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Al via un corso per i nuovi candidati ministri straordinari della comunione

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Ricomincerà sabato 10 gennaio, a Casa Madre Teresa di Calcutta (via Mazzini 93, Sarmeola di Rubano), il corso per i nuovi candidati al Ministero straordinario della Comunione. Quattro pomeriggi, dalle ore 15 alle 17, a cura di Don Gianandrea Di Donna, Elide Siviero e del camilliano Padre Adriano Moro, dedicati ad approfondire le caratteristiche di questo ruolo prezioso che la Chiesa mette nelle mani dei cristiani di buona volontà. Il primo appuntamento avrà per tema “I ministeri nella Chiesa”, argomento molto attuale anche nell’ottica della “sensibilizzazione” ai ministeri battesimali. Il secondo sarà dedicato al centro della vita cristiana: il sacramento dell’Eucaristia, contemplato in tutte le sue implicazioni teologiche ed etiche. Il terzo sabato si immergerà in un altro mistero: quello del dolore, della carne degli uomini provata dalle malattie. Elide Siviero e Padre Adriano Moro sottolineeranno la particolare attenzione che si deve avere nell’accostarsi a persone che sono nella prova. Gli infermi necessitano infatti di una “cura pastorale” adeguata alla complessa ed estrema sensibilità che li abita.

Infine, il ciclo di appuntamenti si concluderà con una lezione sui riti propri del ministero straordinario della Comunione. L’azione di portare ai fratelli e alle sorelle più fragili il conforto del Pane celeste dev’essere svolta nel rispetto del linguaggio della Liturgia, caratterizzato da un alfabeto simbolico che va compreso e interpretato in modo maturo.

Per iscrizioni e informazioni, scrivere a iscrizioniliturgia@diocesipadova.it.

Suor Maria Ferro

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Il ministero di lettore

Nella celebrazione della Parola di Dio ogni gesto, suono, movimento si fa segno vivo di Gesù Cristo che, attraverso la voce umana, continua a parlare al suo popolo. Il lettore è il Signore risorto, che trasfigura i più disparati brani tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento e li rende pagine di risurrezione. Certo, è faticoso crederlo, vederlo, capirlo, eppure la più grande norma rituale è proprio la consapevolezza che Mario, Eleonora, Francesco che svolgono il proprio servizio all’ambone sono Cristo stesso che parla alla sua Chiesa. Da ciò dipendono tutte le rigorose prescrizioni liturgiche, ed è a partire dall’immensità di un simile mistero che dovremmo sentirci chiamati a rispettarle con arte, impegno ed entusiasmo. Risulta molto meno fruttuoso, nella preparazione remota dei lettori, sbilanciarsi sulla semplice erudizione, permettendo che si dimentichi la folgorante realtà teologica e spirituale che sta alla base del loro “ufficio”.

In chi svolge nella Liturgia il ministero di lettore è in opera una dinamica divina e proprio per questo è bene che il suo stile sia composto, impersonale, privo di vanità, dignitoso; non impettito o rigido, ma con movenze sobrie, calme, pacate. Bisogna prendere possesso dell’ambone con eleganza, senza gesti nervosi o teatrali, ed evitare al contempo di cercare di passare inosservati aggirando forzosamente la struttura di lato per mostrare una sorta di atteggiamento umile. Salire a leggere la Parola di Dio è un’azione che necessita di visibilità.

In alcune parrocchie, i lettori della prima e seconda lettura e del salmo sono abituati a salire sul presbiterio e a ritornare al posto tutti e tre insieme. Non c’è una regola precisa, tuttavia, dal punto di vista rituale, risultano più eleganti le alternanze. Molte chiese, in base alla disposizione degli spazi, impongono che per raggiungere l’ambone si salga dal centro; in questo caso, il banco va lasciato solo dopo l’“Amen” che chiude l’orazione colletta. Nel momento in cui si giunge in corrispondenza dell’altare – che nella celebrazione è Cristo –, è bene rivolgersi a esso e piegare leggermente il capo (non la schiena) sia all’andata che al ritorno. Lo schema è dunque: centro, salita, inchino di fronte all’altare, ambone, ritorno al centro, ancora inchino per venerare l’altare, discesa. Chi sale lateralmente può invece muoversi già prima che sia conclusa la Colletta e non occorre che faccia inchini rivolti all’altare o alla croce.

I moderni microfoni non richiedono grandi manovre. Se serve regolarli, ci si limiti a un movimento morbido e contenuto, non secco e scattoso. Le mani non vanno tenute giunte, come nel caso dei ministri ordinati, ma posate con naturalezza sull’ambone o sul libro, mai con rigidità o una presa da “Formula 1”. Non si creano pseudorituali personali, non si indugia a sbirciare la pagina prima o quella dopo, non si segue il testo con il dito. Occorre ascoltare il ritorno di ciò che si legge, in modo da calibrare il tono: la Cattedrale è un ambiente ben diverso dalla cappellina delle suore o da una chiesa parrocchiale. Avere l’elasticità di adattare la lettura al contesto è una dote enorme che il lettore dovrebbe maturare.

Rispetto ai foglietti, ai messalini e alle app, si scelga di usare sempre il Lezionario, che offre alcuni aiuti preziosi: sono segnati gli accenti dei termini difficili, ampi spazi bianchi indicano le pause, i capoversi suggeriscono il respiro da dare al brano. Prima di iniziare, è opportuno fare una breve pausa dopo l’annuncio (“Dal libro del profeta Isaia…”), che renda percepibile il passaggio alla proclamazione della Scrittura. Le premesse del Lezionario precisano che la relazione del lettore con l’assemblea avviene attraverso la sua voce e non lo sguardo. Gli occhi si alzano solo per proclamare “Parola di Dio”, e qui si deve avere cura di non allontanarsi subito: il lettore attenderà la risposta dell’assemblea, ascolterà il suo “Rendiamo grazie a Dio”.

L’ambone, elemento eminente nel celebrare, merita un particolare rispetto. Non è un porta-lezionario o un comodo mobiletto, ma il sepolcro spalancato da cui esce l’annuncio della risurrezione. Evitiamo di decorarlo con “presepi pasquali”, allegorie del deserto (con tanto di sabbia e sassi), drappi colorati, immagini della “Madonna di Medjugorie”. Meglio un segno sobrio che ricordi il giardino pasquale, come un piccolo vaso di fiori freschi, con la sua bellezza discreta.

Gianandrea Di Donna

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Incontri per i lettori parrocchiali

Comincerà sabato 29 novembre, presso la chiesa parrocchiale di Prozzolo, il ciclo di incontri di preghiera per i lettori parrocchiali proposto dalla Casa di spiritualità “La Madonnina” di Fiesso d’Artico (in collaborazione con l’Ufficio per la Liturgia). Le altre due date saranno il 14 febbraio e il 18 aprile 2026, rispettivamente a Cazzago e a Vigonovo. Gli incontri dureranno dalle 14.45 alle 17 e vorrebbero essere un’occasione per imparare a celebrare… celebrando. Si tratta di quella “formazione dalla Liturgia” tanto raccomandata come strumento di crescita nella vita di fede e supporto per irrobustire la vocazione ministeriale di chi si pone a servizio della Chiesa.

La Casa di spiritualità animata da Marzia Filippetto ospiterà anche tre giornate in cui i lettori saranno chiamati a compiere un percorso spirituale che partirà dalla riscoperta del proprio Battesimo e approderà a un laboratorio pratico in cui verranno dati suggerimenti, indicazioni, risposte a eventuali dubbi, e ci sarà spazio per provare insieme a migliorarsi. In ognuna di queste giornate intensive verrà invitato un biblista a illustrare il senso e il contesto delle letture del tempo liturgico cui ci si dovrà preparare. Nel primo sabato, il 13 dicembre, Don Marcello Milani si soffermerà sul clima dell’Avvento e del Natale. Il 28 febbraio, la professoressa Roberta Ronchiato prenderà in considerazione la Quaresima e il Tempo di Pasqua. Il 23 maggio, infine, Don Carlo Broccardo aiuterà a entrare nel mistero della Pentecoste e sintetizzerà le caratteristiche dei tre Vangeli sinottici nel Lezionario delle Domeniche del Tempo ordinario.

Per informazioni e iscrizioni, scrivere a casamadonninapd@gmail.com.

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L’instancabile suo Amore

 

«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). In queste parole, pronunciate da Gesù alla vigilia della sua morte, riecheggia la grande promessa custodita dalla compagnia umana e sacramentale della Chiesa: l’amicizia di Cristo, il legame eterno che Cristo stesso desidera stabilire con noi.

Il cammino che accompagna a vivere il compito del ministero straordinario della Comunione prende, nel nome e nel metodo, la forma del servizio, per essere occasione per contemplare la presenza vivente di Gesù, il suo amore instancabile che non teme di farsi piccolo in una particola e di affidarsi alle nostre misere mani per raggiungere i fratelli infermi e tutti coloro che, fragili nel corpo, attendono quel bacio eterno che trascende e nel contempo abbraccia la nostra natura umana.

Da pochi mesi ho potuto muovere i primi passi nella via di questo ministero e, con stupore e gratitudine, riconosco come tale servizio stia divenendo opportunità privilegiata non solo per donare la propria persona a Cristo (affinché tutto di noi possa essere conformato alla sua presenza vivente), ma per stare con lui ammirando il suo dono gratuito al mondo, l’amore con cui lui desidera raggiungere ogni creatura. Si può comprendere allora come la vera gioia e l’autentica pace risiedano in questa esperienza: nell’essere resi parte dell’amore con cui Gesù ama il mondo.

La prima domenica in cui ho portato la Comunione a una sorella inferma, compivo a piedi il breve tragitto dalla Chiesa alla sua abitazione pensando al dono ineffabile della Comunione stessa: a come, attraverso la Particola, il cuore di Gesù si offre per compenetrare il nostro stesso cuore; in fondo è questo l’unico Amore che ci salva, rendendo possibile il nostro cammino attraverso le vie, alle volte impervie e dolorose, della nostra esistenza. Poi, quando ho incontrato la sorella a me donata, e ho sollevato per la prima volta la Particola, lei ha sussultato e i suoi occhi sono diventati lucidi, commossi: lei era cosciente del dono di Cristo e attendeva tutto da questo. A quel punto, ho avuto io stessa un sobbalzo e mi sono chiesta: io, oggi, per cosa mi commuovo? Mi rendo conto che Cristo si fa carne per entrare nella mia carne, per essere un tutt’uno con me oltre ogni possibilità umana? Mi rendo conto che mi viene dato tutto perché lui stesso si dona al mio cuore, alla mia persona, perché io possa essere salvata dalla sua presenza in me? In quel momento ho intuito questo: non portiamo la Comunione per fare qualcosa per Gesù (certo, per gratitudine cerchiamo di dare gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto); portiamo la Comunione per contemplare il mistero di Cristo che incontra gli uomini, per contemplarlo nel suo essere per noi, per stare ai piedi della sua croce, il vertice del suo dono d’amore, con lui. Si potrebbe forse affermare che servire non è fare, ma lasciare a Dio la possibilità di rendersi più familiare a noi nell’amicizia, e incontrare gli altri uomini riconoscendoli come oggetto di questo stesso Amore.

Si può riconoscere, poi, che questo rapporto privilegiato con la Comunione può aiutare il nostro sguardo a farsi più vero anche nelle minute pieghe delle nostre giornate. Più precisamente, può aiutare la preghiera e il lavoro a cambiare, a crescere, a farsi più essenziale. Alle volte, infatti, mentre lavoro, mi viene in mente questo ministero: il privilegio di essere parte dell’amore con cui Gesù si dona a ogni uomo, uno per uno, così come siamo, senza pretendere nulla in cambio, se non di essere accolto in noi. E così, nei nostri incontri quotidiani – in ogni ambito, anche lavorativo –, possiamo chiedere che la nostra vita, i nostri occhi e il nostro cuore, possano amare Cristo nell’altro, pur nell’inevitabile fragilità della nostra condizione umana, riconoscendo in ogni persona la voce di Cristo che ci chiede di amarlo e di farci servi inutili ma chiamati a donare l’amore immeritatamente ricevuto.

Ecco quindi che questo ministero, immenso e ancora tutto da scoprire, si configura anche come possibilità di una grande educazione a vivere solo contemplando e mendicando la presenza di Gesù dentro tutte le creature. È forse questa, dunque, la grande promessa: sperimentare come Cristo desidera tenerci sempre più vicini alla sua stessa vita, lasciando che sia lui e renderci familiari a sé, suoi amici, ora e per sempre.

Maria Segato – Parrocchia di Altichiero

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Giubileo dei ministri straordinari della comunione

« Dall’unico altare alle molte case »

GIUBILEO
DEI MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE
IV ASSEMBLEA DIOCESANA
SABATO 3 MAGGIO 2025
ORE 9:30 – 16:00
OPERA DELLA PROVVIDENZA SANT’ANTONIO
SARMEOLA DI RUBANO

 

Sabato 3 maggio 2025, si celebrerà il GIUBILEO DEI MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE, che quest’anno coinciderà con la consueta assemblea diocesana. Sarà presente il VESCOVO CLAUDIO e continuerà ad accompagnare la sua Chiesa verso una consapevolezza sempre più matura delle novità proposte dal Sinodo diocesano.

Questo incontro permetterà di ottenere l’indulgenza plenaria, che il Santo Padre concede, per l’Anno santo 2025, a coloro che partecipano a riunioni di tipo spirituale. Le condizioni per ricevere la grazia dell’indulgenza saranno:
– l’ascolto devoto delle meditazioni;
– la celebrazione del sacramento della Penitenza nei giorni immediatamente precedenti o successivi al 3 maggio;
– la celebrazione dell’Eucaristia, ricevendo la Comunione;
– la preghiera per le intenzioni del Santo Padre (ad esempio Pater, Ave e Gloria o qualunque altra preghiera per il Papa approvata dalla Chiesa);
– la recita del Credo.

Il cuore del Giubileo dei Ministri straordinari della Comunione sarà la contemplazione di un segno tanto raccomandato dal Vescovo Claudio: la Comunione portata nelle case a partire dall’Eucaristia domenicale. Esso è stato affidato a Suor Elena Massimi F.M.A., presidente dell’Associazione Professori di Liturgia, come tema della riflessione che vorrà offrire.
Per riporre l’Ostia santa mentre realizzano questo atto di carità verso gli infermi, i Ministri straordinari della Comunione sono soliti servirsi di una piccola teca. Nel corso della Messa pomeridiana, essa verrà benedetta, quasi a voler chiedere al Signore la grazia di favorire con il suo sostegno sempre più la pratica della Comunione domenicale nelle case degli infermi.

 

PROGRAMMA

ore 09:00 Arrivi e accoglienza

ore 09:30 Rev. Monsignor ROBERTO RAVAZZOLO
Direttore dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio
Celebrazione dell’ORA TERZA

ore 10:00 Rev. GIANANDREA DI DONNA
Docente di Liturgia e Responsabile dell’Ufficio diocesano per la Liturgia
« La Comunione nelle case degli infermi. Una storia antica. »

ore 10:30 Rev. ELENA MASSIMI, F.M.A.
Presidente dell’Associazione Professori di Liturgia
« Dall’unico altare alle molte case. Considerazioni liturgico-pastorali. »

ore 11:45 S.E.R. Monsignor CLAUDIO CIPOLLA
Vescovo di Padova
« Il Ministero straordinario della Comunione: un modello per i ministeri battesimali? »

ore 12:15 Tempo per interventi e richieste

ore 12:45 PRANZO AL SACCO secondo le indicazioni che verranno date il giorno stesso
(ognuno procuri per sé cibo e bevanda)

ore 14:30 Rev. GIANANDREA DI DONNA
Responsabile dell’Ufficio per la Liturgia
CELEBRAZIONE EUCARISTICA

ore 16:00 Conclusione

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“Abbiate coraggio”

Il mese intensivo che l’Ufficio per la Liturgia ha dedicato alla formazione, in questo inizio del 2025, aveva al centro la sfida, impegnativa perché molto concreta, di esplorare per la prima volta la questione dei ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista. Il Papa Francesco, in linea con gli spunti dati già da san Paolo VI nel 1974, l’ha affidata alle Chiese locali, chiedendo che vengano individuate tra i laici persone che, dopo aver acquisito le competenze necessarie, accettino di porsi in modo stabile a servizio delle Diocesi. I ministri ordinati – vescovo, presbiteri e diaconi – potranno richiedere il loro aiuto in vari ambiti, non ultimo quello della promozione e cura dei ministeri battesimali su cui faranno affidamento le parrocchie del futuro prossimo. È una novità e quindi va presentata, interrogata, capita, soppesata, gestita con delicatezza, ma anche amata, trattata con un sì nel cuore, di obbedienza e di speranza.

Abbiamo ascoltato questo sì dalle labbra dell’Arcivescovo di Torino, il Cardinal Roberto Repole, che ha portato la sua esperienza di pastore e teologo attento e generoso, della professoressa Emanuela Buccioni, che lo ha individuato tra le righe della Sacra Scrittura, del Reverendo Giuseppe Como, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Milano, che ha spiegato come la sua Chiesa si sia mossa prontamente, in obbedienza al Papa, per formare i primi candidati ai ministeri istituiti. E a questo sì siamo stati invitati con magnifica autorevolezza dal Prefetto del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Cardinal Arthur Roche. Nel contesto familiare di Casa Madonnina, dove è stato ospitato come un pellegrino del Vangelo, ci ha rivolto parole che non possono non commuoverci e riempirci di forza: “Vi esorto ad avere coraggio, proprio voi che – figli di questa Chiesa di Dio che è in Padova – siete gli eredi di una tradizione cristiana lunga, forte e illuminata: siete gli eredi di San Prosdocimo e della martire Giustina; avete conosciuto l’ardimento del Doctor evangelicus Sant’Antonio di Padova, la genialità pastorale di San Gregorio Barbarigo; voi custodite le spoglie mortali dell’Evangelista della misericordia San Luca. I vostri Vescovi hanno inviato, tra i primi nel mondo, i missionari fidei donum; avete la grazia delle opere della Carità, quali l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la Casa Madre Teresa di Calcutta, le Cucine economiche popolari per i più poveri; custodite preziosi tesori d’arte come il Battistero della Cattedrale e luoghi straordinari dove si sono celebrati e si celebrano i divini misteri; la vostra Biblioteca Capitolare conserva il Sacramentario Paduense, testimone della ricchezza straordinaria dell’epoca d’oro della Liturgia romana di Papa Gregorio Magno. Vi esorto, unitamente alle Diocesi che hanno avviato il processo di discernimento, formazione e istituzione di lettori, accolti e catechisti, a iniziare. La Chiesa ne ha bisogno!”

La storia mostra quanto sia stato importante, all’epoca della prima evangelizzazione, l’apporto di coloro che nelle comunità cristiane svolgevano il ministero di “maestri”, “lettori”, “accoliti”. I laici accoglievano il giogo soave e liberante del servizio in mezzo alle difficoltà più drammatiche, e così la fede nel Signore conquistava i popoli. Oggi le fatiche sono di segno opposto – l’indifferenza e l’aridità critica –, ma la risposta non può che essere chinarsi con slancio a lavare i piedi dei fratelli, correre con slancio a dare aiuto ai bisognosi, annunciare con slancio la vittoria della Croce sul male e sulla morte, accostarsi con slancio all’altare. Mostrare come questa sia l’unica scelta di vita ‘logica’, per un giovane in cerca di orientamento e per un vecchio in cerca di un orizzonte, per gli sposi e i genitori, i sani e i malati, i poveri e i ricchi, i reietti e i potenti, perché in un istante la nostra sicurezza materiale può venire meno, mentre tutto ciò che si fa per amore di Cristo e della sua Chiesa è speranza vera, abbondanza di vita, salvezza. Tutto: anche i nostri umani fallimenti.

Percorrere nei vari incontri l’ampio territorio diocesano, da Quero a Solesino, da Asiago a Strà, ha dato modo di riconoscere segni incoraggianti e problemi da affrontare. Uno tra tutti: la crisi del sacramento del Matrimonio, che rischia di essere accolta con rassegnazione. La sfida invece resta aperta, con la proposta, in marzo, di un breve corso in due date (in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale della Famiglia) sulla celebrazione delle Nozze cristiane.

Anna Valerio

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Chiesa, amore dato e ricevuto

La rassegna di formazione “Gennaio alla Liturgia 2025” parte con una presenza importante: il Cardinal Roberto Repole, Arcivescovo di Torino, cui è stata chiesta un’introduzione sul ruolo dei ministeri istituiti nella vita della Chiesa, la sera di venerdì 10 gennaio, a Casa Madonnina, e la mattina di sabato 11, al centro “Ave” di Casalserugo. Il secondo appuntamento, venerdì 17 gennaio, sempre alle ore 21 a Casa Madonnina, sarà con la teologa Emanuela Buccioni, docente di Nuovo Testamento presso l’ISSR della Toscana “Santa Caterina”. La sua conferenza avrà come titolo: “«Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto» (Es 24,7). La Parola di Dio ispira ogni ministero nella Chiesa”.

È un’ispirazione impegnativa; ce lo mostra la stessa citazione biblica: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». La traduzione italiana fa percepire la forzatura anche a livello grammaticale. L’ispirazione della Parola di Dio è impossibile da sintetizzare in modo piano. Prende la nostra logica e la rovescia, al punto che sembra venire prima l’operare dell’obbedire, il servire del capire. Così i ministeri nascono da un amore dirompente, che solo in un secondo momento si placa tanto da poter essere razionalizzato. Il fare precede l’essere: addirittura lo produce. E chi sia un po’ in confidenza con l’esperienza umana dell’amore sa che è così. Non si fa in tempo a riconoscere i (buoni) motivi per amare che già si ama e già l’amare è un fare, un dare, un trasformarsi, un vivere. La questione più grande che il ‘tema’ della ministerialità nella Chiesa propone è forse proprio questa: l’amore della Chiesa. L’amore che si dà alla Chiesa e l’amore che da essa si riceve.

Come possiamo amare la Chiesa? Ecco la risposta dei Vescovi nel documento finale del recente Sinodo sulla Sinodalità: “Ogni Battezzato risponde alle esigenze della missione nei contesti in cui vive e opera a partire dalle proprie inclinazioni e capacità, manifestando così la libertà dello Spirito nell’elargire i propri doni. È grazie a questo dinamismo nello Spirito che il Popolo di Dio, mettendosi in ascolto della realtà in cui vive, può scoprire nuovi ambiti di impegno e nuove forme per adempiere la propria missione.” (n. 58) Amare la Chiesa è cogliere ogni occasione, a partire dalle più vicine, per lasciar agire in noi l’amore di Dio, che la danza incontenibile dello Spirito porta nel mondo. È essere addirittura impazienti di curare il prossimo, incontrare chi è angosciato, accogliere chi è solo, soccorrere e consolare chi è povero, chi è malato, perdonare le offese. Quasi smaniosi di destinare il nostro tempo all’annuncio del Vangelo in tutte le sue forme: non tanto, e non solo, con le parole, ma con le opere, aiutando a costruire una Chiesa bella e buona, raggiungendo i fratelli che si sono persi sulle strade del mondo perché vi rientrino.

E come possiamo invece ricevere l’amore della Chiesa? Sempre i Vescovi, nello stesso documento, scrivono con paterna sapienza, a proposito della sensibilità dei laici che si mettono a disposizione con il loro servizio: “Alla Chiesa essi chiedono di non essere lasciati soli, ma di sentirsi inviati e sostenuti. […] Chiedono che il loro impegno sia riconosciuto per quello che è: azione di Chiesa in forza del Vangelo, non opzione privata. […] In una Chiesa sinodale missionaria, sotto la guida dei loro Pastori, le comunità saranno capaci di sostenere coloro che hanno inviato” (n. 59). L’amore che è stato dato deve ritornare: non per una forma estemporanea di gratitudine, ma quasi per necessità divina, di quel Dio che è Trinità: dove il Padre eternamente dona il proprio Amore (lo Spirito) al Figlio e il Figlio eternamente lo restituisce al Padre. Come Agostino intuisce nell’abisso luminosissimo del capitolo VIII del De Trinitate, l’unica vera necessità dell’universo è il libero dono del Padre e del Figlio, e l’unico modo che noi creature abbiamo per porci davanti al mistero della santissima Trinità è vivere con radicalità l’amore. Un amore pieno di fuoco e delicatezza, che “non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità” (1Cor 13,4b-6). Un amore generoso, operoso, che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (13,7).

Anna Valerio

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Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti

Nelle serate di mercoledì, sono state proposte quattro lezioni online, disponibili in gratuitamente in podcast, per far maturare nel Popolo di Dio la visione ecclesiologica e liturgica presente nei testi del Magistero della Chiesa. A cura di Gianandrea Di Donna, Responsabile Ufficio Diocesano per la Liturgia.

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Ministeria Quædam
del Sommo Pontefice San Paolo VI (1 gennaio 1973)
Mercoledì 15 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Spiritus Domini
del Sommo Pontefice Francesco (10 gennaio 2021)
Mercoledì 22 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
il motu proprio Antiquum ministerium
del Sommo Pontefice Francesco (10 maggio 2021)
Mercoledì 29 gennaio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

 

Il Magistero della Chiesa sui ministeri istituiti:
la Nota ad experimentum per il triennio 2022-2025
“I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia”
della Conferenza Episcopale Italiana (5 giugno 2022)
Mercoledì 5 febbraio 2025
→ video su YouTube  → Podcast su Spotify

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I ministeri istituiti. Come suscitarli e accompagnarli al tempo della Chiesa sinodale. Intervento del Cardinale Roche

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Gennaio alla Liturgia – Fiesso d’Artico 31 gennaio 2025 – Casa diocesana di spiritualità «La Madonnina»

I ministeri istituiti. Come suscitarli e accompagnarli al tempo della Chiesa sinodale.

CARD. ARTHUR ROCHE

 

«Assunse la forma di servo» (cfr. Fil 2,7)

Il Santo Padre Francesco, nel rivolgersi ai Diaconi permanenti della Diocesi di Roma insieme alle loro famiglie, nel 2021, ebbe a dire: «I diaconi, proprio perché dediti al servizio di questo Popolo, ricordano che nel corpo ecclesiale nessuno può elevarsi al di sopra degli altri. […] Tutti siamo chiamati ad abbassarci, perché Gesù si è abbassato, si è fatto servo di tutti. Se c’è uno grande nella Chiesa è lui, che si è fatto il più piccolo e il servo di tutti. E tutto comincia da qui, come ci ricorda il fatto che il diaconato è la porta d’ingresso dell’Ordine. […] Ricordiamoci, per favore, che sempre per i discepoli di Gesù amare è servire e servire è regnare. Il potere sta nel servizio, non in altro. […] I diaconi sono i custodi del servizio nella Chiesa, per conseguenza si può dire che sono i custodi del vero “potere” nella Chiesa, perché nessuno vada oltre il potere del servizio. […] I diaconi non saranno “mezzi preti” o preti di seconda categoria, né “chierichetti di lusso”, no, su quella strada non si cammina; saranno servi premurosi che si danno da fare perché nessuno sia escluso e l’amore del Signore tocchi concretamente la vita della gente».

 

Ho citato alcuni stralci di questo discorso del Papa Francesco, pensando al grande lavoro che la vostra Diocesi di Padova sta facendo nella promozione dei ministeri, dopo la conclusione del Sinodo diocesano e l’avvio del programma di attuazione delle indicazioni emerse dalla Lettera post-sinodale del vostro carissimo Vescovo Claudio, che desidero salutare fraternamente.

Il Papa, con il suo stile sferzante, non teme di intravvedere nel ministero diaconale il pericolo di una realizzazione “a metà”. I Diaconi – dice il Santo Padre – «non saranno “mezzi preti” o preti di seconda categoria, né “chierichetti di lusso”», ma «servi premurosi che si danno da fare perché nessuno sia escluso e l’amore del Signore tocchi concretamente la vita della gente». Egli intravvede il rischio che il ministero si trasformi in clericalismo, quella piaga che perverte il servizio, quasi esso fosse occasione per entrare a far parte di una «casta sacerdotale “sopra” il Popolo di Dio», dimenticando che nel corpo ecclesiale nessuno può elevarsi al di sopra degli altri.

Nel clima di grande secolarismo in cui viviamo, la missione della Chiesa deve far sì sempre di più che il ministero dell’annuncio del Vangelo, affidato da Gesù Cristo agli Apostoli e ai Vescovi loro successori, raggiunga gli estremi confini della terra (cfr. At 1,9) in modo che nessuno venga escluso da questo dono di grazia.

Il compito apostolico della Chiesa, il servitium (o ministerium), è per eccellenza quello di annunciare la Parola di salvezza, di esercitare la dolcissima e ineguagliabile virtù della carità – specialmente nei confronti dei più poveri –, nonché di celebrare i divini misteri della grazia con cui gli uomini, rinati dall’acqua e dallo Spirito, siano resi conformi a Cristo crocifisso, sepolto e risuscitato. Ora il Vescovo, nella Chiesa, esprime la pienezza di questo ministero, nel senso che ne garantisce la relazione fontale con Cristo, servo dell’umanità, origine e causa di ogni ministero ecclesiale. Con il Vescovo, «i Presbiteri sono chiamati a vivere il proprio servizio in un atteggiamento di vicinanza alle persone, di accoglienza e di ascolto di tutti, aprendosi a uno stile sinodale». Essi «costituiscono insieme col loro Vescovo un unico Presbiterio» (LG 28) e collaborano con lui nel discernere i carismi e nell’accompagnare e guidare la Chiesa locale, con una particolare attenzione al servizio dell’unità (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione», 26 ottobre 2024, n. 72). Anche i Diaconi, servi dei misteri di Dio e della Chiesa (cfr. LG 41), ordinati «non per il sacerdozio, ma per il ministero» (LG 29), «lo esercitano nel servizio della carità, nell’annuncio e nella liturgia, mostrando in ogni contesto sociale ed ecclesiale in cui sono presenti la relazione tra Vangelo annunciato e vita vissuta nell’amore, e promuovendo nella Chiesa intera una coscienza e uno stile di servizio verso tutti, specialmente i più poveri (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 73).

Questo compito che ho definito “apostolico” ha, come risulta dal Nuovo Testamento e dalle testimonianze dell’epoca sub-apostolica, il proprio radicamento nel mandato affidato da Cristo ai Dodici, i quali, fin dagli inizi della storia della Chiesa, scelsero collaboratori e successori che furono detti “Vescovi”. E questi, a loro volta, si valsero di ausiliari nell’esercizio del ministero apostolico, detti “Presbiteri” e “Diaconi”. I primi condividevano con i Vescovi il compito di guidare e santificare con i sacramenti le piccole comunità cristiane e i secondi la sollecitudine della carità verso i poveri e la collaborazione nella Liturgia.

Ai tre ministeri di stretta partecipazione al ministero del Vescovo se ne aggiunsero, nella Chiesa antica, altri “di grado inferiore”. Anzitutto vi era il suddiacono, stretto collaboratore del Diacono. Il ministero più importante era invece quello del lettore, presente in tutte le Chiese d’Oriente e d’Occidente. Egli era incaricato di leggere nelle assemblee liturgiche e si occupava della catechesi; in Occidente e in Africa, curava anche il canto liturgico. Va detto, come ricorda il Papa nel suo Motu Proprio Antiquum ministerium (del 10 maggio 2021), che uno dei ministeri fondamentali e importantissimi della Chiesa antica era quello del catechista. Scrive il Papa, al nr. 1 di Antiquum ministerium: «È pensiero comune tra i teologi che i primi esempi si ritrovino già negli scritti del Nuovo Testamento. Il servizio dell’insegnamento trova la sua prima forma germinale nei “maestri” a cui l’Apostolo fa menzione scrivendo alla comunità di Corinto».

Sempre nell’antichità operava l’ordo viduarum (delle vedove), cui era riservato un posto speciale nelle assemblee liturgiche; esse si dedicavano a opere di bene, a consigliare le donne giovani, alla preghiera e all’ascesi. In alcune Chiese, risale forse al III secolo (secondo Didascalia Apostolorum) il ministero della diaconessa, con responsabilità liturgiche in favore delle catecumene e nel contesto del Battesimo delle donne. Gli accoliti avevano il compito di servire il Diacono, di assistere il celebrante all’altare e di accompagnare il Vescovo. In Oriente era diffusa la figura dell’esorcista, che imponeva le mani ai catecumeni per opporsi con la preghiera alle lusinghe del maligno nei confronti di chi cominciava a camminare alla sequela di Cristo; l’ostiario, alle porte dell’edificio sacro, provvedeva all’accoglienza dei fedeli; il mansionario (il nostro sacrista) si occupava della chiesa presso la quale abitava, o del cimitero; assieme a lui, i fossores (copiatæ) erano incaricati di scavare nelle catacombe e nei cimiteri le tombe dei defunti, nonché di eseguire tutte le opere di abbellimento, ed era di loro competenza anche l’amministrazione di quei luoghi. Ad Alessandria e, successivamente, a Costantinopoli, sorse un’associazione di credenti dediti alla cura degli infermi, detti parabolani, cioè letteralmente “coloro che rischiano la propria vita”.

Questa grande varietà di ministeri che la storia del cristianesimo ci testimonia mostra, riprendendo la nota espressione di Lumen Gentium, che «lo Spirito Santo unifica la Chiesa nella comunione e nel ministero, la istruisce e la dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce con i suoi frutti» (LG 4).

La Chiesa – come il Sinodo dei Vescovi appena concluso ci ha testimoniato e come certamente anche il Sinodo della vostra Chiesa di Padova ha fatto comprendere – si accorge che la sua vita nel mondo contemporaneo necessita di una riappropriazione della ricchezza e potenza dei carismi e dei ministeri, di cui lo Spirito del Signore l’ha dotata fin dalle sue origini non smettendo di elargirgliene. Già il Motu proprio Ministeria quædam di San Paolo VI (1972) chiedeva che questi ministeri – i quali, passando attraverso la fase medievale e tridentina degli Ordini Minori, avevano finito per essere riservati solamente ai futuri Presbiteri – andassero intesi e vissuti secondo un nuovo ordinamento, che chiamava in causa le intere comunità cristiane. Il lettorato e l’accolitato hanno cessato così di essere solamente delle “tappe” verso il Presbiterato per diventare, come già voleva Paolo VI, ministeri del popolo di Dio, espletati dai battezzati che, operando in diverse situazioni di vita, sono corresponsabili della missione affidata da Cristo agli Apostoli e compartecipi, con i Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi, alla sua azione di evangelizzazione, alla sua vita liturgica e alla sua presenza nel mondo per mezzo della carità. Ministeria quædam, citando Sacrosanctum Concilium, dice inoltre con forza: «È ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto» (1Pt 2,9; cfr. 1Pt 2,4-5), ha diritto e dοvere in forza del Battesimo. A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e dell’incremento della Liturgia: essa infatti è la prima e indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano, e perciò i pastori devono sforzarsi di ottenerla attraverso un’adeguata formazione (SC 14). Il Concilio e Paolo VI, oltre mezzo secolo fa, ci spronavano con forza a riscoprire la necessità di questo stile ministeriale nella Chiesa.

Mentre per i candidati al Diaconato e al Presbiterato i ministeri istituiti del letterato e dell’accolitato (cui oggi dovremmo aggiungere quello del catechista) hanno una funzione pedagogica – in vista della loro formazione a queste dimensioni della vita ecclesiale, che dovranno saper interpretare come guide delle comunità cristiane –, nel caso dei laici l’assunzione di un ministero nella Chiesa ha una profondità diversa. Il fondamento di ogni ministero è costituito dalla fede e dal Battesimo e ciò fa sì che ciascun battezzato abbia il dovere di assumere nella propria vita la responsabilità del servizio a Cristo e al suo Vangelo. Come suggeriscono la lezione della Chiesa antica e del Magistero più recente dei Pontefici e della Chiesa Italiana, alcuni battezzati possono allora ricevere dai Pastori un mandato ecclesiale che chiede loro di operare con piena responsabilità per l’evangelizzazione, la santificazione e la carità.

I ministeri hanno ricevuto molti nomi, fin dalle origini, in base alle mansioni con cui i credenti si mettevano “di fatto” a servizio del Vangelo e della Chiesa, e questa è sempre stata l’esperienza più diffusa, nella Chiesa universale e nella Chiesa particolare. Tra di essi, si individuano figure che esprimono una particolare vocazione e, dopo un attento discernimento dei Pastori e una formazione adeguata e responsabile, possono farsi conferire un mandato ecclesiale di portata diversa. In questo caso si parla di ministeri istituiti. Ricevendo l’istituzione liturgica da parte del Vescovo, questi cristiani sono in grado di rendere il loro servizio in una modalità più fortemente pubblica, ecclesiale, mostrando una comunione visibile con gli altri ministeri, carismi e servizi nella Chiesa.

Leggendo il testo della Lettera post-sinodale del vostro Vescovo Claudio, “Ripartiamo da Cana”, mi colpiscono queste espressioni, che sono il risultato del lavoro fatto nella vostra Diocesi durante il Sinodo: «Trovo stimolante per la nostra Diocesi sviluppare e rendere concreta anche la prospettiva di individuare e formare candidati ai ministeri istituiti. Per loro intravedo, come avviene per i presbiteri e i diaconi, un mandato specifico del Vescovo nella direzione di un servizio formativo allargato in alcune zone territoriali della Diocesi, oppure un preciso incarico in Uffici o Servizi diocesani » (n. 31). Il Vescovo Claudio illustra in questi termini la cosiddetta “proposta 17” del testo sinodale: “Attualmente nella Diocesi di Padova i ministeri istituiti (lettorato e accolitato) riguardano solamente i candidati al ministero ordinato (i seminaristi) e i candidati al diaconato permanente. Si chiede, pertanto, che il Vescovo promuova l’istituzione del lettorato, dell’accolitato e anche del compito del catechista secondo le indicazioni della Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia. I ministeri istituiti possono essere al servizio di più parrocchie o ricevere incarichi diocesani, come avviene per i presbiteri e i diaconi (n. 28).

Ho compreso dai testi del lavoro post-sinodale come sia già iniziato nella vostra Diocesi un periodo molto intenso di promozione dei ministeri nelle parrocchie, coordinato da una specifica Commissione, incaricata dal Vescovo, e composta dal Vicario episcopale per la pastorale e dai Responsabili degli Uffici per l’Annuncio e la Catechesi, dell’Ufficio per la Liturgia e dell’Ufficio per la Carità (Caritas), in dialogo sia con i docenti della Facoltà Teologica del Triveneto e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose che con gli altri Uffici diocesani. Il lavoro di questa Commissione dovrà promuovere i ministeri più diffusi e capillari a servizio delle parrocchie, quelli che nascono dal Battesimo e possono lodevolmente essere chiamati “battesimali”. Essi saranno costituiti in équipe per coordinare e promuovere «gli ambiti essenziali della vita della Chiesa e della sua missione» (Ripartiamo da Cana n. 27). L’azione pastorale – dice la Lettera del Vescovo – «pertanto non dipende più totalmente dalla disponibilità e generosità del parroco o di qualcuno da lui incaricato ma si configura come una responsabilità plurale condivisa».

È una bella intuizione ecclesiale e vi esorto come Chiesa a proseguire nel lavoro di identificazione, promozione e formazione del popolo di Dio per dotare i Parroci di questi importanti collaboratori nel servizio pastorale, ma devo anche raccomandarvi di non dimenticare i desideri del Magistero postconciliare a proposito dei ministeri istituiti. Già Paolo VI, come dicevo prima, ha indicato la necessità di percorre questa via, e, successivamente, il Magistero dei Pontefici e della Conferenza Episcopale Italiana non lascia dubbi al riguardo. Papa Francesco, con il Motu Proprio Antiquum Ministeriume tutta la riflessione del recente Sinodo sulla Sinodalità, non lasciano dubbi al riguardo. Così anche la Chiesa italiana, nella recente Nota ad experimentum “I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia” (5 giugno 2022). Io stesso ho firmato, il 3 dicembre 2021, la nuova editio typica del Rito di Istituzione dei catechisti, con una lettera di accompagnamento rivolta ai Presidenti della Conferenze episcopali di tutto il mondo, in cui affidavo loro il compito di chiarire il profilo e il ruolo dei catechisti, di offrire sostegni pedagogici adeguati, di formare le comunità perché comprendano la vocazione di un simile servizio.

Vorrei allora considerare che “il tempo si è fatto breve” e i richiami pressanti del Magistero ci esortano a iniziare questo percorso verso l’istituzione di lettori, accoliti e catechisti. Il mio personale parere è che, forse, la Chiesa è un po’ “in ritardo” rispetto all’intuizione del Concilio Vaticano II. Il grande secolarismo e la riduzione considerevole del numero di Presbiteri e Diaconi nelle Chiese di antica tradizione ci esortano a guardare a un’opportunità del genere con grande favore e sollecitudine. Abbiamo necessità cha almeno alcuni ministeri laicali ricevano il mandato della Chiesa e si presentino come stabili, e speriamo davvero che cresca il numero dei laici dotati di generosità e maturità tali da poter essere investiti in modo regolare di compiti da svolgere a favore di tutto il Popolo di Dio.

Desidererei ora mostrare perché l’eredità del Concilio Vaticano II sia un’urgente e chiara chiamata perché le nostre Chiese locali si adoperino a promuovere i ministeri istituiti.

  1. La Chiesa è articolata in carismi e ministeri. La vita ecclesiale non può essere concentrata nelle mani “di pochi”, ma deve espandersi con varietà e vivacità in modo che il numero più alto possibile di battezzati partecipino attivamente al suo operare, nella ricchezza e diversità dei doni dello Spirito Santo. Così si costruisce la comunione ecclesiale e la Chiesa viene spinta con rinnovato slancio verso la sua missione.
  1. Per mezzo delle azioni ministeriali della Chiesa (la Parola di Dio, l’Eucaristia, gli altri sacramenti, la preghiera liturgica, le azioni di servizio e carità, specialmente nei confronti dei piccoli e dei poveri), Cristo “prolunga” il proprio mistero nella Chiesa e nel tempo, “vive e perdura” in essi. Potremmo dire che la Chiesa altro non fa che rendere presente tale mistero di salvezza. Per essere capaci di testimoniarlo nel mondo, i ministri istituiti ricevono la forza dello Spirito Santo e la vita di Cristo, sono legati a doppia mandata al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia, e si pongono in stretta comunione con il Vescovo e i Presbiteri. La loro configurazione sacramentale fa sì che in essi appaia chiaramente che «lo Spirito Santo opera la santificazione del popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti» (AA 3).
  1. La Lumen Gentium, al numero 10, ci ricorda che «il sacedozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all’unico sacerdozio di Cristo». Si comprende allora come il sacerdozio comune e battesimale da cui sorgono i ministeri istituiti non possa che essere esercitato in comunione e complementarietà – secondo vocazioni diverse, ma che si integrano arricchendo la missione della Chiesa – con il sacerdozio ministeriale. Tale prospettiva ci permette di cogliere cosa significhi vivere i ministeri istituiti in una prospettiva di Chiesa tutta sinodale nello spirito interiore, nelle sue istituzioni e nella sua missione ad extra.

 

  1. I ministeri istituti del lettore, dell’accolito e del catechista sono in relazione strettissima con la vita della Chiesa, che ascolta e obbedisce alla Parola di Dio, culmina nella celebrazione dell’Eucaristia e trasfonde questo dono nell’esercizio della carità concreta. Il lettore che annuncia le sante Scritture non può non essere, in parrocchia, un catechista, un evangelizzatore, un orante, un testimone. E l’accolito, che, in aiuto del Diacono, serve l’altare e il Presbitero, poiché sarà un servitore dell’Eucaristia, non potrà non favorire l’unione fraterna, la carità più zelante ed essere un promotore del culto a Dio in Spirito e verità (cfr. Gv 4,23). Una prospettiva del genere ci fa veramente comprendere cosa intenda Sacrosanctum Concilium 10 quando dice che la Liturgia è la fonte e il culmine della vita e dell’attività della Chiesa.

Secondo una simile cristologia ed ecclesiologia, non possiamo pensare i ministeri istituiti come dei cristiani che, quasi “truppe d’assalto”, servono a riempire i quadri numerici delle forze in campo per far “funzionare” l’apparato ecclesiale. Essi sono piuttosto, in forza del Battesimo-Cresima-Eucaristia, resi partecipi della missione ecclesiale che parte dalla Liturgia, ascolta la Parola di Dio, agisce con infinita carità e torna alla Liturgia. Così si inseriscono nella vita integrale della Chiesa e in tutti i suoi passaggi, nelle sue necessità e servizi a favore di ogni uomo e donna chiamato all’incontro con Cristo. Si comprende allora come rappresentino una grazia, non un incarico. Essi vengono conferiti infatti per mezzo di una celebrazione liturgica (un autentico Rito di istituzione), che effonde la propria efficacia grazie allo Spirito Santo invocato sul lettore, sull’accolito e sul catechista in quella bellissima benedizione, che li invita a «compiere fedelmente il loro servizio» (Orazione dell’istituzione degli accoliti), da poco promulgata dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti:

Padre, che ci rendi partecipi della missione di Cristo tuo Figlio
e provvedi la tua Chiesa dei molteplici doni dello Spirito,
benedici questi tuoi figli e figlie eletti al ministero di catechisti.
Concedi che vivano profondamente il loro Battesimo,
cooperando con i Pastori nei diversi tipi di apostolato,
per l’edificazione del tuo Regno.

I ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista devono essere istituiti da parte della Chiesa, chiamando in causa la figura del Vescovo, per alcune ragioni che vorrei sintetizzare:

  1. Anzitutto, la celebrazione di istituzione indica che traggono la loro forza non dalla disponibilità e dalla buona volontà di chi li esercita, ma dalla grazia dello Spirito Santo, garantita dall’agire sacramentale della Chiesa e dal ministero apostolico dei Vescovi. Il dono di Dio e l’intercessione di un successore degli Apostoli li strappano dalla deriva del mero “volontariato” e collocano il loro senso nell’obbedienza a una chiamata di Cristo.
  1. I ministeri istituiti esigono una profonda maturità umana e cristiana in coloro che li assumono, una luminosa fede, nella meditazione della Parola di Dio, nella frequenza all’Eucaristia e agli altri sacramenti, in un’esistenza cristiana fervente e accompagnata dal discernimento di una guida spirituale. Solo così l’esercizio del ministero istituito non si dissocerà dall’esemplarità nel vivere. Il Vescovo prega infatti che i lettori possano «diventare fedeli annunziatori ai loro fratelli» (Preghiera di benedizione dei lettori), o che gli accoliti «distribuiscano fedelmente il pane della vita ai loro fratelli e crescano continuamente nella fede e nella carità» (Preghiera di benedizione degli accoliti).
  1. Questi ministeri non devono scivolare verso derive personalistiche o lusinghe onorifiche, né essere pensati come semplici disponibilità sporadiche nella vita di un cattolico e prestazioni estemporanee nel caso di deficit organizzativi.

Tutto questo richiederà criteri di discernimento ispirati per individuare uomini e donne che abbiano la vocazione a rendersi disponibili in senso pieno a servire la Chiesa come lettori, accoliti e catechisti istituiti. Essi dovranno acquisire competenze robuste in materia di fede, di annuncio della Parola di Dio e in ambito liturgico, idonee a realizzare quanto richiesto in spirito di comunione e di obbedienza a ciò che il ministero comporta, quindi alla fede della Chiesa, alle norme della Liturgia, alla comunione ecclesiale e alla legge suprema della Carità. Colui che assume tali ministeri istituiti dovrà infatti porsi in atteggiamento di continuità e di disponibilità rispetto alle necessità della sua Chiesa. Le importanti doti e ricchezze per le quali il Signore li chiama al servizio chiedono a questi uomini e donne di farlo «stabiliter» (can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico).

Il lettore

Il lettore, il più antico e articolato dei ministeri ecclesiali, è istituito in primis per proclamare la Parola di Dio nell’assemblea liturgica (cfr. Ministeria quaedam, n. 5). Conoscendo e amando la Scrittura, egli aiuta e favorisce nella Chiesa la fede nella presenza del Signore Gesù, Verbo incarnato, giacché, nella sacra Liturgia, «è Cristo che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 7).

Il lettore agisce in modo peculiare durante la celebrazione liturgica, specialmente l’Eucaristia, curando un’adeguata celebrazione della Parola di Dio. Per questo può preparare ed educare l’assemblea all’ascolto liturgico delle Sante Scritture e formare, sostenere e coordinare i lettori nella proclamazione della Parola di Dio con competenza, nobiltà, sobrietà e dignità. Questo compito diventa utilissimo anche in altre celebrazioni della Parola di Dio, nella Liturgia delle Ore e nel servizio dell’annuncio del kerigma specialmente nei confronti dei lontani e dei cosiddetti “ricomincianti”. Il lettore dev’essere in grado di animare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio, servendosi con una certa competenza – anche esegetica e di retta interpretazione legata al Magistero della Chiesa – di alcuni fondamentali testi biblici. Potrebbe infine aiutare i Presbiteri e i Diaconi nell’accompagnamento dei fedeli desiderosi di un incontro vivo ed efficace con la Parola di Dio.

L’accolito

Questo antico ministero viene mirabilmente e splendidamente istituito al servizio al corpo di Cristo sacramentale nella celebrazione eucaristica, e al corpo del Cristo mistico, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi (cfr. Rito di Istituzione degli Accoliti, n. 29).

L’accolito è chiamato a servire l’altare, segno di Cristo e luogo santo dove il pane e il vino diventano il suo glorioso Corpo e prezioso Sangue. Sull’altare, grazie all’epiclesi dello Spirito Santo, i figli della Chiesa, mangiando quell’unico pane e bevendo a quell’unico calice, diventano in Cristo un solo Corpo. L’accolito serve l’altare occupandosi anche di tutto ciò che permette all’Eucaristia di risplendere in tutta la sua luce divina: libri liturgici, tovaglie, lini, ceri, vasi sacri, suppellettili, fiori, incenso e in genere gli strumenti necessari per la celebrazione della divina Liturgia. L’accolito inoltre provvede alla distribuzione della Comunione (nella e fuori dalla celebrazione dell’Eucaristia), in aiuto ai ministri ordinari della Comunione (Vescovo, Presbitero e Diacono). Egli può anche promuovere e guidare l’adorazione eucaristica e ogni altro culto eucaristico. Nelle parrocchie, la presenza dell’accolito istituito sarebbe preziosa per coordinare coloro che portano la Comunione eucaristica agli anziani, ai malati e a quanti sono in difficoltà nel partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia. L’accolito potrebbe diventare una sorta di responsabile e promotore dei ministri straordinari della Comunione, perché essi, sempre più numerosi nelle nostre parrocchie in aiuto dei Presbiteri, siano un vero «ponte tra l’unico altare e le tante case» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3b), segno della presenza viva di Cristo nell’Eucaristia della Chiesa, per la vita del mondo.

Il catechista

«In armonica collaborazione con i ministri ordinati e con gli altri ministri, istituiti e di fatto, si dedica al servizio dell’intera comunità, alla trasmissione della fede e alla formazione della mentalità cristiana, testimoniando anche con la propria vita il mistero santo di Dio che ci parla e si dona a noi in Gesù» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). Questa particolare vocazione abilita il catechista ad aiutare i battezzati a crescere nella formazione alla vita cristiana, sempre attingendo alla Parola di Dio, alla Tradizione della Chiesa, ai sacramenti e al servizio della carità. Per tale ragione, avrà una particolare attitudine verso la catechesi per l’Iniziazione cristiana, dei bambini e degli adulti e potrebbe rendersi disponibile a guidare e accompagnare quanti hanno già ricevuto i sacramenti dell’Iniziazione e sono chiamati a crescere nella sequela di Cristo nelle diverse stagioni della vita. Egli è una specie di missionario, come ama ripetere il Santo Padre Francesco, verso le periferie esistenziali del mondo. Il catechista è particolarmente prezioso nel momento in cui si devono individuare e accompagnare nella formazione gli altri ministeri laicali all’interno della parrocchia.

A partire dalle possibilità indicate per il “catechista istituito” dal documento del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, la Conferenza Episcopale Italiana ha scelto di «conferire il “ministero istituito” del/la catechista a una o più figure di coordinamento dei catechisti dell’iniziazione cristiana dei ragazzi (cfr. n. 9) e a coloro che “in modo più specifico svolgono il servizio dell’annuncio” nel catecumenato degli adulti (cfr. n. 10)» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). Il catechista infine, secondo una ponderata e prudente decisione del Vescovo diocesano e secondo le scelte pastorali della Diocesi, potrebbe essere, «sotto la moderazione del parroco, un referente di piccole comunità (senza la presenza stabile del presbitero)» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c). E ancora potrebbe «guidare, in mancanza di diaconi e in collaborazione con Lettori e Accoliti istituiti, le celebrazioni domenicali [dette con neologismo] in assenza del presbitero e in attesa dell’Eucaristia» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 3c).

Il Vescovo, coadiuvato da un’équipe di esperti, dovrà garantire per i candidati al ministero del lettore, dell’accolito e del catechista un tempo di formazione teologica e pastorale, di accompagnamento personale e spirituale, e – cosa da non sottovalutare – di formazione e acquisizione di una mentalità ecclesiale e di comunione. Al termine di un simile itinerario, il Vescovo avrà, come ha ben descritto la Nota della Conferenza Episcopale Italiana, il compito di:

  1. riconosce tale vocazione nella persona del candidato;
  2. valutarne l’utilità concreta e specifica per una realtà ecclesiale locale;
  3. istituirlo con il rito liturgico proprio;
  4. incaricarlo, con un atto giuridico proprio, conferendo un mandato per un ministero specifico.

Risulta chiaro, dopo il Motu Proprio di Papa Francesco Spiritus Domini (10 gennaio 2021), che al ministero istituito di lettore, accolito e catechista possono accedere sia uomini che donne. Secondo la valutazione compiuta con i criteri di discernimento indicati dalla Conferenza Episcopale, dovranno essere cristiani di profonda fede, «formati alla Parola di Dio, umanamente maturi, attivamente partecipi alla vita della comunità cristiana, capaci di instaurare relazioni fraterne, in grado di comunicare la fede sia con l’esempio che con la parola, e riconosciuti tali dalla comunità, nelle forme e nei modi che il Vescovo riterrà opportuni» (Nota ad experimentum I ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista per le Chiese che sono in Italia, n. 4). Il Vescovo diocesano avrà il compito di stabilire infine – sempre con l’aiuto della Commissione da lui istituita – itinerari stabili di accompagnamento di questi ministeri istituiti, proponendo attività pastorali che assicurino l’aggiornamento teologico e biblico di coloro che hanno già ricevuto il mandato. Questo potrà avvenire con lezioni frontali, ma anche con seminari e stage in loco, eventualmente integrati da corsi online.

La Conferenza Episcopale Italiana ha previsto, come sapete, un tempo di formazione di almeno un anno, sotto la guida dell’équipe diocesana, che dovrà accompagnare le persone specie all’inizio dell’esercizio del loro ministero.

Il Cammino sinodale delineato nella Chiesa Universale e nelle Chiese che sono in Italia è un’occasione particolarmente propizia per creare uno spazio per questi fratelli e sorelle che dovranno porsi a servizio di Cristo, della Chiesa, dell’annuncio del Vangelo, della celebrazione dei divini misteri e dei fratelli più piccoli e poveri con la madre di ogni virtù, la Carità di Cristo.

Comprendiamo come il rischio della clericalizzazione di simili figure o la loro riduzione a “mezzi chierichetti” – per ripetere il monito del Santo Padre che ho citato all’inizio del mio intervento – è grande. Per questo esorto l’amato confratello, il Vescovo Claudio, ad adoperarsi, con l’aiuto dei suoi collaboratori, per far maturare nella Diocesi a lui affidata questo nuovo spirito profetico. La Chiesa tutta ha bisogno di tutti e il Vangelo deve raggiungere gli estremi confini della terra. Esorto la vostra Diocesi a non temere di lavorare per dare inizio all’istituzione dei ministeri del lettore, dell’accolito e del catechista, con spirito veramente evangelico, con competenza e atteggiamento adulto, maturo ed ecclesiale, e, infine, con cuore colmo di amore cristiano.

«Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,4-7). Questi doni non saranno delle proprietà private di chi li riceve e li esercita, né ragioni di rivendicazione personale o settaria. Siamo chiamati invece, grazie al soffio potente e al dinamismo dello Spirito Santo, a rispondere alle sfide pressanti del nostro tempo individuando nuovi ambiti della missione della Chiesa. I cristiani, in famiglia, nel lavoro, nell’impegno civico, politico e sociale, hanno il compito di portare una speranza che non delude, quella che il Papa ci addita dopo aver spalancato la Porta santa della Basilica Vaticana.

Vi esorto ad avere coraggio, proprio voi che – figli di questa Chiesa di Dio che è in Padova – siete gli eredi di una tradizione cristiana lunga, forte e illuminata: siete gli eredi di San Prosdocimo e della martire Giustina; avete conosciuto l’ardimento del Doctor evangelicus Sant’Antonio di Padova, la genialità pastorale di San Gregorio Barbarigo; voi custodite le spoglie mortali dell’Evangelista della misericordia San Luca. I vostri Vescovi hanno inviato, tra i primi nel mondo, i missionari fidei donum; avete la grazia delle opere della Carità, quali l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la Casa Madre Teresa di Calcutta, le Cucine economiche popolari per i più poveri; custodite preziosi tesori d’arte come il Battistero della Cattedrale e luoghi straordinari dove si sono celebrati e si celebrano i divini misteri; la vostra Biblioteca Capitolare conserva il Sacramentario Paduense (680-685), testimone della ricchezza straordinaria dell’epoca d’oro della Liturgia romana di Papa Gregorio Magno.

Vi esorto, unitamente alle Diocesi che hanno avviato il processo di discernimento, formazione e istituzione di lettori, accolti e catechisti, a iniziare. La Chiesa ne ha bisogno!

Concludo citando il testo finale del Sinodo dei Vescovi, cui ho avuto modo di partecipare di recente, e lo raccomando alla vostra lettura e meditazione.

Coloro che nella Chiesa svolgono un ministero per la missione del Vangelo «chiedono di non essere lasciati soli, ma di sentirsi inviati e sostenuti. Chiedono di essere nutriti dal pane della Parola e dell’Eucaristia, oltre che dai legami fraterni della comunità. Chiedono che il loro impegno sia riconosciuto per quello che è: azione di Chiesa in forza del Vangelo, non opzione privata. Chiedono infine che la comunità accompagni coloro che, per la loro testimonianza, sono stati attirati dal Vangelo. In una Chiesa sinodale missionaria, sotto la guida dei loro Pastori, le comunità saranno capaci di inviare e sostenere coloro che hanno inviato. Si concepiranno quindi principalmente a servizio della missione che i Fedeli portano avanti all’interno della società, nella vita familiare e lavorativa, senza concentrarsi esclusivamente sulle attività che si svolgono al loro interno e sulle loro necessità organizzative». (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 59).

E, verso la fine, il Documento prosegue:

«Il racconto della pesca miracolosa termina con un banchetto. Il Risorto ha chiesto ai discepoli di obbedire alla sua parola, di gettare le reti e tirarle a riva; è lui però che prepara la mensa e invita a mangiare. Ci sono pani e pesci per tutti, come quando li aveva moltiplicati per la folla affamata. C’è soprattutto lo stupore e l’incanto della sua presenza, così chiara e lucente da non richiedere domande. Mangiando con i suoi, dopo che essi lo avevano abbandonato e rinnegato, il Risorto apre di nuovo lo spazio della comunione e imprime per sempre nei discepoli il marchio di una misericordia che spalanca al futuro. Per questo, i testimoni della Pasqua si qualificheranno così: “Noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,41)» (Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, 26 ottobre 2024, n. 152).

È il mio augurio perché la vostra Diocesi di Padova respiri quest’aria nuova, amando il Signore e i fratelli, ascoltando il suo annuncio di salvezza e celebrando con nobile semplicità i divini misteri.

 

 

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