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Matrimonio, una carne sola

Nei due decenni trascorsi da quando, nel 2004, è stato pubblicato il “nuovo” Rito del Matrimonio, la società ha vissuto cambiamenti inimmaginabili. La percezione dell’identità di uomo e donna è stata stravolta, eppure la novità che la Liturgia offriva alla Chiesa rimane vivida, con una ricchezza di segni che meritano di essere compresi e valorizzati come importanti risorse pastorali. Con questo obiettivo, l’Ufficio per la Liturgia e l’Ufficio di Pastorale della famiglia propongono il corso “Come la parrocchia celebra il Matrimonio”. Due incontri, mercoledì 19 e 26 marzo, alle 20.45, contemporaneamente nelle Chiese Parrocchiali di Solesino, Stra, Asiago e Sacro Cuore in Padova (e giovedì 20 e 27 marzo a Quero). Il corso è pensato tanto per i presbiteri e i diaconi, quanto per i laici che li affiancano nelle celebrazioni (in particolare i membri dei gruppi liturgici), ma anche per chi voglia approfondire dal punto di vista teologico il mistero di un Dio che si rivela come Amore increato.

La prima data sarà a cura dell’Ufficio Famiglia, che nei mesi scorsi ha raccolto presso varie parrocchie della Diocesi alcune domande su temi da ripensare per un aggiornamento. Nel secondo, l’Ufficio per la Liturgia si concentrerà sul rituale e la teologia del sacramento cristiano dell’amore coniugale, che a volte corre il rischio di essere inteso solo come il “momento magico” dove a farla da padroni sono gli affetti e le relazioni personali dei due sposi, i loro gusti, le loro musiche del cuore, le loro scelte estetiche. Una rinnovata e più accurata “introduzione ai misteri” permetterà di entrare nello spirito delle preghiere e delle molteplici azioni simboliche che compongono il rito del Matrimonio, scoprendone la stupenda ricchezza spirituale. Mentre crescono separazioni e divorzi, la Chiesa può opporre alla deriva lo sfolgorante annuncio di un Dio che è luce, bellezza, verità, carità, e continuare a offrire la cura amorosa dei suoi sacramenti.

Le riforme del 1975 e del 2004 mostrano la piena consapevolezza del legame tra le Nozze cristiane e l’Eucaristia, rendendo manifesto come sia solo la partecipazione alla Pasqua del Signore a permetterci di avere la capacità di un dono senza riserve, tanto nel campo dell’etica quanto in quello dei sentimenti. L’unione indissolubile e feconda, fino a diventare “una carne sola”, di un uomo e una donna non è un sogno romantico da costruire con le nostre forze; è un obiettivo di vita talmente alto da essere equiparabile alla vocazione a seguire Gesù che chiede di caricarsi del giogo soave della croce. La grazia effusa nella celebrazione del Matrimonio permette a una coppia di diventare simbolo, con la scelta di una vita insieme senza fratture, dell’alleanza eterna che Dio ha stabilito con l’umanità. Non va mai dimenticata questa prospettiva “dall’alto”.

La novità pastorale del 2004 sta soprattutto nei due modelli celebrativi proposti: il Rito del Matrimonio nella celebrazione eucaristica e il Rito del Matrimonio nella celebrazione della Parola di Dio, quest’ultimo secondo una duplice articolazione (tra battezzati e tra una parte cristiana e l’altra catecumena o non battezzata). La “flessibilità liturgica” è la modalità con cui la Chiesa prova ad andare incontro alla reale situazione di fede dei nubendi, senza costringerli a forzature. Se in certi casi l’Eucaristia risulta una proposta eccessiva, il Matrimonio “nella celebrazione della Parola di Dio” è l’occasione perché una coppia riprenda confidenza con l’annuncio della salvezza, primo passo sulla via di una rinnovata iniziazione cristiana.

Una prospettiva attualissima da considerare è la diffusa ministerialità che il sacramento del Matrimonio richiede. La parrocchia dovrebbe imparare a stringersi con calore intorno ai fidanzati, mettendo a disposizione i propri lettori, cantori, musicisti, accoliti e ministranti, le persone che si prendono cura dei fiori e dell’arredo, oltre che i catechisti e le coppie già sposate per l’accompagnamento. Ciò agirebbe in senso evangelizzatore sugli sposi, che farebbero un’esperienza davvero significativa di fraternità, e, al contempo, valorizzerebbe i carismi di chi presta il proprio servizio alla Chiesa. Ed è in questo senso che il corso desidera offrire gli spunti più concreti, secondo gli auspici del recente Sinodo diocesano, che ha individuato nella valorizzazione della ministerialità uno degli obiettivi fondamentali del futuro che ci attende.

Gianandrea Di Donna

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Dare fiducia al seme originario

«Riconoscenti per essere divenuti figli nel Figlio, facciamo ora memoria del Battesimo, dal quale, come da seme fecondo, nasce e prende vigore l’impegno di vivere fedeli nell’amore». Con il rito della memoria del Battesimo, gli sposi cristiani, partecipi del mistero pasquale di Cristo crocifisso e risorto, orientano le loro Nozze prima che come impegno, come risposta libera (e liberante) all’amore di Dio che li precede. Per questo la liturgia nuziale inizia con la memoria Baptismi, celebrata possibilmente presso il fonte battesimale, da raggiungersi con una processione.

Il rito, che prende il posto dell’atto penitenziale, si compone di una monizione iniziale, una invocazionein canto con acclamazione di ringraziamento per il dono del Battesimo dinanzi all’acqua benedetta; quindi l’aspersione dei nubendi e dell’assemblea, mentre si canta un’antifona adatta. Tutto è preceduto dall’atto rituale con cui sposi e assemblea raggiungono processionalmente il fonte battesimale, ricuperando un’autentica teologia dello spazio: le nostre assemblee, spesso “ingessate” (causa non ultima i banchi, di severa tradizione protestante, per assemblee “sedute” e “composte”, in ascolto del sermone) sono chiamate a ritrovare una tradizione cattolica (arcaica) che vuole assemblee “in piedi”, dinamiche, reattive ed esuberanti. Non “stare-vedere”, ma “andare-udire”! La scelta è quella di “tornare” al fonte, ianua Ecclesiœ (“porta di accesso” nella Chiesa), per dare fiducia a quel seme originario, il Battesimo, e ai suoi frutti di amore.

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Compagni di strada della famiglia nascente

Quando, nel 2004, i vescovi italiani hanno sentito il bisogno di offrire alle comunità cristiane il nuovo Rito del Matrimonio, le diocesi del Triveneto hanno accolto questo dono come un invito a ripensare anche l’accompagnamento pastorale delle coppie che domandano di unirsi nel sacramento. Quattro i protagonisti chiamati a entrare in gioco: fidanzati e accompagnatori, fisicamente impegnati a incontrarsi; Gesù maestro, presenza viva e discreta in ogni storia d’Amore; la comunità cristiana, riconoscente per il segno rinnovato di un Amore che continua a chiamare al dono di sé. Le storie dei fidanzati sono diventate spunto per riflessioni sui pilastri dell’essere in relazione, gli accompagnatori hanno iniziato a condividere le proprie esperienze di vita e di fede affrancandosi dalla rassicurante dimensione di ‘esperti’, la presenza di Gesù è stata condivisa nell’accostarsi insieme alla Parola e ai segni del celebrare… E la comunità cristiana? Oggi, a distanza di vent’anni, come si celebrano le Nozze cristiane nelle nostre comunità? Una possibile risposta è: sempre meno e con sempre meno consapevolezza.

Viene spontaneo invocare il calo demografico e l’aumento delle convivenze, la sensazione di crescente incertezza del futuro e la difficoltà di assumere un progetto per la vita che sembra serpeggiare tra le giovani generazioni. Emerge però anche la sensazione che la chiesa si accontenti di essere scenario passivo per celebrazioni sempre più abitate da professionisti del “giorno più bello della vita”.

Da questo dato muove la proposta formativa che stiamo portando in cinque zone della nostra diocesi, perché le nostre comunità si sentano chiamate a dare corpo e anima al celebrare le Nozze, anche quando a chiederlo sono coppie “sconosciute”. Se restiamo timidamente sulla soglia, invece di offrirci come compagni di strada alla famiglia nascente, rischiamo di lasciare un vuoto che resterà tale o sarà al più colmato da chi offre promesse di superficie, che non parlano al cuore umano come la Promessa attorno alla quale la comunità cristiana si raccoglie.

Chiara Barra e Federico Piovan

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Non manchi mai la parte eucaristica

Il “libretto” per la celebrazione del Matrimonio ha bisogno che si faccia preliminarmente la scelta delle letture; ciò potrebbe rappresentare per gli sposi un importante itinerario spirituale. Il pdf scaricabile della CEI con il Lezionario andrebbe consegnato loro all’inizio del corso di preparazione, così hanno modo di leggersi le poco più che ottanta pericopi tra Antico e Nuovo Testamento e orientarsi sulle più adatte, nel rispetto dei tempi dell’anno liturgico. Le coppie vanno informate che in Avvento e Quaresima è fatto divieto di celebrare solennemente le Nozze, in ragione del clima penitenziale, e che, qualora decidessero per un sabato del Tempo di Pasqua, dopo le ore 16 è necessario usare letture ed eucologia delle domeniche di Pasqua (se invece la celebrazione avviene prima, si possono scegliere nel Lezionario del Matrimonio tra quelle indicate per il Tempo di Pasqua).

Si eviti di fare libretti a metà, dove manca la parte eucaristica. O c’è tutto, o meglio limitarsi a un foglio con i canti. In copertina sarebbe importante che la dicitura fosse: “Celebrazione eucaristica con il rito del Matrimonio di…” o “Celebrazione della Parola di Dio con il rito del Matrimonio di…”, non “Luca e Francesca sposi” o “Luca e Francesca 2025”, scelte emotivo-affettive improprie. Non stiamo celebrando loro, ma l’Eucaristia e la Parola di Dio, ed è nel corso della Pasqua del Signore che avviene il Matrimonio di Luca e Francesca.

La fattura del libretto è bene sia semplice, per cui basta una spillatura, senza costosi nastri. Le immagini dovrebbero uscire dagli stereotipi, evitando tramonti, fedi incrociate e colombine che si baciano: una raffigurazione di Maria e del Signore, oppure una fotografia della chiesa parrocchiale, metafora della Chiesa sposa di Cristo e segno del luogo che accoglie la coppia.

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A vent'anni dal Rito del Matrimonio (2004)

Come la parrocchia celebra il matrimonio

In collaborazione con l’Ufficio diocesano di pastorale della Famiglia

 

Come la parrocchia celebra il Matrimonio.
A vent’anni dal nuovo Rito del Matrimonio (2004)
(primo appuntamento)

Giovedì 9 gennaio, ore 20:45, Chiesa parrocchiale di Solesino

Giovedì 16 gennaio, ore 20:45, Chiesa parrocchiale di Strà

Giovedì 23 gennaio, ore 20:45, Chiesa parrocchiale di Quero

Giovedì 30 gennaio, ore 20:45, Chiesa parrocchiale di Asiago

Giovedì 6 febbraio, ore 20:45, Chiesa parrocchiale del Sacro Cuore in Padova

 

Gianandrea Di Donna,
Responsabile Ufficio Diocesano per la Liturgia

 

Dopo il primo incontro – di carattere introduttivo e generale – programmato per il mese di gennaio, il corso proseguirà in contemporanea nel mese di marzo con altri due incontri guidati dai collaboratori dell’Ufficio per la Liturgia e dell’Ufficio di Pastorale della Famiglia, dislocati nelle cinque parrocchie della Diocesi secondo il seguente il calendario.

 

Corso pratico-pastorale

I incontro

Mercoledì 19 marzo, ore 20:45
Contemporaneamente nelle Chiese Parrocchiali di:
Solesino – Strà – Asiago – Sacro Cuore in Padova

Giovedì 20 marzo, ore 20:45
Nel centro parrocchiale di Segusino

II incontro

Mercoledì 26 marzo, ore 20:45
Contemporaneamente nelle Chiese Parrocchiali di:
Solesino – Strà – Asiago – Sacro Cuore in Padova

Giovedì 27 marzo, ore 20:45
Nel centro parrocchiale di Segusino

 

SCARICA IL PDF CON IL CALENDARIO COMPLETO

Gennaio alla Liturgia pdf

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Tutta la comunità è chiamata ad accompagnare all’altare

È visibile a tutti il cambiamento nel celebrare e vivere il Matrimonio, come pure sono note alcune criticità. Sembra spesso protrarsi un’adolescenza affettiva che ostacola la coppia nell’intendere l’amore come dono gratuito all’altro con una fedeltà durevole nel tempo. Vi è una fragilità di fede che si palesa nella debole adesione al Signore e nella fatica ad aprirsi alla sua volontà senza disgiungerla dalla sapienza della Chiesa. Vi è poi una fragilità ecclesiale, un affievolito senso di Chiesa, tanto che la celebrazione del sacramento del Matrimonio, come pure altri passaggi successivi, non si innestano nella comunità cristiana di origine o di appartenenza.

Eppure vi sono anche esperienze che manifestano una speranza genuina, un impegno generoso e convinto, nelle quali delusioni e limiti sono accolti come chiamata: un’opportunità per una comunione più profonda con il Signore. Sono matrimoni e vite familiari caratterizzati da relazioni motivate dall’amore e dal dono di sé e permeate da dialogo, ascolto, paziente attesa, disponibilità, tenerezza, umiltà. In essi la “vita di coppia è una partecipazione alla feconda opera di Dio, e ciascuno è per l’altro una permanente provocazione dello Spirito” (Francesco, Amoris laetitia 21). Questi matrimoni sono una profezia per la Chiesa e per la società: annunciano che è possibile “il coraggio di far parte del sogno di Dio, il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo” (ibidem).

Come sottolinea papa Francesco in Amoris laetitia, oggi è richiesto “un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana per la preparazione dei nubendi al matrimonio” (cf. n. 206), una sorta di “iniziazione al sacramento del Matrimonio” (cf. n. 207). Allo stesso tempo, come indicato nella presentazione (cf. n.9) della nuova edizione del Rito del Matrimonio in Italia, l’“accompagnamento mistagogico” risulta necessario per aiutare le coppie a vivere il proprio ministero “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, tutti i giorni della loro vita”.

 

 Don Silvano Trincanato,

responsabile dell’Ufficio diocesano di pastorale della famiglia

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Il matrimonio celebrato in parrocchia

È innegabile che stiamo assistendo ad una crisi del sacramento del Matrimonio, dovuta alla debolezza della fede, alla paura di impegnarsi, alla promiscuità della vita. In un mondo che propone la convivenza come stile di vita, i fidanzati cristiani devono essere aiutati a scoprire la vocazione a quel sacramento che li rende simbolo dell’unione di Cristo con la Chiesa, testimoni di un oltre che li supera. Attraverso la nuova edizione del Rito del Matrimonio, si può sviluppare una catechesi che favorisca la comprensione della propria identità cristiana e aiuti a celebrare le nozze con consapevolezza, svincolandole dalle banalità che le impoveriscono.

Per questo, nell’ambito delle varie proposte di “Gennaio alla Liturgia” del 2025, si darà inizio ad un breve corso dal titolo “Servire la Liturgia: come la parrocchia celebra il Matrimonio. A vent’anni dal Rito del Matrimonio”, con il quale si vogliono aiutare presbiteri, diaconi, laici, lettori, maestri di coro, fioristi, sacristi a pensare la celebrazione del Matrimonio cristiano attraverso la conoscenza del Rito. Questo aiuterà a sviluppare esemplificazioni pratiche per scegliere le parti adatte alla celebrazione, a seconda delle situazioni: la Liturgia della Parola e i suoi lettori; il canto appropriato e l’alternanza coro e assemblea; l’arredo e la nobile semplicità. Il corso è proposto, con un primo incontro introduttivo, nelle chiese delle seguenti parrocchie: Solesino, giovedì 9 gennaio; Stra, giovedì 16 gennaio; Quero, giovedì 23 gennaio; Asiago giovedì 30 gennaio; Sacro Cuore in Padova, giovedì 6 febbraio 2025. Gli altri due incontri si terranno, nelle stesse sedi, ad aprile 2025.

Elide Siviero

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