danno da fare perché nessuno sia escluso e l’amore del Signore tocchi concretamente la vita della gente».
Ho citato alcuni stralci di questo discorso del Papa Francesco, pensando al grande lavoro che la vostra Diocesi di Padova sta facendo nella promozione dei ministeri, dopo la conclusione del Sinodo diocesano e l’avvio del programma di attuazione delle indicazioni emerse dalla Lettera post-sinodale del vostro carissimo Vescovo Claudio, che desidero salutare fraternamente.
Il Papa, con il suo stile sferzante, non teme di intravvedere nel ministero diaconale il pericolo di una realizzazione “a metà”. I Diaconi – dice il Santo Padre – «non saranno “mezzi preti” o preti di seconda categoria, né “chierichetti di lusso”», ma «servi premurosi che si danno da fare perché nessuno sia escluso e l’amore del Signore tocchi concretamente la vita della gente». Egli intravvede il rischio che il ministero si trasformi in clericalismo, quella piaga che perverte il servizio, quasi esso fosse occasione per entrare a far parte di una «casta sacerdotale “sopra” il Popolo di Dio», dimenticando che nel corpo ecclesiale nessuno può elevarsi al di sopra degli altri.
Nel clima di grande secolarismo in cui viviamo, la missione della Chiesa deve far sì sempre di più che il ministero dell’annuncio del Vangelo, affidato da Gesù Cristo agli Apostoli e ai Vescovi loro successori, raggiunga gli estremi confini della terra (cfr. At 1,9) in modo che nessuno venga escluso da questo dono di grazia.
Il compito apostolico della Chiesa, il servitium (o ministerium), è per eccellenza quello di annunciare la Parola di salvezza, di esercitare la dolcissima e ineguagliabile virtù della carità – specialmente nei confronti dei più poveri –, nonché di celebrare i divini misteridella grazia con cui gli uomini, rinati dall’acqua e dallo Spirito, siano resi conformi a Cristo crocifisso, sepolto e risuscitato. Ora il Vescovo, nella Chiesa, esprime la pienezza di questoministero, nel senso che ne garantisce la relazione fontale con Cristo, servo dell’umanità, origine e causa di ogni ministero ecclesiale. Con il Vescovo, «i Presbiteri sono chiamati a vivere il proprio servizio in un atteggiamento di vicinanza alle persone, di accoglienza e di ascolto di tutti, aprendosi a uno stile sinodale». Essi «costituiscono insieme col loro Vescovo un unico Presbiterio» (LG 28) e collaborano con lui nel discernere i carismi e nell’accompagnare e guidare la Chiesa locale, con una particolare attenzione al servizio dell’unità (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione», 26 ottobre 2024, n. 72). Anche i Diaconi, servi dei misteri di Dio e della Chiesa (cfr. LG 41), ordinati «non per il sacerdozio, ma per il ministero» (LG 29), «lo esercitano nel servizio della carità, nell’annuncio e nella liturgia, mostrando in ogni contesto sociale ed ecclesiale in cui sono presenti la relazione tra Vangelo annunciato e vita vissuta nell’amore, e promuovendo nella Chiesa intera una coscienza e uno stile di servizio verso tutti, specialmente i più poveri (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 73).
Questo compito che ho definito “apostolico” ha, come risulta dal Nuovo Testamento e dalle testimonianze dell’epoca sub-apostolica, il proprio radicamento nel mandato affidato da Cristo ai Dodici, i quali, fin dagli inizi della storia della Chiesa, scelsero collaboratori e successori che furono detti “Vescovi”. E questi, a loro volta, si valsero di ausiliari nell’esercizio del ministero apostolico, detti “Presbiteri” e “Diaconi”. I primi condividevano con i Vescovi il compito di guidare e santificare con i sacramenti le piccole comunità cristiane e i secondi la sollecitudine della carità verso i poveri e la collaborazione nella Liturgia.
Ai tre ministeri di stretta partecipazione al ministero del Vescovo se ne aggiunsero, nella Chiesa antica, altri “di grado inferiore”. Anzitutto vi era il suddiacono, stretto collaboratore del Diacono. Il ministero più importante era invece quello del lettore, presente in tutte le Chiese d’Oriente e d’Occidente. Egli era incaricato di leggere nelle assemblee liturgiche e si occupava della catechesi; in Occidente e in Africa, curava anche il canto liturgico. Va detto, come ricorda il Papa nel suo Motu Proprio Antiquum ministerium (del 10 maggio 2021), che uno dei ministeri fondamentali e importantissimi della Chiesa antica era quello del catechista. Scrive il Papa, al nr. 1 di Antiquum ministerium: «È pensiero comune tra i teologi che i primi esempi si ritrovino già negli scritti del Nuovo Testamento. Il servizio dell’insegnamento trova la sua prima forma germinale nei “maestri” a cui l’Apostolo fa menzione scrivendo alla comunità di Corinto».
Sempre nell’antichità operava l’ordo viduarum (delle vedove), cui era riservato un posto speciale nelle assemblee liturgiche; esse si dedicavano a opere di bene, a consigliare le donne giovani, alla preghiera e all’ascesi. In alcune Chiese, risale forse al III secolo (secondo Didascalia Apostolorum) il ministero della diaconessa, con responsabilità liturgiche in favore delle catecumene e nel contesto del Battesimo delle donne. Gli accoliti avevano il compito di servire il Diacono, di assistere il celebrante all’altare e di accompagnare il Vescovo. In Oriente era diffusa la figura dell’esorcista, che imponeva le mani ai catecumeni per opporsi con la preghiera alle lusinghe del maligno nei confronti di chi cominciava a camminare alla sequela di Cristo; l’ostiario, alle porte dell’edificio sacro, provvedeva all’accoglienza dei fedeli; il mansionario (il nostro sacrista) si occupava della chiesa presso la quale abitava, o del cimitero; assieme a lui, i fossores (copiatæ) erano incaricati di scavare nelle catacombe e nei cimiteri le tombe dei defunti, nonché di eseguire tutte le opere di abbellimento, ed era di loro competenza anche l’amministrazione di quei luoghi. Ad Alessandria e, successivamente, a Costantinopoli, sorse un’associazione di credenti dediti alla cura degli infermi, detti parabolani, cioè letteralmente “coloro che rischiano la propria vita”.
Questa grande varietà di ministeri che la storia del cristianesimo ci testimonia mostra, riprendendo la nota espressione di Lumen Gentium, che «lo Spirito Santo unifica la Chiesa nella comunione e nel ministero, la istruisce e la dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce con i suoi frutti» (LG 4).
La Chiesa – come il Sinodo dei Vescovi appena concluso ci ha testimoniato e come certamente anche il Sinodo della vostra Chiesa di Padova ha fatto comprendere – si accorge che la sua vita nel mondo contemporaneo necessita di una riappropriazione della ricchezza e potenza dei carismi e dei ministeri, di cui lo Spirito del Signore l’ha dotata fin dalle sue origini non smettendo di elargirgliene. Già il Motu proprio Ministeria quædam di San Paolo VI (1972) chiedeva che questi ministeri – i quali, passando attraverso la fase medievale e tridentina degli Ordini Minori, avevano finito per essere riservati solamente ai futuri Presbiteri – andassero intesi e vissuti secondo un nuovo ordinamento, che chiamava in causa le intere comunità cristiane. Il lettorato e l’accolitato hanno cessato così di essere solamente delle “tappe” verso il Presbiterato per diventare, come già voleva Paolo VI, ministeri del popolo di Dio, espletati dai battezzati che, operando in diverse situazioni di vita, sono corresponsabili della missione affidata da Cristo agli Apostoli e compartecipi, con i Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi, alla sua azione di evangelizzazione, alla sua vita liturgica e alla sua presenza nel mondo per mezzo della carità. Ministeria quædam, citando Sacrosanctum Concilium, dice inoltre con forza: «È ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto» (1Pt 2,9; cfr. 1Pt 2,4-5), ha diritto e dοvere in forza del Battesimo. A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e dell’incremento della Liturgia: essa infatti è la prima e indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano, e perciò i pastori devono sforzarsi di ottenerla attraverso un’adeguata formazione (SC 14). Il Concilio e Paolo VI, oltre mezzo secolo fa, ci spronavano con forza a riscoprire la necessità di questo stile ministeriale nella Chiesa.
Mentre per i candidati al Diaconato e al Presbiterato i ministeri istituiti del letterato e dell’accolitato (cui oggi dovremmo aggiungere quello del catechista) hanno una funzione pedagogica – in vista della loro formazione a queste dimensioni della vita ecclesiale, che dovranno saper interpretare come guide delle comunità cristiane –, nel caso dei laici l’assunzione di un ministero nella Chiesa ha una profondità diversa. Il fondamento di ogni ministero è costituito dalla fede e dal Battesimo e ciò fa sì che ciascun battezzato abbia il dovere di assumere nella propria vita la responsabilità del servizio a Cristo e al suo Vangelo. Come suggeriscono la lezione della Chiesa antica e del Magistero più recente dei Pontefici e della Chiesa Italiana, alcuni battezzati possono allora ricevere dai Pastori un mandato ecclesiale che chiede loro di operare con piena responsabilità per l’evangelizzazione, la santificazione e la carità.
I ministeri hanno ricevuto molti nomi, fin dalle origini, in base alle mansioni con cui i credenti si mettevano “di fatto” a servizio del Vangelo e della Chiesa, e questa è sempre stata l’esperienza più diffusa, nella Chiesa universale e nella Chiesa particolare. Tra di essi, si individuano figure che esprimono una particolare vocazione e, dopo un attento discernimento dei Pastori e una formazione adeguata e responsabile, possono farsi conferire un mandato ecclesiale di portata diversa. In questo caso si parla di ministeri istituiti. Ricevendo l’istituzione liturgica da parte del Vescovo, questi cristiani sono in grado di rendere il loro servizio in una modalità più fortemente pubblica, ecclesiale, mostrando una comunione visibile con gli altri ministeri, carismi e servizi nella Chiesa.
Leggendo il testo della Lettera post-sinodale del vostro Vescovo Claudio, “Ripartiamo da Cana”, mi colpiscono queste espressioni, che sono il risultato del lavoro fatto nella vostra Diocesi durante il Sinodo: «Trovo stimolante per la nostra Diocesi sviluppare e rendere concreta anche la prospettiva di individuare e formare candidati ai ministeri istituiti. Per loro intravedo, come avviene per i presbiteri e i diaconi, un mandato specifico del Vescovo nella direzione di un servizio formativo allargato in alcune zone territoriali della Diocesi, oppure un preciso incarico in Uffici o Servizi diocesani » (n. 31). Il Vescovo Claudio illustra in questi termini la cosiddetta “proposta 17” del testo sinodale: “Attualmente nella Diocesi di Padova i ministeri istituiti (lettorato e accolitato) riguardano solamente i candidati al ministero ordinato (i seminaristi) e i candidati al diaconato permanente. Si chiede, pertanto, che il Vescovo promuova l’istituzione del lettorato, dell’accolitato e anche del compito del catechista secondo le indicazioni della Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia. I ministeri istituiti possono essere al servizio di più parrocchie o ricevere incarichi diocesani, come avviene per i presbiteri e i diaconi (n. 28).
Ho compreso dai testi del lavoro post-sinodale come sia già iniziato nella vostra Diocesi un periodo molto intenso di promozione dei ministeri nelle parrocchie, coordinato da una specifica Commissione, incaricata dal Vescovo, e composta dal Vicario episcopale per la pastorale e dai Responsabili degli Uffici per l’Annuncio e la Catechesi, dell’Ufficio per la Liturgia e dell’Ufficio per la Carità (Caritas), in dialogo sia con i docenti della Facoltà Teologica del Triveneto e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose che con gli altri Uffici diocesani. Il lavoro di questa Commissione dovrà promuovere i ministeri più diffusi e capillari a servizio delle parrocchie, quelli che nascono dal Battesimo e possono lodevolmente essere chiamati “battesimali”. Essi saranno costituiti in équipe per coordinare e promuovere «gli ambiti essenziali della vita della Chiesa e della sua missione» (Ripartiamo da Cana n. 27). L’azione pastorale – dice la Lettera del Vescovo – «pertanto non dipende più totalmente dalla disponibilità e generosità del parroco o di qualcuno da lui incaricato ma si configura come una responsabilità plurale condivisa».
È una bella intuizione ecclesiale e vi esorto come Chiesa a proseguire nel lavoro di identificazione, promozione e formazione del popolo di Dio per dotare i Parroci di questi importanti collaboratori nel servizio pastorale, ma devo anche raccomandarvi di non dimenticare i desideri del Magistero postconciliare a proposito dei ministeri istituiti. Già Paolo VI, come dicevo prima, ha indicato la necessità di percorre questa via, e, successivamente, il Magistero dei Pontefici e della Conferenza Episcopale Italiana non lascia dubbi al riguardo. Papa Francesco, con il Motu Proprio Antiquum Ministeriume tutta la riflessione del recente Sinodo sulla Sinodalità, non lasciano dubbi al riguardo. Così anche la Chiesa italiana, nella recente Nota ad experimentum “I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia” (5 giugno 2022). Io stesso ho firmato, il 3 dicembre 2021, la nuova editio typica del Rito di Istituzione dei catechisti, con una lettera di accompagnamento rivolta ai Presidenti della Conferenze episcopali di tutto il mondo, in cui affidavo loro il compito di chiarire il profilo e il ruolo dei catechisti, di offrire sostegni pedagogici adeguati, di formare le comunità perché comprendano la vocazione di un simile servizio.
Vorrei allora considerare che “il tempo si è fatto breve” e i richiami pressanti del Magistero ci esortano a iniziare questo percorso verso l’istituzione di lettori, accoliti e catechisti. Il mio personale parere è che, forse, la Chiesa è un po’ “in ritardo” rispetto all’intuizione del Concilio Vaticano II. Il grande secolarismo e la riduzione considerevole del numero di Presbiteri e Diaconi nelle Chiese di antica tradizione ci esortano a guardare a un’opportunità del genere con grande favore e sollecitudine. Abbiamo necessità cha almeno alcuni ministeri laicali ricevano il mandato della Chiesa e si presentino come stabili, e speriamo davvero che cresca il numero dei laici dotati di generosità e maturità tali da poter essere investiti in modo regolare di compiti da svolgere a favore di tutto il Popolo di Dio.
Desidererei ora mostrare perché l’eredità del Concilio Vaticano II sia un’urgente e chiara chiamata perché le nostre Chiese locali si adoperino a promuovere i ministeri istituiti.
La Chiesa è articolata in carismi e ministeri. La vita ecclesiale non può essere concentrata nelle mani “di pochi”, ma deve espandersi con varietà e vivacità in modo che il numero più alto possibile di battezzati partecipino attivamente al suo operare, nella ricchezza e diversità dei doni dello Spirito Santo. Così si costruisce la comunione ecclesiale e la Chiesa viene spinta con rinnovato slancio verso la sua missione.
Per mezzo delle azioni ministeriali della Chiesa (la Parola di Dio, l’Eucaristia, gli altri sacramenti, la preghiera liturgica, le azioni di servizio e carità, specialmente nei confronti dei piccoli e dei poveri), Cristo “prolunga” il proprio mistero nella Chiesa e nel tempo, “vive e perdura” in essi. Potremmo dire che la Chiesa altro non fa che rendere presente tale mistero di salvezza. Per essere capaci di testimoniarlo nel mondo, i ministri istituiti ricevono la forza dello Spirito Santo e la vita di Cristo, sono legati a doppia mandata al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia, e si pongono in stretta comunione con il Vescovo e i Presbiteri. La loro configurazione sacramentale fa sì che in essi appaia chiaramente che «lo Spirito Santo opera la santificazione del popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti» (AA 3).
La Lumen Gentium, al numero 10, ci ricorda che «il sacedozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all’unico sacerdozio di Cristo». Si comprende allora come il sacerdozio comune e battesimale da cui sorgono i ministeri istituiti non possa che essere esercitato in comunione e complementarietà – secondo vocazioni diverse, ma che si integrano arricchendo la missione della Chiesa – con il sacerdozio ministeriale. Tale prospettiva ci permette di cogliere cosa significhi vivere i ministeri istituiti in una prospettiva di Chiesa tutta sinodale nello spirito interiore, nelle sue istituzioni e nella sua missione ad extra.
I ministeri istituti del lettore, dell’accolito e del catechista sono in relazione strettissima con la vita della Chiesa, che ascolta e obbedisce alla Parola di Dio, culmina nella celebrazione dell’Eucaristia e trasfonde questo dono nell’esercizio della carità concreta. Il lettore che annuncia le sante Scritture non può non essere, in parrocchia, un catechista, un evangelizzatore, un orante, un testimone. E l’accolito, che, in aiuto del Diacono, serve l’altare e il Presbitero, poiché sarà un servitore dell’Eucaristia, non potrà non favorire l’unione fraterna, la carità più zelante ed essere un promotore del culto a Dio in Spirito e verità (cfr. Gv 4,23). Una prospettiva del genere ci fa veramente comprendere cosa intenda Sacrosanctum Concilium 10 quando dice che la Liturgia è la fonte e il culmine della vita e dell’attività della Chiesa.
Secondo una simile cristologia ed ecclesiologia, non possiamo pensare i ministeri istituiti come dei cristiani che, quasi “truppe d’assalto”, servono a riempire i quadri numerici delle forze in campo per far “funzionare” l’apparato ecclesiale. Essi sono piuttosto, in forza del Battesimo-Cresima-Eucaristia, resi partecipi della missione ecclesiale che parte dalla Liturgia, ascolta la Parola di Dio, agisce con infinita carità e torna alla Liturgia. Così si inseriscono nella vita integrale della Chiesa e in tutti i suoi passaggi, nelle sue necessità e servizi a favore di ogni uomo e donna chiamato all’incontro con Cristo. Si comprende allora come rappresentino una grazia, non un incarico. Essi vengono conferiti infatti per mezzo di una celebrazione liturgica (un autentico Rito di istituzione), che effonde la propria efficacia grazie allo Spirito Santo invocato sul lettore, sull’accolito e sul catechista in quella bellissima benedizione, che li invita a «compiere fedelmente il loro servizio» (Orazione dell’istituzione degli accoliti), da poco promulgata dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti:
Padre, che ci rendi partecipi della missione di Cristo tuo Figlio
e provvedi la tua Chiesa dei molteplici doni dello Spirito,
benedici questi tuoi figli e figlie eletti al ministero di catechisti.
Concedi che vivano profondamente il loro Battesimo,
cooperando con i Pastori nei diversi tipi di apostolato,
per l’edificazione del tuo Regno.
I ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista devono essere istituiti da parte della Chiesa, chiamando in causa la figura del Vescovo, per alcune ragioni che vorrei sintetizzare:
Anzitutto, la celebrazione di istituzione indica che traggono la loro forza non dalla disponibilità e dalla buona volontà di chi li esercita, ma dalla grazia dello Spirito Santo, garantita dall’agire sacramentale della Chiesa e dal ministero apostolico dei Vescovi. Il dono di Dio e l’intercessione di un successore degli Apostoli li strappano dalla deriva del mero “volontariato” e collocano il loro senso nell’obbedienza a una chiamata di Cristo.
I ministeri istituiti esigono una profonda maturità umana e cristiana in coloro che li assumono, una luminosa fede, nella meditazione della Parola di Dio, nella frequenza all’Eucaristia e agli altri sacramenti, in un’esistenza cristiana fervente e accompagnata dal discernimento di una guida spirituale. Solo così l’esercizio del ministero istituito non si dissocerà dall’esemplarità nel vivere. Il Vescovo prega infatti che i lettori possano «diventare fedeli annunziatori ai loro fratelli» (Preghiera di benedizione dei lettori), o che gli accoliti «distribuiscano fedelmente il pane della vita ai loro fratelli e crescano continuamente nella fede e nella carità» (Preghiera di benedizione degli accoliti).
Questi ministeri non devono scivolare verso derive personalistiche o lusinghe onorifiche, né essere pensati come semplici disponibilità sporadiche nella vita di un cattolico e prestazioni estemporanee nel caso di deficit organizzativi.
Tutto questo richiederà criteri di discernimento ispirati per individuare uomini e donne che abbiano la vocazione a rendersi disponibili in senso pieno a servire la Chiesa come lettori, accoliti e catechisti istituiti. Essi dovranno acquisire competenze robuste in materia di fede, di annuncio della Parola di Dio e in ambito liturgico, idonee a realizzare quanto richiesto in spirito di comunione e di obbedienza a ciò che il ministero comporta, quindi alla fede della Chiesa, alle norme della Liturgia, alla comunione ecclesiale e alla legge suprema della Carità. Colui che assume tali ministeri istituiti dovrà infatti porsi in atteggiamento di continuità e di disponibilità rispetto alle necessità della sua Chiesa. Le importanti doti e ricchezze per le quali il Signore li chiama al servizio chiedono a questi uomini e donne di farlo «stabiliter» (can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico).
Il lettore
Il lettore, il più antico e articolato dei ministeri ecclesiali, è istituito in primis per proclamare la Parola di Dio nell’assemblea liturgica (cfr. Ministeria quaedam, n. 5). Conoscendo e amando la Scrittura, egli aiuta e favorisce nella Chiesa la fede nella presenza del Signore Gesù, Verbo incarnato, giacché, nella sacra Liturgia, «è Cristo che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 7).
Il lettore agisce in modo peculiare durante la celebrazione liturgica, specialmente l’Eucaristia, curando un’adeguata celebrazione della Parola di Dio. Per questo può preparare ed educare l’assemblea all’ascolto liturgico delle Sante Scritture e formare, sostenere e coordinare i lettori nella proclamazione della Parola di Dio con competenza, nobiltà, sobrietà e dignità. Questo compito diventa utilissimo anche in altre celebrazioni della Parola di Dio, nella Liturgia delle Ore e nel servizio dell’annuncio del kerigma specialmente nei confronti dei lontani e dei cosiddetti “ricomincianti”. Il lettore dev’essere in grado di animare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio, servendosi con una certa competenza – anche esegetica e di retta interpretazione legata al Magistero della Chiesa – di alcuni fondamentali testi biblici. Potrebbe infine aiutare i Presbiteri e i Diaconi nell’accompagnamento dei fedeli desiderosi di un incontro vivo ed efficace con la Parola di Dio.
L’accolito
Questo antico ministero viene mirabilmente e splendidamente istituito al servizio al corpo di Cristo sacramentale nella celebrazione eucaristica, e al corpo del Cristo mistico, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi (cfr. Rito di Istituzione degli Accoliti, n. 29).
L’accolito è chiamato a servire l’altare, segno di Cristo e luogo santo dove il pane e il vino diventano il suo glorioso Corpo e prezioso Sangue. Sull’altare, grazie all’epiclesi dello Spirito Santo, i figli della Chiesa, mangiando quell’unico pane e bevendo a quell’unico calice, diventano in Cristo un solo Corpo. L’accolito serve l’altare occupandosi anche di tutto ciò che permette all’Eucaristia di risplendere in tutta la sua luce divina: libri liturgici, tovaglie, lini, ceri, vasi sacri, suppellettili, fiori, incenso e in genere gli strumenti necessari per la celebrazione della divina Liturgia. L’accolito inoltre provvede alla distribuzione della Comunione (nella e fuori dalla celebrazione dell’Eucaristia), in aiuto ai ministri ordinari della Comunione (Vescovo, Presbitero e Diacono). Egli può anche promuovere e guidare l’adorazione eucaristica e ogni altro culto eucaristico. Nelle parrocchie, la presenza dell’accolito istituito sarebbe preziosa per coordinare coloro che portano la Comunione eucaristica agli anziani, ai malati e a quanti sono in difficoltà nel partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia. L’accolito potrebbe diventare una sorta di responsabile e promotore dei ministri straordinari della Comunione, perché essi, sempre più numerosi nelle nostre parrocchie in aiuto dei Presbiteri, siano un vero «ponte tra l’unico altare e le tante case» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3b), segno della presenza viva di Cristo nell’Eucaristia della Chiesa, per la vita del mondo.
Il catechista
«In armonicacollaborazione con i ministri ordinati e con gli altri ministri, istituiti e di fatto, si dedica al servizio dell’intera comunità, alla trasmissione della fede e alla formazione della mentalità cristiana, testimoniando anche con la propria vita il mistero santo di Dio che ci parla e si dona a noi in Gesù» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). Questa particolare vocazione abilita il catechista ad aiutare i battezzati a crescere nella formazione alla vita cristiana, sempre attingendo alla Parola di Dio, alla Tradizione della Chiesa, ai sacramenti e al servizio della carità. Per tale ragione, avrà una particolare attitudine verso la catechesi per l’Iniziazione cristiana, dei bambini e degli adulti e potrebbe rendersi disponibile a guidare e accompagnare quanti hanno già ricevuto i sacramenti dell’Iniziazione e sono chiamati a crescere nella sequela di Cristo nelle diverse stagioni della vita. Egli è una specie di missionario, come ama ripetere il Santo Padre Francesco, verso le periferie esistenziali del mondo. Il catechista è particolarmente prezioso nel momento in cui si devono individuare e accompagnare nella formazione gli altri ministeri laicali all’interno della parrocchia.
A partire dalle possibilità indicate per il “catechista istituito” dal documento del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, la Conferenza Episcopale Italiana ha scelto di «conferire il “ministero istituito” del/la catechista a una o più figure di coordinamento dei catechisti dell’iniziazione cristiana dei ragazzi (cfr. n. 9) e a coloro che “in modo più specifico svolgono il servizio dell’annuncio” nel catecumenato degli adulti (cfr. n. 10)» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). Il catechista infine, secondo una ponderata e prudente decisione del Vescovo diocesano e secondo le scelte pastorali della Diocesi, potrebbe essere, «sotto la moderazione del parroco, un referente di piccole comunità (senza la presenza stabile del presbitero)» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). E ancora potrebbe «guidare, in mancanza di diaconi e in collaborazione con Lettori e Accoliti istituiti, le celebrazioni domenicali [dette con neologismo] in assenza del presbitero e in attesa dell’Eucaristia» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c).
Il Vescovo, coadiuvato da un’équipe di esperti, dovrà garantire per i candidati al ministero del lettore, dell’accolito e del catechista un tempo di formazione teologica e pastorale, di accompagnamento personale e spirituale, e – cosa da non sottovalutare – di formazione e acquisizione di una mentalità ecclesiale e di comunione. Al termine di un simile itinerario, il Vescovo avrà, come ha ben descritto la Nota della Conferenza Episcopale Italiana, il compito di:
riconosce tale vocazione nella persona del candidato;
valutarne l’utilità concreta e specifica per una realtà ecclesiale locale;
istituirlo con il rito liturgico proprio;
incaricarlo, con un atto giuridico proprio, conferendo un mandato per un ministero specifico.
Risulta chiaro, dopo il Motu Proprio di Papa Francesco Spiritus Domini (10 gennaio 2021), che al ministero istituito di lettore, accolito e catechista possono accedere sia uomini che donne. Secondo la valutazione compiuta con i criteri di discernimento indicati dalla Conferenza Episcopale, dovranno essere cristiani di profonda fede, «formati alla Parola di Dio, umanamente maturi, attivamente partecipi alla vita della comunità cristiana, capaci di instaurare relazioni fraterne, in grado di comunicare la fede sia con l’esempio che con la parola, e riconosciuti tali dalla comunità, nelle forme e nei modi che il Vescovo riterrà opportuni» (Nota ad experimentumI ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 4). Il Vescovo diocesano avrà il compito di stabilire infine – sempre con l’aiuto della Commissione da lui istituita – itinerari stabili di accompagnamento di questi ministeri istituiti, proponendo attività pastorali che assicurino l’aggiornamento teologico e biblico di coloro che hanno già ricevuto il mandato. Questo potrà avvenire con lezioni frontali, ma anche con seminari e stage in loco, eventualmente integrati da corsi online.
La Conferenza Episcopale Italiana ha previsto, come sapete, un tempo di formazione di almeno un anno, sotto la guida dell’équipe diocesana, che dovrà accompagnare le persone specie all’inizio dell’esercizio del loro ministero.
Il Cammino sinodale delineato nella Chiesa Universale e nelle Chiese che sono in Italia è un’occasione particolarmente propizia per creare uno spazio per questi fratelli e sorelle che dovranno porsi a servizio di Cristo, della Chiesa, dell’annuncio del Vangelo, della celebrazione dei divini misteri e dei fratelli più piccoli e poveri con la madre di ogni virtù, la Carità di Cristo.
Comprendiamo come il rischio della clericalizzazione di simili figure o la loro riduzione a “mezzi chierichetti” – per ripetere il monito del Santo Padre che ho citato all’inizio del mio intervento – è grande. Per questo esorto l’amato confratello, il Vescovo Claudio, ad adoperarsi, con l’aiuto dei suoi collaboratori, per far maturare nella Diocesi a lui affidata questo nuovo spirito profetico. La Chiesa tutta ha bisogno di tutti e il Vangelo deve raggiungere gli estremi confini della terra. Esorto la vostra Diocesi a non temere di lavorare per dare inizio all’istituzione dei ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista, con spirito veramente evangelico, con competenza e atteggiamento adulto, maturo ed ecclesiale, e, infine, con cuore colmo di amore cristiano.
«Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,4-7). Questi doni non saranno delle proprietà private di chi li riceve e li esercita, né ragioni di rivendicazione personale o settaria. Siamo chiamati invece, grazie al soffio potente e al dinamismo dello Spirito Santo, a rispondere alle sfide pressanti del nostro tempo individuando nuovi ambiti della missione della Chiesa. I cristiani, in famiglia, nel lavoro, nell’impegno civico, politico e sociale, hanno il compito di portare una speranza che non delude, quella che il Papa ci addita dopo aver spalancato la Porta santa della Basilica Vaticana.
Vi esorto ad avere coraggio, proprio voi che – figli di questa Chiesa di Dio che è in Padova – siete gli eredi di una tradizione cristiana lunga, forte e illuminata: siete gli eredi di San Prosdocimo e della martire Giustina; avete conosciuto l’ardimento del Doctor evangelicus Sant’Antonio di Padova, la genialità pastorale di San Gregorio Barbarigo; voi custodite le spoglie mortali dell’Evangelista della misericordia San Luca. I vostri Vescovi hanno inviato, tra i primi nel mondo, i missionari fidei donum; avete la grazia delle opere della Carità, quali l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la Casa Madre Teresa di Calcutta, le Cucine economiche popolari per i più poveri; custodite preziosi tesori d’arte come il Battistero della Cattedrale e luoghi straordinari dove si sono celebrati e si celebrano i divini misteri; la vostra Biblioteca Capitolare conserva il Sacramentario Paduense (680-685), testimone della ricchezza straordinaria dell’epoca d’oro della Liturgia romana di Papa Gregorio Magno.
Vi esorto, unitamente alle Diocesi che hanno avviato il processo di discernimento, formazione e istituzione di lettori, accolti e catechisti, a iniziare. La Chiesa ne ha bisogno!
Concludo citando il testo finale del Sinodo dei Vescovi, cui ho avuto modo di partecipare di recente, e lo raccomando alla vostra lettura e meditazione.
Coloro che nella Chiesa svolgono un ministero per la missione del Vangelo «chiedono di non essere lasciati soli, ma di sentirsi inviati e sostenuti. Chiedono di essere nutriti dal pane della Parola e dell’Eucaristia, oltre che dai legami fraterni della comunità. Chiedono che il loro impegno sia riconosciuto per quello che è: azione di Chiesa in forza del Vangelo, non opzione privata. Chiedono infine che la comunità accompagni coloro che, per la loro testimonianza, sono stati attirati dal Vangelo. In una Chiesa sinodale missionaria, sotto la guida dei loro Pastori, le comunità saranno capaci di inviare e sostenere coloro che hanno inviato. Si concepiranno quindi principalmente a servizio della missione che i Fedeli portano avanti all’interno della società, nella vita familiare e lavorativa, senza concentrarsi esclusivamente sulle attività che si svolgono al loro interno e sulle loro necessità organizzative». (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 59).
E, verso la fine, il Documento prosegue:
«Il racconto della pesca miracolosa termina con un banchetto. Il Risorto ha chiesto ai discepoli di obbedire alla sua parola, di gettare le reti e tirarle a riva; è lui però che prepara la mensa e invita a mangiare. Ci sono pani e pesci per tutti, come quando li aveva moltiplicati per la folla affamata. C’è soprattutto lo stupore e l’incanto della sua presenza, così chiara e lucente da non richiedere domande. Mangiando con i suoi, dopo che essi lo avevano abbandonato e rinnegato, il Risorto apre di nuovo lo spazio della comunione e imprime per sempre nei discepoli il marchio di una misericordia che spalanca al futuro. Per questo, i testimoni della Pasqua si qualificheranno così: “Noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,41)» (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 152).
È il mio augurio perché la vostra Diocesi di Padova respiri quest’aria nuova, amando il Signore e i fratelli, ascoltando il suo annuncio di salvezza e celebrando con nobile semplicità i divini misteri.
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Discernimento e formazione per i Ministeri istituiti. L’esperienza della Chiesa di Milano
“Gennaio alla liturgia” – Diocesi di Padova – Casa diocesana di spiritualità “La Madonnina”, Fiesso d’Artico (VE), 24 gennaio 2025
Il percorso diocesano per l’istituzione dei ministeri laicali
L’avvio del percorso di formazione dei candidati ai ministeri del lettorato, dell’accolitato e del catechista è anzitutto un gesto di obbedienza alle indicazioni provenienti da papa Francesco, che con due Motu proprio del gennaio e del maggio 2021 ha istituito il ministero del catechista e ha aperto i ministeri già esistenti nel cammino di formazione agli ordini sacri anche alle donne, realizzando così una proposta più generale a livello ecclesiale di istituzione di laici e laiche in ministeri stabili di servizio alla Chiesa, indipendentemente e accanto, anzi in comunione con i ministeri ordinati.
Un po’ di storia
Il processo è partito nel 2022 con la creazione di una Commissione sui Ministeri istituiti nell’ambito del Vicariato per l’Educazione e la Celebrazione della fede, la quale ha prodotto un documento intitolato I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista. Primi orientamenti (28 maggio 2023), che è stato inserito in una pubblicazione[1] che comprende anche i Motu proprio di papa Francesco istitutivi dei nuovi ministeri e i documenti della CEI[2] e della CEL[3] relativi ai ministeri istituiti.
Il 21 dicembre 2023 è stata costituita l’Equipe diocesana per la formazione e il discernimento dei candidati ai ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista, composta da otto membri, il Vicario di settore che ne è il presidente, il responsabile del Servizio per la Catechesi che ne è il segretario operativo, il responsabile del Servizio per la Liturgia, un diacono permanente e un’Ausiliaria diocesana, incaricati del discernimento, un prete docente del Seminario e una docente dell’ISSR, incaricati per la formazione scolastica, e un laico di Azione Cattolica come consulente. Successivamente, sono stati aggiunti un altro presbitero, responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico in diocesi, e un altro diacono permanente con la moglie.
Intanto, nei mesi di ottobre e novembre 2023, sono stati realizzati, in presenza e con possibilità di partecipazione online, tre incontri in luoghi diversi della diocesi, nei quali sono stati presentati i ministeri nella Chiesa e i ministeri istituiti del lettore, accolito e catechista. I video di questi incontri sono disponibili nella pagina del sito della Diocesi che abbiamo approntato per contenere appunto tutto il materiale relativo alla formazione ai ministeri istituiti:
Nel frattempo, abbiamo cercato di coinvolgere la diocesi, in particolare il clero, inviando in particolare ai decani alcuni materiali essenziali, da diffondere tra le Fraternità del clero nei decanati. Qualche proposta è stata fatta anche direttamente a parroci o comunità che i membri dell’Equipe conoscono e che potrebbero prendere in considerazione questa possibilità di istituire ministri. Ci sono state alcune parrocchie che hanno proposto per la formazione tre persone, una per ogni ministero. Abbiamo predisposto una scansione di momenti per chiarire il percorso che una comunità cristiana o un responsabile di essa potrebbero compiere per fare la proposta a un battezzato: riconoscere, informarsi, proporre, segnalare la disponibilità, dialogare con l’Equipe, formarsi.
Il 25 febbraio 2024, si sono incontrati per la prima volta a Seveso i primi 14 candidati, 7 uomini e 7 donne (nati dal 1957 al 1983: età media 56), di cui 8 in vista del ministero del catechista, compresa una coppia, 5 per l’accolitato e una sola candidata al ministero del lettorato. Nei mesi di marzo, aprile e maggio, queste persone hanno partecipato ai primi tre incontri di formazione online. Nel mese di giugno 2024, si è realizzato il secondo incontro plenario in presenza, dove si è trattata in particolare la spiritualità del ministro istituito e dove sono state date indicazioni per il tempo estivo. Nel mese di settembre scorso, è partito il secondo gruppo dei candidati, composto da 17 persone (7 donne e 10 uomini; età dal 1954 al 1985: età media 57; di cui 6 candidati per il ministero del catechista – tra cui una coppia – , 8 per l’accolitato e 3 per il lettorato). L’incontro è stato plenario, ma i due gruppi hanno seguito due percorsi diversi: a quelli del primo anno è stato proposto lo stesso esercizio di immaginazione ecclesiale con cui era partito il primo gruppo nel febbraio 2024 (“come immagini il volto della Chiesa?”, “come immagini il tuo servizio dentro questa Chiesa?”), mentre al secondo anno è stato proposto un esercizio per allenare la capacità di lavorare insieme, di collaborare, con l’aiuto di uno psicologo. Infine, domenica scorsa si è svolto un altro incontro in presenza con i due gruppi: a tema era la lettura del tempo presente nella prospettiva della fede, guidati da un giornalista che è anche presidente dell’AC ambrosiana.
Intanto, è stata fissata per domenica 19 ottobre 2025, in Duomo, la data dell’istituzione dei primi ministri da parte dell’Arcivescovo, nella ricorrenza della festa della Dedicazione della Cattedrale, al fine di sottolineare il valore ecclesiale dell’evento.
Processo del discernimento
Primo colloquio. Quando viene presentata la candidatura di un soggetto (normalmente scrivendo a ministeri@diocesi.milano.it), l’Equipe prende contatto con il parroco o il responsabile di Comunità Pastorale e si fissa un primo colloquio con il candidato (finora da parte di un solo membro dell’Equipe, stiamo pensando che forse è meglio se sono in due, per avere una valutazione più precisa, visto che ci sono state delle situazioni di difficile discernimento), nel quale si cerca di valutare il suo inserimento nell’ambito ecclesiale e la coscienza ecclesiale che esprime, il reale desiderio di servire (e non di emergere o di ottenere semplicemente un riconoscimento), la disponibilità ad entrare in un tempo di formazione.
Lettera del candidato. Dopo il colloquio, al candidato è chiesto di stendere una lettera che abbia i seguenti contenuti:
descrivere il percorso condotto fino a questo momento: raccontare la propria storia di fede che ha condotto a questa decisione, descrivere il proprio cammino spirituale (esiste una guida spirituale?), l’attuale servizio nella comunità cristiana, la professione e la famiglia; una descrizione anche della comunità cristiana stessa: quali bisogni e quali risorse?
raccontare le motivazioni: da dove nasce la decisione di candidarsi per un ministero istituito (intuizione personale, proposta da parte di altri); cosa ne pensano le persone più vicine (coniuge, figli, “colleghi” nel servizio ecclesiale)
quali sogni, quale immaginazione: come si immagina che l’istituzione possa cambiare il proprio servizio ecclesiale; come si immagina che una ministerialità diffusa possa cambiare la (propria) comunità cristiana;
Visita alla comunità: entro i primi mesi (Natale) del secondo anno di formazione, i candidati sono invitati a organizzare con le loro parrocchie di appartenenza un momento di coinvolgimento della comunità cristiana (Consiglio Pastorale, catechisti, diaconia, ecc.), cui partecipano anche uno o due membri dell’Equipe dei ministeri istituiti. Vengono presentati alla comunità il senso dei ministeri istituiti e l’itinerario di formazione cui il candidato sta partecipando; a sua volta, il candidato espone l’intenzione che lo guida e insieme si cerca di immaginare il futuro servizio cui sarà chiamato nella comunità.
Secondo colloquio: avviene durante il secondo anno, più o meno da febbraio a maggio; i contenuti riguardano una valutazione del cammino di formazione, un giudizio sul proprio impegno ecclesiale e il rapporto con la comunità cristiana, una valutazione del training pastorale e una riflessione sulla dimensione vocazionale del ministero, infine un parere sul prossimo incarico da assumere dopo l’istituzione.
Training pastorale: nel corso del secondo anno di formazione, si chiede ai candidati di svolgere un “esercizio” pastorale che aiuti ad “allenarsi” allo svolgimento del futuro ministero. Il documento diocesano sui ministero istituiti parla di una formazione strutturata come «un apprendistato, cioè un’iniziazione pratica a un servizio ecclesiale nella forma dell’accompagnamento: quindi nel percorso formativo va incluso un tempo di tirocinio pratico che permetta di sperimentare “sul campo” con il sostegno di un accompagnatore»[4]. Il training si sceglie concretamente in dialogo con il candidato e deve consistere in un esercizio puntuale che aiuti a sperimentare il respiro diocesano. Per es., la coppia in cammino per il ministero di catechista ha partecipato (anzi, ne erano praticamente i coordinatori) con decine di altre coppie delle diverse zone pastorali alla stesura del documento diocesano per il catecumenato al matrimonio; altri due candidati al ministero del catechista hanno collaborato alla preparazione del Convegno regionale di catechesi.
Criteri specifici per il discernimento: l’età non dovrebbe superare i 65 anni, anche se ci sono già stati degli “sforamenti”; abbiamo escluso, almeno in questa prima fase, di ammettere alla formazione persone consacrate (Ordo virginum, istituti secolari, religiose/i); incoraggiamo la candidatura di coppie di coniugi, in particolare in vista degli ambiti della pastorale della famiglia (l’istituzione, evidentemente, resta individuale, ma l’incarico è conferito alla coppia).
Altre idee, altre ipotesi sono state elaborate nei primi tempi, ma sono per il momento rimaste sulla carta, cito per es. l’idea di chiedere una lettera anche alla comunità cristiana su come immagina la presenza di un ministro istituito nel proprio futuro, o l’ipotesi di affiancare ad ogni candidato un tutor, una persona esperta della comunità o di comunità vicine che sostenga e supervisioni il suo cammino.
L’itinerario di formazione
L’itinerario è pensato su due anni, al termine dei quali avviene l’istituzione.
Le dimensioni della formazione: l’idea è quella di evitare una riduzione della formazione alla dimensione intellettuale-nozionistica (formazione come semplice “informazione”), realizzando invece un approccio ampio che integri il sapere (dimensione intellettivo razionale) con l’essere (dimensione spirituale, estetico-affettiva) e il saper fare (dimensione pragmatica) e l’essere con (dimensione comunitaria).
Essere: desideriamo che i futuri ministri siano aiutati a vivere della parola di Dio e sviluppino un’autentica spiritualità eucaristica. Incoraggiamo la lettura spirituale del testo sacro, per giungere all’incontro con il “libro vivente” che la persona stessa di Cristo. Cerchiamo di aver cura che la vita spirituale del candidato sia radicata nella vita della Chiesa locale, nella sua tradizione e in comunione reale con le proposte diocesane;
Sapere: lo scopo dei corsi, in particolare, è quello di far acquisire ai candidati gli elementi necessari per la comprensione teologica del ministero nel quadro dell’ecclesiologia conciliare, insieme alle fondamentali conoscenze di carattere biblico e liturgico e agli approfondimenti di scienze umane, in particolare di pedagogia. Dal momento che la ministerialità istituita si sporge anche oltre l’ambito celebrativo, cerchiamo di dare alcune coordinate di base attorno ai temi dell’annuncio e della catechesi da una parte e ai temi della pastorale dei malati e del ministero della consolazione dall’altra.
Saper fare ed essere con: ai candidati si vuole offrire un percorso di carattere pragmatico, che li aiuti a immergersi concretamente nelle prassi che competeranno loro, nelle quali le conoscenze e le sensibilità maturate possano trovare corpo e divenire un habitus. Si vorrebbe realizzare un progetto di apprendimento globale, un’esperienza formativa in cui il soggetto mette in gioco se stesso mentre contribuisce alla trasformazione della propria comunità.
Il percorso accademico biennale a moduli, concretamente prevede due anni (anno A e anno B), ciascuno dei quali propone un modulo comune (A1 e B1) e dei moduli specifici per i diversi ministeri (A2 e B2). In totale sono 8 incontri online di 90 minuti circa (2 ore scolastiche):
Il primo anno, nel modulo comune, contempla un’Introduzione alla Scrittura (AT e NT), una lezione di carattere ecclesiologico sulla missione dei laici nella Chiesa, una lezione sulla spiritualità e la vocazione del ministro istituito e un incontro sul tema della formazione e prevenzione, in vista della tutela dei minori.
Il secondo anno comune prevede un’Introduzione alla liturgia, una lezione di teologia dei sacramenti dell’iniziazione cristiana e tre lezioni di questioni di etica teologica: grazia e libertà, questioni scelte di bioetica ed etica sessuale, temi di dottrina sociale della Chiesa (in particolare la fraternità, l’economia e l’ecologia integrale)
Per quanto riguarda i moduli specifici: nel primo anno per i catechisti si affrontano le linee di catechetica fondamentale, la catechesi per l’iniziazione cristiana, per il catecumenato e per il battesimo e la lettura della parola di Dio nella catechesi; per i lettori: la Bibbia nella liturgia, guidare un gruppo di ascolto della Parola, leggere la parola di Dio nella catechesi; per gli accoliti: liturgia e carità, pastorale della salute, accompagnamento della malattia e del morire cristiano.
Nel secondo anno, i moduli specifici riguardano: per i catechisti alcuni elementi di pedagogia, l’introduzione alla pratica liturgica e una ripresa degli ambiti dell’IC, del catecumenato e della preparazione al battesimo; per i lettori, la commissione liturgica, la liturgia della Parola nella celebrazione e tecniche di proclamazione; per gli accoliti, la commissione liturgica, lo studio dei rituali e le celebrazioni senza presbitero o diacono.
Gli incontri comuni in presenza: ne sono previsti tre durante l’anno, presso il Centro Pastorale di Seveso. Oltre alle tematiche già citate nel racconto storico del primo anno della formazione ai ministeri, abbiamo ipotizzato di trattare i temi dell’annuncio del Vangelo nelle periferie esistenziali, la pastorale famigliare e i percorsi verso il matrimonio e altri; l’idea è anche quella di utilizzare questi momenti per introdurre e praticare alcuni “esercizi spirituali”, come la “conversazione nello Spirito” e la lectio divina, l’esame di coscienza e la revisione di vita e la celebrazione liturgica comunitaria e forme diverse di liturgie per assemblee particolari.
La restituzione finale. Preferiamo non parlare di “esame” in senso scolastico. La proposta è quella di chiedere al candidato di scegliere un “caso pastorale” tra quelli proposti dai formatori (o di costruirne uno da sé) e di svilupparlo, mostrando le scelte, i percorsi, le azioni che essi farebbero se si trovassero in quella situazione, presentando il caso in una apposita riunione (potrebbe aver luogo agli inizi di settembre), davanti agli altri candidati e all’équipe dei formatori. In questo modo, i candidati potranno avere la possibilità di esibire in relazione ad una situazione concreta le conoscenze e competenze acquisite durante le lezioni e il percorso formativo in generale. Il giudizio positivo di idoneità permette al candidato di stendere la lettera all’Arcivescovo per chiedere l’ammissione all’istituzione (da conservare in Cancelleria arcivescovile).
L’incarico ministeriale: che cosa faranno i nuovi ministri istituiti?
L’Arcivescovo ha già posto un paletto chiaro: dopo l’istituzione, i ministri non andranno avanti a fare esattamente quello che facevano prima. Abbiamo chiarito questa indicazione in due direzioni. Anzitutto, si ribadisce lo slancio missionario, per cui si tratta di immaginare qualcosa di nuovo, di attivare qualcosa che non c’è ancora in chiave missionaria e di rinnovamento della comunità cristiana. L’Arcivescovo Delpini afferma che nei documenti recenti relativi ai ministeri istituiti, dai Motu proprio del Papa al nostro documento diocesano passando per quello della CEI e quello regionale lombardo, emerge l’intenzione di individuare e formare del personale per necessità inedite o anche a volte inavvertite dalla Chiesa stessa, quindi il Papa e i Vescovi ritengono che ci siano dei bisogni che non sono percepiti e la nuova ministerialità istituita è una proposta per scuotere e per muovere qualcosa. L’Arcivescovo ci ha comunicato con forza questa idea: persone formate e istituite possono aiutare la Chiesa a immaginare come rispondere quando constatiamo che quello che facciamo non incide e a quelli che non vengono non abbiamo una proposta da fare, un modo per poterli raggiungere, un linguaggio per parlare a loro. In secondo luogo, ci deve essere un passo ulteriore di responsabilità da parte del ministro, dal momento che la formazione e l’istituzione rendono i ministri uomini e donne corresponsabili della comunità, e magari anche responsabili oltre la singola parrocchia, cioè dedicandosi alla pastorale d’insieme, nella Comunità pastorale, nel decanato, in gruppi di parrocchie. L’istituzione potrebbe essere l’occasione per un ministero sovraparrocchiale: per es. chi organizza il corso per i lettori del decanato? Lo stesso vale naturalmente per la formazione dei catechisti o dei ministri straordinari dell’eucaristia. Si va quindi nella direzione di compiti di formazione, di coordinamento, di animazione.
L’Arcivescovo Delpini cita come esempio la celebrazione dell’eucaristia: il nostro modo di celebrare l’eucaristia non riesce a formare la Chiesa, le nostre comunità non prendono forma dall’eucaristia: perché le comunità non cambiano a partire dalla Messa che celebriamo? Ecco che c’è bisogno che la celebrazione eucaristica sia accompagnata in modo tale che la gente che vi partecipa ne ricavi frutto, come esperienza desiderata di incontro con il Signore, non solo la domenica ma anche durante la settimana. I ministri istituiti perciò possono collaborare con la comunità, col gruppo liturgico, per rendere significativa in questo senso la Messa che si celebra. Non basta chiedersi se la Messa è ben organizzata, se tutti i ruoli sono coperti, se c’è chi legge, chi canta ecc.; bisognerà anche chiedersi come si fa a far sì che l’eucaristia diventi veramente ciò che dà forma alla Chiesa. Allo stesso modo, bisognerà domandarsi come mai la lettura della parola di Dio non è sempre quella spada tagliente che segna la vita di chi ascolta; in questo senso, il lettore istituito non sarà solo uno che legge in chiesa, quanto piuttosto uno che cerca di rispondere a questa inadeguatezza di una Parola che viene proclamata, ma è come se fosse un piccolo soffio di vento che passa senza lasciare traccia. Così anche per la catechesi, in particolare per la catechesi degli adulti: c’è una insoddisfazione, c’è una inadeguatezza generalizzate che invocano una risposta. Per questo motivo, può essere che un ministro istituito non solo non continui a fare quello che faceva prima, ma faccia anche di meno, perché farà quello per cui è stato specificamente incaricato e mandato.
Abbiamo affrontato questo tema in un incontro con i parroci e le diaconie dei candidati ai ministeri; quello che è emerso nel breve dialogo è anzitutto la proposta che questi ministri istituiti abbiano un riconoscimento autentico da parte dei presbiteri, in particolare con l’inserimento nelle diaconie, perché la corresponsabilità di questi laici formati non sia saltuaria o non venga in luce solo quando il parroco ne ha bisogno; al tempo stesso però c’è stato un richiamo alla prudenza, per non enfatizzare queste figure e rischiare di accumulare in capo a loro un cumulo di attenzioni non evangeliche, così come si è messo in guardia dal pericolo del clericalismo anche per queste figure.
Noi crediamo che anche attraverso la riflessione attorno a queste nuove figure ministeriali noi abbiamo l’occasione di immaginare la Chiesa che verrà, di comprendere come la Chiesa possa cambiare. Queste figure sono un fattore di cambiamento della nostra Chiesa nella direzione che stiamo auspicando di una maggiore missionarietà e di una maggiore comunione, una comunione per la missione.
La configurazione teologica e pastorale dei ministeri istituiti
Se prima ho detto che la diocesi si è mossa in obbedienza alle indicazioni del Papa, è anche vero che esistono, e abbiamo cercato di approfondire, motivazioni teologiche ed ecclesiali per l’istituzione di nuovi ministeri “laicali” (in quanto conferiti al di fuori del sacramento dell’ordine) o “battesimali” (in quanto il loro fondamento non è appunto il sacramento dell’ordine, ma il battesimo e la confermazione).
Una Chiesa “sinodale” e “strutturalmente ministeriale”
Nella Nota sui nuovi ministeri istituiti, la CEI afferma che questo tema va inserito all’interno del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, «in modo che possa diventare anche un’opportunità per rinnovare la forma Ecclesiae in chiave più comunionale»[5]. Sulla sinodalità come caratteristica della Chiesa del XXI secolo, si potrebbero dire molte cose, mi limito a riprendere un bel passaggio di un discorso di papa Francesco, citato dal nostro Arcivescovo nel corso dell’omelia della Messa Crismale del 2023[6]; così dice il Papa:
Vorrei che tutti noi avessimo nel cuore e nella mente questa bella visione della Chiesa: una Chiesa protesa alla missione e dove si unificano le forze e si cammina insieme per evangelizzare; una Chiesa in cui ciò che ci lega è il nostro essere cristiani battezzati, il nostro appartenere a Gesù; una Chiesa dove fra laici e pastori si vive una vera fratellanza, lavorando fianco a fianco ogni giorno, in ogni ambito della pastorale, perché tutti sono battezzati[7].
Mi pare un passaggio molto significativo, che pur non citando il termine “sinodalità” ne individua lo spirito autentico: anzitutto una visione di Chiesa condivisa e amata, desiderata (“nel cuore e nella mente”); una Chiesa missionaria nella quale – come abbiamo già detto – “si cammina insieme per evangelizzare”, mettendo insieme le forze e non disperdendole in atteggiamenti competitivi, rivalità e campanilismi, rivendicazioni di spazi propri, ricerca di potere per sé e per il proprio clan…; una Chiesa i cui membri si riconoscono anzitutto segnati dal medesimo sigillo del battesimo, che ci fa membra del corpo di Cristo che si distende nella storia; una Chiesa, quindi, dove prima delle differenze di ruolo e di responsabilità, prima, anzi alla radice della multiforme diversità creata dai carismi ci si identifica tutti nella medesima vocazione, quella battesimale, e quindi si attesta una fraternità fondamentale in Cristo.
Il documento prodotto dalla diocesi di Milano sempre relativamente ai nuovi ministeri istituiti, aggiunge che la riflessione su questo tema si colloca «nell’orizzonte di una Chiesa che si configura come strutturalmente ministeriale, perché ogni battezzato, ciascuno nel suo ordine e grado, partecipa e collabora alla sua azione, nei suoi diversi aspetti (cfr. 1Cor 12,4-7)»[8]. Che cosa significa una “Chiesa strutturalmente ministeriale”? possiamo individuare tre elementi:
una Chiesa nella quale i presbiteri non si presentano più come coloro che assommano in sé tutta la ministerialità, ma nella quale lo Spirito continua a suscitare carismi destinati al servizio dell’edificazione del corpo di Cristo, che chiedono di essere riconosciuti e attuati;
una Chiesa del presente e del futuro, che nella riduzione del clero, ma prima ancora nella riduzione dei battesimi e della frequenza all’eucaristia e ai sacramenti vede non semplicemente una disgrazia e un motivo di lamento e di rassegnazione, ma un’occasione, anzi una chiamata per ripensare il volto della Chiesa, non più ripiegata su se stessa ma al contrario più vivace nello slancio missionario. I ministeri (che siano ordinati, istituiti o di fatto) non sono funzioni puramente “intraecclesiali”, con lo scopo di strutturare l’organigramma dell’istituzione (o dell’azienda) ecclesiale, ma servizi “missionari”, che sbilanciano la Chiesa verso il mondo;
una Chiesa in cui i laici sono visti, secondo l’espressione di papa Francesco, come uomini e donne «di Chiesa nel cuore del mondo» e uomini e donne «del mondo nel cuore della Chiesa»; per una Chiesa più ministeriale non si cercano sostituti dei preti, ma uomini e donne che hanno passione per la Chiesa e insieme vivono profondamente radicati nelle realtà secolari.
Perché l’istituzione?
L’istituzione è il riconoscimento “ufficiale” di un ministero, attraverso un rito e un mandato, che pongono la persona in forma stabile dentro quel ministero: l’atto liturgico rende evidente agli occhi di tutti che «è la grazia di Dio a sorreggere e ad alimentare l’esercizio ministeriale»[9];
All’istituzione è legata una formazione specifica, che serve a qualificare persone che possano farsi carico di coordinare alcuni servizi che sono irrinunciabili per la comunità, come l’annuncio della Parola, il servizio all’altare per le celebrazioni liturgiche, la catechesi, o di svolgere, dentro questi ambiti, compiti nuovi, rispondenti alle esigenze attuali dell’annuncio del Vangelo in un determinato territorio;
L’istituzione comporta stabilità nel servizio: non ogni servizio nella comunità cristiana richiede una istituzione, ma l’istituzione è utile ad assicurare la continuità nel servizio e per promuovere la collaborazione di altri fedeli laici; l’istituzione non viene ripetuta, è una volta per sempre, anche se l’esercizio concreto del ministero è realizzato su mandato del vescovo per cinque anni;
C’è una “ministerialità di fatto”, molto variegata, che continua ad esistere: tra tutti quelli che la esercitano, in particolare nell’ambito della catechesi, alcuni sono chiamati a compiere un passo ulteriore, assumendo una responsabilità stabile e formata per la missione della Chiesa; si può dire che «il rito dell’istituzione evidenzia in alcuni ciò che è proprio di tutti (la ministerialità) e colloca questi “alcuni” a servizio delle ministerialità “di fatto”, favorendo un respiro diocesano del servizio di tutti»[10]. Il ministero dato ad alcuni è fondamento per incoraggiare tutti i ministeri: non tutti, ovviamente, devono essere istituiti, ma l’istituzione di alcuni richiama e risveglia la ministerialità di tutti. Questo non toglie che si possano individuare in futuro altri ministeri istituiti, per esempio nell’ambito della carità e della consolazione e cura della persona;
L’istituzione è un’occasione per creare qualcosa di nuovo, per accompagnare il cambiamento di una comunità, non semplicemente continuando a fare quello che si è sempre fatto, ma per contribuire ad un cambiamento in senso missionario, di apertura, di cambio di marcia;
Si parla di ministerialità laicale: si deve capire che la laicità non è una frustrazione, ma una ricchezza che si apporta alla Chiesa, non si è ministri nonostante il proprio essere laici, ma esattamente restando lontani da ogni clericalismo, che è logica di potere e di privilegio e, in positivo, mettendo a frutto le abilità e le competenze che si acquisiscono attraverso il proprio inserimento nelle dinamiche secolari: capacità di lavorare in squadra, capacità di problem solving, creatività, gestione del tempo ecc.; si pone sicuramente la questione del tempo da dedicare al servizio e della vivibilità complessiva della proposta (un candidato deve anche sapere a che cosa deve rinunciare: allo stadio, allo ski-pass…) e di come il modo di vivere il lavoro e la famiglia vengano condizionati (anche positivamente); in ogni caso, l’incarico non viene dato semplicemente in aggiunta a tutto quello che si faceva prima, altrimenti il primo a rimanere schiacciato sotto il peso delle cose è il ministro stesso, che apparirà sempre stanco;
uno spirito di servizio: servire come Gesù. «Senza un’adeguata vita interiore, una solida formazione e un’effettiva scelta di donarsi agli altri, il ministero diventa una subdola acquisizione di potere, con il rischio, tutt’altro che remoto, di dividere anziché edificare la comunità cristiana»[11];
ecclesialità e responsabilità: l’esercizio del ministero è inclusivo e non accentratore (relazione con i ministri ordinati e con gli altri catechisti non istituiti e altre figure che collaborano): si cercano uomini e donne di comunione; anzi, possiamo dire che i ministeri nella Chiesa vanno sempre letti al plurale, cioè dentro una logica di équipe, di squadra: l’ideale sarebbe creare nella stessa comunità delle équipes di ministri diversi. I ministeri andrebbero pensati dentro un contesto armonico di pluralità di carismi. Responsabilità va intesa in un’accezione forte: si richiede la disponibilità alla verifica e a rendere conto del ministero svolto, che non è appunto un’impresa solitaria ma la partecipazione a una missione corale;
I ministeri battesimali sono l’occasione per valorizzare la ministerialità della coppia cristiana: il ministero cioè viene riconosciuto a coppie di coniugi, non solo a singole persone. In questo modo il ministero degli sposi può mostrare la sua paradigmaticità anche per altri ministeri e contribuire a realizzare una conversione “domestica” della Chiesa.
La prospettiva vocazionale
La prospettiva vocazionale appare come il punto di vista più convincente per parlare dei ministeri nella Chiesa. Sicuramente, appare contraria alla logica cristiana una prospettiva meramente funzionale, secondo la quale alla Chiesa servono delle persone che svolgano determinati ruoli o compiti, c’è un organigramma da riempire, delle caselle da occupare, e quindi si “arruolano” soggetti adatti. Si tratta invece, in primo luogo, di riconoscere i carismi che ci sono, cioè i doni che lo Spirito santo continuamente suscita nella Chiesa: lo Spirito invia doni per l’edificazione della Chiesa e i doni dello Spirito non vanno sprecati. In questo senso, i ministeri nella Chiesa non sono da rivendicare, ma da riconoscere: non sono qualità di cui qualcuno si possa vantare, ma risorse che il corpo ecclesiale deve essere in grado di far emergere perché per mezzo loro esso possa crescere nella carità. Così leggiamo in Lumen gentium 30:
I sacri pastori […] sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio è di pascere i fedeli e di riconoscere i loro ministeri e carismi, in modo che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. Perciò bisogna che tutti “agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità (Ef 4, 15-16)”.
Tuttavia, la prospettiva funzionale non va abbandonata: anch’essa va salvaguardata se viene intesa come la constatazione che ci sono dei bisogni obiettivi, delle urgenze cui le comunità cristiane sentono di dover far fronte, per cui si cercano credenti che siano in grado di rispondervi e siano disponibili a farsene carico.
Le due prospettive, quella carismatica e quella funzionale, vanno perciò coltivate insieme e la prospettiva vocazionale sembra il punto di vista più sintetico: essa invita a riconoscere i doni che lo Spirito suscita nella Chiesa e insieme orienta a individuare a quali bisogni essi corrispondono, per quale utilità lo Spirito li ha plasmati. Il documento regionale lombardo sui ministeri istituiti afferma con chiarezza che i ministeri
si situano nel punto di incontro tra carisma personale ed esigenza ecclesiale. In altri termini, non è sufficiente riconoscere i carismi e formare i futuri ministri ma occorre tener sempre presenti le reali esigenze della comunità cristiana. I ministeri non sono pertanto dei “riconoscimenti” dati ai singoli, una sorta di onorificenza da esibire in determinate circostanze, quanto piuttosto l’esercizio effettivo di un servizio […][12].
Per rappresentare i due poli della questione, sono significative due pagine della Scrittura, che l’Arcivescovo Delpini commenta nell’Introduzione al volume I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Nella comunità di Gerusalemme, come si racconta in At 6, 1-7, si parte da un bisogno, c’è un malcontento che i Dodici devono affrontare perché c’è una carenza nell’assistenza alle vedove di lingua greca, allora essi si attivano e mettono in atto un processo per l’individuazione di persone che possano farsi carico di questo compito. Già qui si vede come la comunità cristiana non cerchi semplicemente dei “tecnici” o dei manovali, ma nemmeno semplicemente delle persone competenti, bensì “uomini pieni di Spirito santo”, sui quali vengono imposte le mani. Invece, la comunità di Corinto (cf la Prima lettera di Paolo) è caratterizzata da una “esuberanza carismatica”: in essa abbondano i doni dello Spirito e l’apostolo interviene per dare un ordine a questa effervescenza e orientarla verso uno spirito di servizio alla comunità; sembra infatti che nella comunità cristiana di Corinto ci sia una certa confusione e i diversi carismi sembrano in competizione tra loro, alimentano rivalità.
L’arcivescovo suggerisce che, qualunque sia l’origine dei ministeri (dal bisogno e dal malumore piuttosto che dalla vivacità dei carismi), essi siano concepiti come «vocazione personale [intesa] come responsabilità per l’edificazione dell’unico corpo di Cristo»[13], secondo la prospettiva della lettera agli Efesini: “a ciascuno di noi è data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti […] allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio”.
Laicità, secolarità e responsabilità ecclesiale
Non dobbiamo dimenticare che l’apostolato laicale possiede una caratteristica “valenza secolare”, cioè si realizza anzitutto nel mondo, nelle relazioni familiari, nei rapporti sociali; “oltre” a questo apostolato, i laici possono essere chiamati a «collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia»[14]. Paolo VI, in Evangelii nuntiandiribadiva che “compito primario e immediato” dei laici cristiani
non è l’istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei Pastori – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza[15].
Per questo motivo, la valorizzazione della ministerialità laicale nella Chiesa, attraverso l’istituzione di laiche e laici cristiani nei ministeri del lettorato, dell’accolitato e del catechista, dovrebbe non affermarsi a discapito dell’assunzione della ministerialità dei battezzati verso il mondo. Ai laici va riconosciuto il loro ruolo primario nell’edificazione di una Chiesa che non sia intesa come equivalente al “reticolo parrocchiale” e ritrovi in pienezza la propria spinta missionaria. Questo non significa affatto investire retoricamente i battezzati di responsabilità indebite e che pesino sulle loro spalle come un fardello insopportabile di “testimonianza” da offrire al mondo. Semplicemente, ai laici cristiani è chiesto di essere quello che sono, vivendo da cristiani nelle comuni condizioni di vita, in mezzo a una moltitudine di fratelli e sorelle che ogni giorno condividono con loro la stessa ricerca di ciò che è vero e autenticamente umano.
Non dimentichiamo che i coniugi cristiani stessi sono “ministri” del vincolo nuziale che assumono, esercitando quindi il sacerdozio battesimale nell’ambito specifico della loro vita coniugale e famigliare. Il Catechismo della Chiesa Cattolicaconsidera il sacramento del matrimonio insieme a quello dell’ordine e li chiama “sacramenti al servizio della comunione”: il n. 1623 del CCC dice che «Secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso». Da questa ministerialità, che all’origine della vita coniugale si esprime nel reciproco conferimento del sacramento stesso, nasce un servizio ministeriale nella vita di tutti i giorni.
D’altra parte, è anche vero che, se occorre investire seriamente in una ministerialità laicale negli ambiti di vita come il lavoro, le scuole, gli ospedali, le carceri…evitando così il rischio di limitare l’ambito dei ministeri al solo recinto intraecclesiale, creando una struttura meramente interna e burocratizzata, dall’altra parte occorre evitare una specie di spartizione: al clero le “cose ecclesiali”, ai laici il mondo. In questo senso, gli attuali ministeri istituiti costituiscono un antidoto a questa semplificazione.
Tipologie di ministeri istituiti
In generale, il ministro istituito, che sia lettore, accolito o catechista, assumerà compiti di coordinamento, di sintesi e di formazione, non semplicemente in senso organizzativo, ma «in termini di corresponsabilità, immaginazione, guida e testimonianza» nei confronti di altri che collaborano per l’annuncio del Vangelo;
l’ambito del servizio potrà essere la Comunità pastorale o il decanato o anche la zona pastorale; si possono immaginare figure come
il coordinamento dei catechisti dell’iniziazione cristiana;
la responsabilità del servizio del catecumenato degli adulti;
il servizio di referente di piccole comunità senza la presenza stabile di un presbitero, con la possibilità di guidare, in mancanza di ministri ordinati, le celebrazioni anche festive;
il coordinamento della pastorale battesimale, della catechesi degli adulti e in particolare di coloro che ricominciano un cammino di fede, della pastorale famigliare, della pastorale giovanile ecc.
I ministeri istituiti di norma si esercitano nella comunità di appartenenza, ma non si deve escludere una loro configurazione più missionaria, in altre comunità più povere di figure di responsabilità.
Alcune questioni aperte
La prima riguarda il rapporto tra i ministeri istituiti e il ministero ordinato: andranno evitate la competizione e la “spartizione di poteri”, ma anche la tentazione, da parte dei presbiteri soprattutto, di delegare ai laici quello che essi non vogliono o non riescono più a fare. Intendo dire che i ministeri laicali non possono essere letti come supplenza del ministero ordinato: non avrebbe senso nominare qualcuno per tenere in vita strutture che i preti non sono più in grado di gestire e che hanno perso ogni forma di vitalità evangelica. Al tempo stesso, però, non va dimenticato che i ministeri battesimali sono anche l’occasione storica di riconoscere la pertinenza ai fedeli laici (qualche volta anche ai diaconi) di compiti che storicamente i presbiteri hanno assunto ma che non sono loro propri.
La seconda questione riguarda la formazione e il discernimento dei candidati ai ministeri istituiti: il modello dominante di formazione è quello in uso nei seminari, forse i nuovi ministeri possono contribuire a ripensarlo. Se già qualcuno si chiede se sia necessario e opportuno che i futuri presbiteri debbano prima ricevere l’ordinazione diaconale, allo stesso modo ci si potrebbe chiedere se sia obbligatorio che i candidati al presbiterato debbano essere prima istituiti lettori e accoliti (e perché non catechisti…?). Abbiamo davvero l’occasione di superare l’idea che lettorato e accolitato siano semplicemente dei “gradini” verso il ministero ordinato, così come stiamo imparando che il diaconato non è per forza un “gradino” verso il presbiterato.
[1]I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale, Centro Ambrosiano, Milano 2023.
[2] Conferenza Episcopale Italiana, I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, 5 giugno 2022.
[3] Conferenza Episcopale Lombarda – Consulta regionale per la Catechesi – Consulta regionale per la Liturgia, Lettori, accoliti e catechisti. Orientamenti per le diocesi lombarde, 9 aprile 2023.
[4] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 103-104.
[5] Conferenza Episcopale Italiana, I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, Nota ad experimentum per il prossimo triennio, 5 giugno 2022, Presentazione.
[6] Cf M. Delpini, Ti ho consacrato con l’unzione, Omelia della Messa Crismale, Milano, Duomo – 6 aprile 2023.
[7] Francesco, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, 18 febbraio 2023.
[8] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista. Primi orientamenti, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, Centro Ambrosiano, Milano 2023, 84.
[9] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 86.
[10] Arcidiocesi di Milano, I ministeri istituiti: lettore, accolito e catechista, 87.
[11] Conferenza Episcopale Lombarda – Consulta regionale per la Catechesi – Consulta regionale per la Liturgia, Lettori, accoliti e catechisti, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, 46.
[13] M. Delpini, «Introduzione» in I ministeri istituiti per la Chiesa missionaria e sinodale, 5-8: 8.
[14] Francesco, Lettera apostolica in forma di Motu proprio Antiquum ministerium, 10 maggio 2021, in I ministeri istituiti nella Chiesa missionaria e sinodale. Documenti, 13-23.
[15] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 70.
Casa Diocesana di Spiritualità «La Madonnina»
Via Navigli, 27 – 30032, Fiesso D’Artico
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Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino I ministeri istituiti per le Chiese che sono in Italia → Video dell’incontro
Venerdì 17 gennaio 2025
Professoressa Emanuela Buccioni, Docente di Nuovo Testamento presso ISSR della Toscana “Santa Caterina” «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto»(Es 24,7) La Parola di Dio ispira ogni ministero nella Chiesa → Slide dell’incontro→ Video dell’incontro
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